L’intera Striscia di Gaza con il suo milione e mezzo di palestinesi è stata proclamata “entità nemica” da Israele, che richiamandosi al diritto internazionale, ha così deciso di adottare un piano di sanzioni economiche. Le forniture di carburante ed energia elettrica verranno ridotte, le frontiere saranno chiuse al transito della popolazione e delle merci e sarà consentito solo il passaggio degli aiuti umanitari. “Ridurremmo l’erogazione dei servizi senza tuttavia provocare un’emergenza umanitaria” ha precisato il ministro degli esteri Tzipi Livni, illustrando il significato del piano adottato dal consiglio della difesa, che all’invasione militare ha preferito la strada delle sanzioni come forma di rappresaglia contro il continuo lancio di razzi Qassam da parte dei miliziani palestinesi. “Puntiamo sul fatto che sia la stessa popolazione a fare pressioni su Hamas per far cessare questi attacchi che non producono nulla di buono per i palestinesi” ha aggiunto la Livni. Al suo fianco c’era il segretario di Stato americano Condoleezza Rice, giunta in Israele per preparare la conferenza internazionale di pace che gli Stati Uniti hanno convocato per metà novembre a Washington. “In quella conferenza si dovranno discutere le questioni fondamentali” della crisi israelo-palestinese, aveva annunciato la Rice a bordo dell’aereo di Stato che la conduceva verso Tel Aviv. Consapevole che le sanzioni contro la popolazione di Gaza adottate in coincidenza con il suo arrivo non agevolano il dialogo, la Rice ha così tenuto a precisare che “per il governo degli Stati Uniti l’entità nemica è Hamas”. Un distinguo che sembra prendere le distanze dalle sanzioni che invece di punire il movimento armato, sembrano destinate in realtà a colpire la popolazione civile. L’introduzione di sanzioni economiche a danno della Striscia “equivale a una dichiarazione di guerra” ha detto a Gaza il portavoce di Hamas, Fawzi Barhum. Da giorni le milizie palestinesi stanno provando a blindare la Striscia costruendo barricate e preparandosi a fronteggiare una eventuale invasione israeliana. Il taglio della luce elettrica al posto dell’ingresso dei carri armati lascia però poco spazio al ruolo delle milizie, ricompattando così (a dispetto delle aspettative israeliane) l’ala più politica di Hamas con quella di al Fatah. Contro l’adozione del nuovo embargo si è infatti immediatamente espresso anche il presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas) che domani incontrerà Condoleezza Rice, ma che a Ramallah ha definito il gesto di Israele “una decisione arbitraria”. Fonti del governo del premier Salam Fayyad, hanno aggiunto che “chiederanno agli Stati Uniti di esercitare pressioni su Israele per recedere da questa decisione destinata a colpire unicamente il popolo palestinese”. Posizione una volta tanto vicina a quella espressa anche dal portavoce del premier destituito di Hamas Ismail Haniyeh, Taher al-Nunu, secondo il quale l’iniziativa del governo israeliano “costituisce una punizione collettiva nei confronti del popolo palestinese che equivale a un crimine di guerra, crimine che la comunità internazionale.
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