Shoah, imposizione storica buona, quella cinematografica inesatta
L’ex Parlamentare e sopravvisuta alla Shoah, Simone Veil si è sfogata durante un’intervista ad un quotidiano berlinese, Der Tagesspiegel riguardo alla miriade di racconti cinematografici realizzati negli utlimi anni , il giornalista mentre intervistava l’ex parlamentare ha citato anche il famoso film di Benigni “la vita è bella” spiegandogli la trama che vede un padre ed un figlio che cercano di sopravvivere in un campo di concentramento, aggiungendo che Benigni abbia addirittura vinto un Oscar con questa produzione.

La donna ha reagito affermando che è assolutamente sbagliato dare un Oscar per una cosa simile in quanto secondo lei il film è assolutamente scadente, come del resto pure la trama, etichettandole come favole cinematografiche che non rappresentano minimamente ciò che realmente sarebbe accaduto, aggiungendo che un film da vedere seppur produzione americana è Holocaust, che almeno rappresenta il più possibile la realtà ufficiale, purtroppo piuttosto lontana dalla realtà dei fatti.
Danilo Taino conclude affermando che ella non è la sola ad etichettare queste produzioni come falsi storici, molte organizzazioni ebraiche vedono la Shoah come un fenomeno su cui speculare per far soldi, dato che tutti prima o poi ci provano con una nuova produzione per acquisire un pò di fama. La verità la cercano gli storici negazionisti che nel tentativo di far luce sulla Shoah finiscono in prigione, dimostrando così con precisione dove finisce la libertà di pensiero e di espressione, su questo argomento però la Veil tace.

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