Governo: Pensioni le risorse ci sono Salta la trattativa sulle pensioni!
Giu 27

Ci risiamo. Il Ministro degli Esteri D’Alema ha un chiodo fisso e appena gli capita l’occasione torna a martellarlo. L’attentato, misteriossimo, a spagnoli e … colombiani di Uribe … a Khyam gli ha fornito un altro pretesto per esternare che il lavoretto fatto a Unifil è “ da attribuire a un internazionale della jihad e che resta importante per la sicurezza dell’area il controllo della frontiera tra Libano e Siria “. Per renderlo praticabile ed efficace – ha spiegato - occorrerebbero almeno 30.000 scarponi. La precisazione sul numero dei militari da impegnare sul terreno non è stata accompagnata da alcuna indicazione nè sulla natura del contingente che dovrebbe integrare la forza ONU né sui mezzi “ tecnici “ che dovrebbero essere usati anche se il Vice Presidente del Consiglio ribadisce che l’ Italia è pronta a fare la sua parte.

Elettronica e satellitare ? D’ Alema del resto ha molti precedenti in materia. Vede con favore lo schieramento di un contingente“ arabo “ a Gaza e si è battuto, con l’appoggio dell’ Alto Rappresentante della Commissione Europea Solana per la conferma del Generale Pistolesi del Comando Generale dell’ Arma e di una torma di “ doganieri “ dei Reparti Operativi Speciali a Rafah.

Attualmente dislocati in “ vacanza premio “ a Ashkelon dopo la cacciata delle Forze di Sicurezza di Dhalan dalla prima Terra Libera di Palestina.

Doganieri che andavano a prendere un caffè quando si impediva al Primo Ministro Hanyeh di far ritorno in Patria e si sarebbe attentato, di lì a qualche ora, alla sua vita dopo un viaggio in Arabia Saudita.

Dal canto suo il governo libanese è convinto che i terroristi siano arrivati dall’ esterno. L’agguato – l’ha detto ieri a Parigi Fuad Siniora a D’Alema - era “ ampiamente atteso “. L’inviata dal Libano de “ La Repubblica “ Francesca Caferri ha rincarato da dose di indizi.

Ha rintracciato, con fulminea tempestività, a Tripoli lo sceicco Omar Bakri espulso dall’ Italia per sospetti legami con Al Qa’eda per strappargli una dichiarazione molto, molto sospetta come questa : “ L’ Europa deve convincere Il Partito di Dio a consegnare tutte le armi e a fermare il traffico che passa con la Siria “.

La dichiarazione, a orologeria, del Baffo di Gallipoli nel riproporre come urgente la sigillatura del confine tra i due Paesi, a 24 ore dalla strage in un territorio a ridosso delle Fattorie di Sheba occupate da “ Israele “, manifesta in realtà l’ esplicita e perdurante volontà della Farnesina, in perfetta intesa con Beirut, di mantenere “ caldo “ a livello politico lo stato delle sue relazioni con la Siria.

La presenza, in queste ore, di una delegazione della Commissione Esteri e Difesa guidata dai on. Dini del Partito Democratico e dal sen. Mantica della Casa delle Libertà a Damasco non aiuta certo a migliorare i rapporti bilaterali tra le due sponde del Mediterraneo.

Anche se il turismo di èlite, costosissimo, dei parlamentari della Repubblica delle Banane ha superato, abbondantemente, il livello dell’indecenza la “ missione “ dei rappresentanti di Camera e Senato questa volta rientra nella tattica dei “ colpi di spillo “ adottata da Roma contro Damasco.

Se la motivazione ufficiale, che la Siria non può respingere, è quella del mantenere un interscambio di informazioni e di contatti reciprocamente utili tra le istituzioni dei due Paesi in realtà l’ Italietta punta a interferire in qualche modo negli affari interni di Damasco e a rendere evidente a Wastinghton e agli Alleati della Nato che Roma sta facendo il possibile e l’impossibile per mantenere sotto pressione Bashar Al Assad.

Evidentemente il “ si “ di Spatafora alla risoluzione 1757-7 per istituzione del Tribunale Internazionale non è bastato a guastare quanto serviva i rapporti tra Italia e Siria.

Mentre D’Alema si chiama apparentemente fuori dal farsi promotore al Consiglio di Sicurezza per un interpretazione estensiva della risoluzione 1701 non è certo la prima volta che Palazzo Chigi e i titolari di Ministero degli Esteri e della Difesa sollecitano l’allocazione di una forza europea “ disarmata “ ai varchi doganali tra Libano e Siria con il sottinteso, del tutto evidente, e strumentale di mettere sotto accusa Damasco che renderebbe permeabile quella frontiera per destinare a formazioni terroriste del Libano un costante rifornimento di armi e di esplosivi.

Le posizioni espresse da D’ Alema di arrivare ad un controllo più efficace della linea di confine tra Libano e Siria, questa volta sono state immediatamente accolte e rilanciate da Ban ki Moon.

Al Palazzo di Vetro si è altresì espresso la preoccupazione che dietro la strage di Khyam ci siano “ traffici sospetti provenienti da territori vicini “.

Per il Ministro della Difesa Alonso dietro l’esplosione che ha sventrato il blindato BMR di Madrid c’è Al Absi e Fatah Al Islami e la collaborazione di forze ostili dell’Area. Per la Rice è stato tutto altrettanto chiaro. Nhar Al Bared rimane un bubbone infetto da estirpare.

A distanza di 1 ora dall’attentato, quando era ancora sconosciuto il numero dei morti e dei feriti del contingente di Unifil 2 e le televisioni libanesi non erano ancora arrivate a Khyam, il Dipartimento di Stato faceva sapere che Siria e Iran continuano, a dispetto degli avvertimenti, a soffiare sul fuoco in tutta la Regione.

Come si vede la musica è, come sempre, corale e aggressiva. Anche se c’è da dire che da qualche tempo il timbro e l’amplificazione sul terreno, da quelle parti, lascia molto, molto, a desiderare.

Le bordate della cosiddetta Comunità Internazionale puntano, ormai da ben prima del 2005, in un unica direzione : mettere in stato di accusa Bashar Al Assad e i suoi Alleati nel Medio Oriente e nel Golfo Persico per indebolire a livello economico, politico e militare i rapporti tra Damasco e Mosca.

La demonizzazione della Siria serve anche a isolare la sua influenza nella Lega Araba.

A Wastinghon e a Gerusalemme ci si rende perfettamente conto che la Siria sta riarmando e questa volta con una dotazione di sistemi d’arma ad altissima tecnologia e che le Alture del Golan non sono più merce di scambio utile per lo smantellamento della sua alleanza con Teheran.

I fautori di “ quel che è mio è mio e quel che è tuo, quando mi và, trattabile “ cominciano ad avere qualche nervo scoperto. I blitzkreig del ’67 sono ormai definitivamente archiviati né è più possibile precipitare per conto dello Zio Tom e i suoi Alleati il Libano in una nuova devastante guerra civile. Le guerre per procura nel Paese dei Cedri sono agli sgoccioli.

Il respiro degli Hariri, dei Geagea, dei Jumblatt è corto e affannoso.

Non ci saranno altre Sabra e Chathila.

TRADUCI: bandiera americana

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