Molti lettori hanno scritto per commentare il mio primo pezzo sul V-day: chi d’accordo (i più) e chi no, come prevedibile (lettere che pubblicheremo nell’apposito spazio).
A tutti devo una precisazione o correzione.
Mi sono domandato se Grillo «ha le capacità».
Ciò che volevo dire è, più precisamente, «se saprà assumersi la responsabilità» che la manifestazione gli ha addossato, e delle speranze che sta suscitando.
Certo sembra strano domandarsi se Grillo è responsabile, quando abbiamo sul collo politici la cui irresponsabilità è plateale e spudorata: quando abbiamo un ministro come Mastella, disposto a rovinare l’Italia pur di distribuire favori alla sua famiglia ed alle sue clientele irpine.
Ma quella è, appunto, la Casta dei parassiti.
Che siano irresponsabili, è ovvio.
Invece il problema si pone per chi voglia contrastarli.
Provo a spiegarmi.
Per forma mentis, un attore non esercita alcuna responsabilità.
Il suo scopo comincia e finisce nel trovare una buona battuta, nel suscitare l’applauso.
Anche a costo di esagerare, ovviamente: la funzione del comico - la sua seria funzione sociale - è identica a quella del caricaturista: mettere alla berlina, deformare i tratti degli avversari esagerandone i vizi, per meglio metterli in luce.
Un comico che fosse «responsabile» non farebbe ridere nessuno.
Quando dunque uno come Grillo entra in politica, dovrebbe imparare rapidamente ciò che non è abituato a fare.
Capire al volo che la sua professione è cambiata.
Sarà capace?
Questo mi chiedevo.
Me lo chiedo ancora di più oggi, dopo le interviste che, in seguito al suo successo «politico», Grillo rilascia a destra e a manca, sparando su tutto.
In una se la prende col Papa: secondo lui, deve lasciare che i preti si sposino, altrimenti diventano tutti pedofili.
Domando sommessamente: il matrimonio dei preti fa parte del programma di Grillo?
E’ questo uno dei motivi per cui ha riunito 300 mila persone, chiamandole alla rivolta?
Dal punto di vista ideologico, Beppe Grillo è un radicale pannelliano minore: pro-aborto,
pro-eutanasia, droghe legali, chi più ne ha più ne metta.
Non glielo rimprovero: sono idee legittime, o almeno legittimate nel cosiddetto «dibattito politico» attuale, che è ai minimi termini.
Ma se il suo programma è quello del partito radicale, bisogna che qualcuno lo avverta che tale partito esiste già, con quel preciso programma: e prende il 2 per cento dei voti se va bene.
E oltretutto, quel partito riceve 20 miliardi di vecchie lire di denaro di noi contribuenti, ricevuti graziosamente dalla Casta per un presunto «servizio pubblico» - le cronache parlamentari in diretta - che non ha il diritto di svolgere.
Perchè l’ottenimento di servizi pubblici, in uno Stato di diritto - quello per cui la gente s’è mobilitata dietro a Grillo - si deve fare per concorso pubblico e aperto.
Il partito radicale è parte - eccome - del parassitismo pseudo-politico, ed è utilissimo alla Casta in quanto pone falsi problemi su cui il pubblico è invitato a dividersi, in modo che quelli veri (su cui la gente non si dividerebbe) restino nell’ombra, non discussi.
Voglio essere più chiaro: a me non interessa che Grillo sia un radicaloide.
Io che sono cattolico, non gli ho rimproverato moralisticamente le sue posizioni morali.
Perchè?
Perchè prima di essere cattolici o radicali, fascisti o comunisti, omosessuali o etero, ecologisti o nuclearisti, siamo «cittadini».
Cittadini senza aggettivi.
E la battaglia che attira la gente dietro a Grillo, come ho già detto, è appunto quella della cittadinanza.
E’ una battaglia preliminare ad «ogni» scelta politica ulteriore.
In seguito, torneremo a dividerci su Welby, sullo spinello e sull’aborto, su liberismo e statalismo, sul governo e sulla gestione.
Ma ora, la cosa più urgente è ristabilire l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, e dunque distruggere la Casta dei miliardari pubblici, e i loro privilegi indebiti.
Perchè come possiamo spaccarci, dibattere, votare, mentre una oligarchia parassitaria e inamovibile ci deruba non solo del denaro fiscale, ma anche della sovranità popolare?
