Da settembre saranno aumentati gli assegni minimi. Aumenti per due milioni di pensionati. La proposta allo studio del governo: un «anticipo» di circa 250 euro a settembre e, dal 2008 un aumento a regime di 40 euro al mese, con una rivalutazione annuale delle pensioni. Oggi l’incontro con il sindacato. Si parla di addolcire lo «scalone» attraverso sistemi di scalini e quote
L’ammorbidimento dello scalone pensionistico troverà una sua copertura finanziaria, oltre i 2,5 miliardi previsti, tramite il riordino del sistema previdenziale. È questa la strada che il governo intende seguire per superare la rigidità della riforma Maroni sull’ età pensionabile mentre si va tecnicamente definendo l’intervento sulle pensioni basse. Gli aumenti riguarderanno una platea di 2-2,5 milioni di persone: una prima tranche, una specie di una tantum da 250 euro, potrebbe essere corrisposta già in autunno, perchè gli aumenti veri e propri scatteranno dal 2008: 40 euro al mese più una rivalutazione annuale delle pensioni. E ciò anche in considerazione del fatto che le misure che riguardano le pensioni – scalone compreso – saranno inserite nel Dpef che, secondo i piani dell’esecutivo, dovrebbe essere varato giovedì nella forma di un ddl e poi essere trasformato in un decreto a settembre.
A svelare le intenzioni del governo sull’utilizzo dell’extragettito per il rilancio della crescita e l’equità sociale è stata la riunione che l’esecutivo ha tenuto con i capigruppo della maggioranza, proprio alla vigilia del nuovo incontro che si tiene oggi a Palazzo Chigi con le parti sociali e che il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, si dice tutto sommato ottimista… «questi contatti sono utili per avvicinare le posizioni. Serve pazienza». «Le entrate sono in miglioramento ma Padoa-Schioppa non vuole quantificare le cifre, non ha confermato neanche che si tratta di un miliardo in più come hanno scritto alcuni quotidiani», ha affermato al termine dell’incontro il capogruppo alla Camera dell’Udeur Mauro Fabris anche se il presidente del gruppo del Prc al Senato Giovanni Russo Spena ha invece riferito che nelle intenzioni del ministro dell’economia ci sarebbe quella di far salire il rapporto deficit-pil al 2,5%, recuperando quindi altre risorse per il Tesoretto. Stando alle dichiarazioni della capogruppo dell’Ulivo al Senato Anna Finocchiaro, però, le risorse per l’ammorbidimento dello scalone, sarebbero da ritrovare dal riordino del sistema previdenziale.
Una mediazione, evidentemente, tra le due anime della maggioranza quella riformista, che aveva chiesto di rinviare il nodo dello scalone per privilegiare gli interventi alle famiglie, e quella di sinistra che ne rivendica l’abolizione. Ma che potrebbe trovare il sindacato di nuovo di traverso. La Cisl ha subito fatto sapere che non vuol sentir parlare di SuperInps: «le risorse che possono essere recuperate dal riordino degli enti di previdenza si debbono riferire solo alle sinergie che aumentino l’efficienza nei confronti dell’utenza ma non da accorpamenti degli enti, o SuperInps» afferma il segretario generale aggiunto della Cisl, Pierpaolo Baretta. Anche il capogruppo del Prc al Senato ha commentato che «è sbagliato parlare di sblocco della trattativa sullo scalone nel vertice di oggi a palazzo Chigi».
Tutta da trattare, invece, la partita sull’ammorbidimento dello scalone visto che gli incontri di oggi tra il governo e i sindacati sono stati incentrati tutti sulla questione delle pensioni basse, per cercare di mettere a punto una proposta tecnica che salvaguardi sia l’obiettivo di ampliare la platea sia quello di differenziare i benefici in rapporto allo sforzo contributivo.
Oggi, al tavolo di Palazzo Chigi, si potrebbe raggiungere un’intesa di massima su questo punto per iniziare poi la trattativa sullo scalone. Per il quale le ipotesi restano quelle di combinare scalini e quote: e cioè far salire di un anno, da 57 a 58, l’età pensionabile, salvaguardando i lavoratori che svolgono mansioni più pesanti. E rinviando successivamente l’applicazione delle quote, con una sommatoria di anni contributivi ed età pensionabile che potrebbe essere 96. «E’emersa con chiarezza la linea dell’addolcimento dello scalone attraverso scalini e quote, che sarà finanziato all’interno del sistema previdenziale» ha spiegato Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv alla Camera. Si profilerebbe invece
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