Impietosa sequenza su Rainews24 Fascisti di ieri, antifascisti di oggi…
Ago 08

Ho già scritto di Berlusconi, incerto se buttare il “bambino Fini” e tenersi “l’acqua sporca”; ho già narrato le reazioni di Fini al diniego di Berlusconi di riconoscerlo come suo “pupillo”.

Su queste vicende conviene, comunque, fare un qualche chiarimento. Dal 1994 al 2007 Fini ha avuto vita facile grazie a Berlusconi. Solo che….. Solo che l’appetito vien mangiando. E Fini si rendeva conto di essere “uno dei paladini alla corte di re Silvio”. E voleva di più. Anche perché alle sue “dichiarazioni antifasciste” credevano (o fingevano di credere?) solo i politici. Per la grossa opinione pubblica, invece, AN restava un “partito fascista”. Con la conseguenza che molti non la votavano ed altri la avversavano sulle piazze in nome dello “antifascismo”. Insomma, batti e ribatti, non si andava oltre il 12%.

Fini, invece, era all’apice dei consensi. Peccato che AN fosse la sua prigione e la sua palla al piede. Fu così che, intelligente com’è, escogitò come uscirne. Innanzitutto AN avrebbe aderito al PPE. E che problema c’era? Forse che AN non veniva dal MSI? Forse che da “partito neofascista” non era diventata un “partito antifascista”? Ora si trattava semplicemente di trasformarsi da “destra” in “centro”. A questo si aggiunga l’ipotesi “partito unico” e la traversata verso il nulla sarebbe stata completa.

A questo mondo sono i “realisti” a fare i sogni più astrusi, più sublimi, più improbabili. E difatti sia l’UDC che la Lega nord risposero “picche” alla ipotesi “partito unico”. E, difatti, UDC e Lega hanno una identità chiara e precisa. Perché dovrebbero annullarsi nel “partito azienda” di Berlusconi? E, soprattutto, perché avrebbero dovuto mescolarsi con AN? AN ha molte identità, ma, avendone molte, non ne ha alcuna.

Berlusconi non è nato politico, ma recepì il problema. Fini, invece, pur venendo dalla politica, non recepì il problema. Da qui il disaccordo tra i due: Berlusconi, per “vincere”, ha bisogno di tutti i suoi alleati. E, possibilmente, coinvolgerne di altri. Fini, invece, pur di avere il “partito unico”, era anche disposto a “perdere”. Conclusione: alleati, ma ciascuno per conto suo. E qui cominciano i problemi: per Fini e per AN.

Bisogna declinare la “identità perduta”. E Fini enuncia: “andiamo nel PPE, ci collochiamo al centro; noi siamo la vera destra”. Non ridete prego: voi, intelligenze normali, notate la incongruenza. Fini invece, essendo intelligentissimo, non nota incongruenza alcuna. Parce sepulto.

Anche a noi questi fatti pongono qualche problema. E, dicendo “noi”, intendo coloro che, dal 1994 al 2007, abbiamo tenuto le posizioni: “Gli uomini tra le rovine”. Molti salmi, molti sermoni, molti mantra. Ma le rovine, purtroppo, sono rimaste al loro posto. Nessuno le ha rimosso. Ne viene che ci siamo conquistati molti meriti per il cielo. E forse gli Dei immortali ad alcuni di noi riconosceranno la qualifica di “TITANI”, a qualcuno di “SEMIDIO”.

Meriti sulla terra, invece, niente: le rovine sono rimaste lì. Intatte così come le ha descritto Evola nel 1952. Ne viene che, se qualcuno dovesse bussare al mio eremo, io lo accoglierò cordialmente, dicendo: “bentornato camerata. Abbiamo da rimuovere delle macerie per ricostruire la città”. No. Io, almeno io, non ho alcuna “primogenitura” da far valere. Non avendo saputo creare strutture atte alla nuova vita.

Antonino Amato

TRADUCI: bandiera americana

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