Il “Corriere della Sera” informa su un serrato dibattito sulla “Shoah” . E un poveretto, a leggere il titolo, si illude. E pensa ad un approfondito dibattito per stabilire la verità sulla “leggenda del XX° Secolo“. Niente di tutto questo. La querelle verte se sia lecito o meno arricchire la “leggenda Shoah” con episodi inventati e più o meno verosimili. E su questo gli animi si scaldano. Senza che alcuno avverta la futilità della discussione.
Mi spiego con un esempio: Giudei e Mussulmani proibiscono la riproduzione delle immagini. I Cristiani, invece, hanno creato dei capolavori artistici. Ovviamente resta il problema di fondo: credete o non credete in Jahvé, in Cristo e in Allah? E questo a prescindere se le loro immagini sono state riprodotte o meno. Per nostra fortuna, sulla “Shoah” non si può e non si deve dubitare. La si può abbellire con episodi inventati, la si può rendere più appetibile con qualche amorazzo tra nazisti ed antinazisti. Ma la Shoah non può essere oggetto di ricerca storica, di critica, di dibattito. Si deve credere. E la galera a chi non crede.
Rassicuratevi. Una volta accettata come vera la “leggenda Shoah“, siete padronissimi di non credere in Jahvé, in Cristo e in Allah. Perché, grazie a Dio, viviamo in un paese libero. Ci sono dei postacci, invece, nei quali si deve credere in Dio, ma si può dubitare della Shoah. Per questo loro, i “giudeocristiani“, si danno tanto da fare per “esportare la democrazia“. Per liberarli dalle superstizioni religiose. E per imporre a tutti la leggenda della Shoah, la religione dei millenni a venire. E la galera a chi rifiuta di crederci
TRADUCI: