Per formare un partito politico o un movimento o un gruppo politico è tutto molto semplice e non c’è nulla di complicato, vi spieghiamo come fare in questo articolo.
Basta andare da un notaio con tre ,quattro persone è formalizzare l’atto di nascita depositando nome e simbolo.
Le dolenti note escono fuori subito dopo in rapporto alla portata territoriale che si vuol dare al sodalizio fondato.
Si può scegliere, di limitare l’azione politica a livello comunale ( es. l’esperienza del sig. Cito per Taranto), provinciale, regionale (alcuni gruppi siciliani, come pure La Lega Nord) come si può scegliere di avere l’obiettivo di estenderla a livello nazionale.
Quasi tutti i gruppi che conosco hanno avuto quest’ultima pretesa ma i risultati dopo 10, 12 anni di esistenza sono stati magri , anzi per alcuni si è verificato l’esatto contrario.Nel senso che essendo partiti con almeno un dirigente o corrispondente in ogni capoluogo di provincia, si sono trovati successivamente con meno del 50% dei segretari provinciali di partenza a causa di dimissioni e migrazioni varie.
Quindi, accanto alle ben note difficoltà di ordine finanziario e di conseguente visibilità, bisogna aggiungere una diaspora ormai diffusa tra i camerati in quanto non vi è gruppo che sia stato o sia capace di fungere da catalizzatore, mancando la forza centripeta nei riguardi di tutti gli altri. Esiste inoltre una crisi a livello delle dirigenze unita alla incapacità di elaborare un programma politico che sia condiviso da tutte le persone che fanno parte del nostro ambiente umano.
Se a ciò, poi, aggiungiamo la pretesa di vari “personaggi” di considerarsi dei “capi” nella nostra accezione concettuale di riferimento, allora ecco che il risultato non può essere altro che quello che la realtà ci mostra.
Mentre il Capo per antonomasia dopo tre anni e mezzo dalla fondazione dei Fasci di combattimento andò al governo (23 marzo 1919 - 28 ottobre 1922), tutti i “capi” che abbiamo avuto dopo la fine della seconda guerra mondiale ci hanno condotto, passo dopo passo, allo sfacelo politico attuale.
Di scissione in scissione, di tradimento in tradimento, di litigio in litigio, di personalismo in personalismo ,di incapacità in incapacità alla fine ci tro viamo con la merda fino al collo politicamente parlando.
La incapacità di guardare dentro se stessi, di comprendere le proprie possibilità e i propri limiti, di fare autocritica unita alla presopopea di molti di essere ognuno la personificazione della quintessenza dei Valori di riferimento, ha incancrenito gli animi e le situazioni.
Tutti coloro che hanno costituito un gruppo politico hanno guardato al MSI senza considerare le differenze esistenti tra il 1946 e il 2000.
Ho già detto varie volte che nel 1946 per Almirante, Michelini e soci la situazione era ben diversa all’atto della fondazione del MSI.
Un elettorato ptenzialmente c’era:erano i fascisti formati da
Mussolini. Coloro che erano usciti vivi dalla bufera della guerra, erano i famigliari dei Caduti e dei Dispersi della Repubblica Sociale Italiana, erano quegli Italiani che erano rimasti nel loro cuore sostanzialmente fascisti.
Fu facile, lavorando con la leva del nostalgismo, ottenere un voto da costoro nel segreto dell’urna.Altro, infatti, il MSI non ha mai preteso .
Ma questi in sessant’anni sono morti e, quelli ancora in vita, sono una rarità.
Questo non ha capito Pino Rauti quando dopo Fiuggi ha fondato il MSFT,
questo non hanno capito i dirigenti degli altri gruppi che sono nati per scissione da quel partito.
Il salvadanaio dei voti dei fascisti di Mussolini non c’è più.
Pertanto chi ha costituito gruppi politici dal 1995 in poi, sperando in successi di tipo elettorale ,non ha capito un bel niente. Chi ha pensato di poter mungere la vecchia mucca può mettersi l’anima in pace .Sotto il profilo elettorale c’è ben poca cosa e la coperta, già piccola, tirata da più parti, non è in grado di coprire nessuno.
I voti, dunque, chi li vuole deve andare a cercarseli tra la gente, deve andare a conquistarseli partendo da zero.Ma per fare questo occorrono i mezzi che danno la visibilità, che danno la possibilità di muoversi in lungo e in largo per il paese ,i mezzi che, guarda caso non ci sono.
Ecco che allora i dirigenti di questi gruppi politici per ovviare alle carenze elencate, cercano scorciatoie mortificanti andando a creare alleanze elettorali ( è di ieri la notizia di incontri al vertice tra Romagnoli e Storace, il che la dice lunga sulla concezione della politica di certi messeri) con i propri avversari politici, mostrando una incoerenza di fondo tra ciò che dicono e ciò che poi fanno.Almeno nominalmente.Perchè se l’azione politica di taluni è quella di ritagliarsi un posticino in Parlamento per sè, allora tutto è comprensibilissimo.
Se invece si avesse il coraggio di ripartire da zero senza troppe preoccupazioni immediate d’ordine elettorale , le prospettive sarebbero meno ansiogene.
Infatti se un gruppo, un movimento, un partito si presenta alle elezioni e fa cilecca non fa altro che diffondere tra i propri iscritti un senso di delusione e di impotenza.
Allora è d’obbligo l’antica domanda:”Si è fascisti in virtù della previsione di una partecipazione elettorale, oppure lo si è indipendentemente da questa?”.
Se la risposta esatta è la seconda , allora noi tutti dobbiamo metterci l’anima in pace e incominciare a riconsiderare le cose da un altro punto di vista.
Dobbiamo, cioè, ripensare il concetto di azione politica nei termini da me enunciati nel messaggio che aveva per oggetto:” volete fare politica?”.
Ciò è doveroso poichè ciò che resta del
nostro mondo umano sostanzialmente è in crisi, è piegato su se stesso.
Ci sono sì persone che guardano a certi Valori, che hanno determinati punti di riferimento ma ciò non costituisce forza, volontà di proiezione all’esterno. Troppi , infatti, sono stati i fattori negativi che hanno stemperato gli entusiasmi e le speranze.
Ripensare il politico vuol dire dimenticare la politica istituzionale peraltro in crisi come l’episodio Beppe Grillo sta a dimostrare.
Ripensare il politico vuol dire non aspettarsi niente dagli altri.
Ripensare il politico vuol dire assumere un impegno, per piccolo che possa essere, e portarlo avanti con stile e dignità.
Fare senza pensare ai risultati.
TRADUCI: