Fascisti di ieri, antifascisti di oggi… Cdl compatta nel condannare Caruso
Ago 08

Come vecchi politici non riescono ad affrontare la crisi dell’ invecchiamento della popolazione.

In questi giorni, nemmeno in Cina personaggi politici lavorano cosi’ a lungo come in Italia. Il Presidente Giorgio Napolitano e’ 82; il primo ministro, Romano Prodi, e il ministro delle finanze, Tommaso Padoa-Schioppa sono briosi 67enni.

Malgrado tutto, questo gruppo di vecchietti sembra stranamente riluttante a stimolare il resto del paese in similmente lunghe vite di lavoro.

Al contrario, la media degli uomini smette di lavorare e incomincia a vivere alle spalle dello Stato alla eta’ media di 60.7 anni, fra i piu’ giovani in Europa. In contrasto in Svezia gli uomini lavorano fino ad un’ eta’ media di 64.3 anni.

L’ Italia non puo’ permettersi un sistema pensionistico cosi facilone.L’ Italia ha uno dei piu’ alti indici di invecchiamento dell’ Unione Europea, e il piu’alto livello  sia della spesa pensionistica (circa il 15% del Prodotto Nazionale Lordo) e del debito pubblico (107% del PNL nel 2006).

Due volte, negli ultimi 12 anni, i governi a Roma hanno cercato con, riluttanza, di affrontare queste anomalie.

Il 20 Luglio, il sig. Prodi ha cercato di fare lo stesso. Ma dopo mesi di dure trattative coi sindacati (sen-za invitare la federazione dei datori di lavoro) e con la frazionata coalizione di sinistra, ha finito coll’ annacquare riforme precedenti.

Nel 1994 il governo di centrodestra di Berlusconi decise di elevare l’ eta’ minima di pensionamento da 57  a 60 anni dal Gennaio del 2008 e dopo, gradualmente, fino a 62 nel 2014.

Nella riforma di Prodi, quelli nei lavori considerati ardui, avranno il diritto indefinito di andare in pensione a 57. Questo include non solo i minatori e simili, ma anche lavoratori di turno come autisti di bus e lavoratori di fabbrica che fanno lavori ripetitivi; complessivamente una stima del 6% della forza lavoratrice.

Per altri Italiani, il prossimo anno, l’ eta’ minima sale a 58 invece di 60. Nel 2013, quelli con il minimo di 36 anni di contributi lavoreranno fino a 61 anni. Altri con periodi di contribuzione piu’ lunghi, potranno ritirarsi fino a tre anni prima.

Padua-Schioppa mette il costo di questa “concessione temporanea” a 10 miliardi di Euro su dieci anni. Quasi la meta’ di questa somma, si suppone, dovrebbe venire da una razionalizzazione della burocrazia del “welfare” ma, quello che saltera’ fuori e’ molto lontano ad essere garantito. La differenza potrebbe essere colmata da contribuzioni piu’ alte. Un grande pericolo per la finanza pubblica e’ il ripetuto ri-

mando a ridurre i pagamenti mensili delle pensioni considerando l’ allungamento della vita media.

Nel 1994 fu concordato che le pensioni di stato fossero rivedute ogni dieci anni, ma Berlusconi ha evi-

tato il problema nel 2004 e nel 2005. La scorsa settimana Prodi L’ ha rimandato al 2010. Dopo di cio’ i livelli pensionistici dovrebbero essere revisati ogni 3 anni, o cosi il governo dice.

Le agenzie di affidabilita’ creditizia della Commissione Europea e di Standard & Poor hanno espresso il disappunto sulla riforma poco concludente.

La capitolazione del governo sulle pensioni, non fa altro che sottolineare il crescente potere dei sinda-

cati e dei loro alleati nei due partiti comunisti nella coalizione al potere.

All’ inizio il loro impatto ( il quale e’ stato dimostrato in un “Tassa e Spesa” bilancio nel 2007) era compensato da mosse di liberalizzazione da ministri piu’ vicini al centro politico, ma la spinta riformista si sta indebolendo visibilmente.

Pierluigi Persani, il ministro dello sviluppo economico, ha reso effettive due riforme che rimuovono molti ostacoli banali per una piu’ grande competitivita’ ed efficenza; da restrizioni di vendita di far-

maci senza ricetta medica a penalita’ per la chiusura di conti di conti bancari. Egli sostiene di aver fatto risparmiare ai consumatori 2.6 miliardi di Euro l’ anno. La sua terza proposta e’ al Parlamento, ma ogniuna di queste riforme e’ meno ambiziosa delle precedenti.

Qualche strada piu’ in la’, al centro di Roma, Linda Lanzillotta, ministro degli affari regionali, ha un progettodi legge che si sta facendo strada in Parlamento. Esso ha lo scopo di stimolare la competizione nei servizi locali permettendo a ditte private a entrare in gare d’ appalto nelle mense scolastiche, o ser-vizi d’ immondizia, o illuminazione delle strade nelle citta’ italiane.

Non solo questo potrebbe abbassare tasse municipali, ma potrebbe rompere la ragnatela di patrocini che genera tanta corruzione in Italia.

Malgrado tutto il progetto di legge di Lanzillotta e’ combattuto con le unghie e i denti dai comunisti, i quali vedono questo progetto di legge come un pericolo alla sicurezza dei lavori municipali e al potere dei sindacati.

Il ricatto politico dell’ estrema sinistra e’ molto visibile.

Ma ministri dicono che i comunisti non sono i soli ostacoli al miglioramento della competitivita’ italiana; anche centristi difendono i loro interessi particolari, bloccando tentativi per ridurre il costo dei salary pubblici, aumentare la competizione nei servizi o eliminare privilegi di professionisti, come av-vocati e architetti.

“Non possiamo andare piu’ avanti cosi”, si lamenta Tiziano Treu, un senatore di centro sinistra, che si dispera per il rapido declino di popolarita’ del governo. “Il piu’ grande rischio e’ che finiamo ad essere visti come un governo che tartassa, di burocrazia e di elemosina di stato.

TRADUCI: bandiera americana

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