Come possiamo esercitare la democrazia, mentre siamo oppressi, spogliati e traditi da lorsignori che occupano il potere?
«Prima» si devono ristabilire le condizioni elementari dove il pluralismo possa essere esercitato. «Prima», bisogna essere sicuri che qualcuno non stia giocando il gioco democratico con carte false, con soldi ottenuti sottobanco, facendosi delle «leggi» - ne abbiamo 66 mila in Italia, contro 6 mila in Germania - pro domo sua, al solo scopo di perpetuare il suo potere indebito, ammantandolo per di più di una «legalità» che esiste, solo perchè le leggi se l’è fatte lui.
«Prima» bisogna distruggere la Casta.
Solo «dopo» si parlerà del matrimonio dei preti, del motore ad acqua o del nucleare.
Il compito che Grillo s’è dato, o da cui s’è trovato investito dalla fiducia popolare, non è di inventare ogni giorno nuove battute - già lo fanno il Berlusca e Bossi - ma di tenere il timone su quell’unico scopo preliminare, condizione elementare.
Dovrà ripetersi.
Dovrà tenere la mente concentrata su quel fine.
Per questo mi chiedevo: ne ha la capacità?
Ne sente la responsabilità?
I primi indizi suggeriscono di no.
Qualcuno già scrive che Grillo si fa pagare in nero per i suoi spettacoli, dunque che è un evasore fiscale.
Qualcun altro, che si fa pagare profumatamente per partecipare alle manifestazioni in Val di Susa.
La seconda cosa mi pare - scusatemi - più grave dell’altra: prende i soldi da gente in cui ha suscitato una nobile speranza politica, e che già vede in lui il suo capo.
Ma la prima – l’evasione fiscale possibile - lo mette facilmente alla mercè della Casta.
Visco ordinerà una bella indagine della Guardia di Finanza (la stessa polizia che il senatore a vita Emilio Colombo ha mandato a compragli la coca «per uso personale»); qualche magistrato aprirà un dossier, e con ciò Grillo è spacciato, sia finanziariamente, sia di fronte ai suoi seguaci, che saranno adeguatamente informati delle sue falle tributarie dai grandi media della Casta, e perderanno fiducia, e sospireranno una volta di più «sono tutti eguali».
Il rischio è tanto più vicino, in quanto Grillo - di punto in bianco - ora critica il Papa, sparacchia sui preti pedofili, polemizza con questo e con quello, come uno che s’è già montato la testa e fa il capataz, una specie di Chavez in sedicesimo.
Non ha capito che la Casta è un nemico tremendo e malvagio, com’è qualunque burocrazia d’occupazione che sta difendendo i suoi miliardi e i suoi privilegi e perciò non ha scrupolo alcuno, nè morale, nè responsabilità: userà tutti i mezzi - e tutti li possiede, avendo occupato lo Stato - per schiacciare la pulce e i suoi seguaci, e saranno mezzi «legali», come Mani Pulite.
Se non ha capito questo, è meglio che Grillo torni alle serate-spettacolo.
Per il suo stesso bene.
Questa non è ancora nè una polemica, nè un giudizio negativo: troppo presto.
Invece, è il caso di menzionare con ribrezzo Giampiero Mughini, che ha definito i 300 mila scesi in piazza per Grillo «l’Italia peggiore».
A chi ha chiaro quale sia la battaglia politica, quale sia la posta in gioco, è chiaro anche perchè Mughini sputi sulla gente: perchè lui è uno di quelli che «i soldi dallo Stato li prende».
Questo personaggio briga continuamente per particine nei talk show televisivi, e difatti riesce spesso ad andarci: di questo campa.
Perchè lo invitino, non si è mai capito.
Come comico, non fa ridere.
Come pensatore o opinionista o intellettuale, fa cag… (lasciatemi usare la parola).
Ora cominciamo a capire perchè la presenza di questo personaggio sia ritenuta così necessaria nei media, nelle comparsate di entertainment e di calcio: perchè la Casta riconosce i suoi.
Mughini ha paura di perdere il piccolo cachet, il rimborso-spese, e li difenderà coi denti. Sputando addosso a chi spera - forse illudendosi - in un’Italia migliore.
Da qui si può capire in che battaglia ci si è imbarcati, contro quali avversari.
Anche contro chi difende le briciole dello scandaloso banchetto parassitario: e sono tanti.
TRADUCI: