Set 20

Il finanziamento pubblico dei partiti costa 150 milioni di euro. Ai 19 gruppi parlamentari 34 milioni di euro!

I questori: “Le spese crescono meno rispetto all’anno scorso. Ma dobbiamo fare di più”!

Tagli, sprechi, razionalizzazione, austerity… Si dice, si dice, tutti ci provano e lo raccontano inseguendo il vento popolare della “casta” ma poi la realtà è un’altra: la politica costa sempre di più. Come la Camera dei Deputati, la casa dei 630 deputati e di 1.987 dipendenti che nel 2007 costeranno agli italiani un miliardo, 574 milioni e 269 mila euro, il 2,94 per cento in più rispetto al 2006.

Lo scrivono Gabriele Albonetti, Francesco Colucci e Severino Galante, i deputati questori responsabili - anche - dei conti, nell’introduzione alla legge di bilancio 2007, il preventivo dell’anno in votazione questa mattina nell’aula di Montecitorio. I questori sono comunque soddisfatti perch� “la richiesta di dotazione (la richiesta di soldi allo Stato) � diminuita di 23,9 milioni rispetto a quella originaria del 2007″ e perch� l’aumento delle spese “ha un andamento inferiore di oltre un punto e mezzo percentuale rispetto a quello previsto nel 2006″. Insomma, c’è un “tendenziale” contenimento della spesa. Un po’ troppo poco contenuto, però.

E dire che, scorrendo pagine e tabelle, non è difficile trovare dove tagliare. Ad esempio i tre milioni e 300 mila euro per la ristorazione “gestita da esterni”; oppure i quattro milioni e passa per i noleggi, di cosa e perchè visto che la struttura Camera possiede già moltissimo?; i tre milioni e passa di euro per le assicurazioni: passino quelle dei dipendenti, ma i deputati - 21 mila euro lordi al mese tra indennità e contributi - se le potrebbero anche pagare; gli oltre due milioni per la “locazione dei depositi”, perchè non basta affittare uffici, servono anche i depositi. L’elenco dei possibili risparmi è lunghissimo. E’ un lavoro che ogni capofamiglia deve fare ogni sei mesi. Basta saper frugare nelle voci del bilancio.

Gli aumenti: Le voci che crescono di più - secondo l’analisi contabile fatta dal deputato Sergio D’Elia (Rnp) - sono “le altre indennità dei deputati”, leggi i rimborsi, raddoppiate rispetto al 2006: erano 185 mila nel 2007 ma saranno 300 mila. E il “rimborso spese di viaggio dei deputati” � cresciuto del 25 per cento. Aumenta anche la spesa di locazione degli immobili” che sale del 12 per cento, un trend che continuerà anche nel 2008 e nel 2009. E poi le spese di trasporto (treni, aerei, telepass e viacard) e quelle telefoniche.

Le indennità dei deputati: Tra indennità parlamentari, d’ufficio e i rimborsi (”altre indennità”), il conto sale a 94 milioni e 580 mila euro. Nel 2006 erano circa due milioni di euro in meno. Eppure - dicono i questori - negli ultimi due anni sono state via via ridotte, raffreddate e congelate .

Rimborsi spese per 74 milioni:  Viaggi, le spese di soggiorno a Roma o altrove e quelle di segreteria più altre voci legate al mandato dei 630 deputati costeranno nel 2007  ben 74 milioni e 600 mila euro, una cifra uguale a quella del 2006.

Assegni vitalizi e rimborso spese per gli ex deputati: Si tratta delle voci di spesa legate ad ex deputati che hanno cessato il mandato. I vitalizi, tra diretti e riversibili, ammontano a 131 milioni e 200 mila euro. Lascia veramente perplessi il milione e 250 mila euro dati agli ex deputati come rimborso viaggi: gratis e biglietti dei treni e dei traghetti, parecchio scontati quelli degli aerei.

Commessi e altri dipendenti: I 1.897 dipendenti della Camera - parliamo di commessi, segretari, archivisti e bibliotecari e altre funzioni - costeranno nel 2007 266 milioni e 915 mila euro a cui vanno sommati i 167 milioni e 500 mila euro per quelli in pensione. Insomma, solo di personale dipendente, la Camera costerà quest’anno ai cittadini 434 milioni e 410 mila euro.

181 milioni per affitti, telefono, luce, acqua, gas, cibo, cancelleria, carta igienica, stampa atti parlamentari …: La voce “acquisto di beni e servizi” � quella su cui le forze politiche promettono di intervenire di più. Con la scure, non con il coltellino. Per gli affitti se ne vanno poco meno di 35 milioni di euro: la maggior parte degli uffici dei deputati, infatti, e dei gruppi parlamentari non sono a Montecitorio ma sparsi nel centro di Roma. Tra Camera, Senato e palazzo Chigi sono state contati 46 edifici. Tutti in affitto. Altri quattordici milioni se ne vanno in spese di “manutenzione ordinaria”: il funzionamento di impianti antincendio, elettrici, audio-video, ascensori, e l’elenco � lungo una pagina. Pulizie, lavanderia e smaltimento rifiuti costano circa otto milioni di euro. Tre milioni se ne vanno per le spese telefoniche (di cui “solo” 680 mila per i cellulari) e uno per le spese postali, un fondo riservato ai deputati al netto della trasmissione degli atti parlamentari. “Beni e materiali di consumo”, tra cui cibo, cancelleria e prodotti igienici “pesano” per 5 milioni e 725 mila euro. Ma la cifra che pi� di tutte sembra sprecata riguarda gli otto milioni e 870 mila euro per “la stampa degli atti parlamentari”, tonnellate di carta che per il 90 per cento vengono gettate al macero.

Altre curiosità tra “beni e servizi”: La verità � che il preventivo del bilancio della Camera 2007 - 75 pagine di tabelle - assomiglia a un libro delle meraviglie che ogni cittadino dovrebbe poter gustare voce per voce. C’è l’aggiornamento e la formazione professionale del personale (1.780.000 euro); i corsi di lingue, internet, le consulenze professionali e le traduzioni (180 mila euro); le spese per “la comunicazione e l’informazione esterna”, come l’affitto di Rai Way per accedere ai canali satellitari (4.150.000); banche dati, rilegature, ristorazione gestita da terzi, la gestione del patrimonio della biblioteca e le consulenze tecnico-professionali (54 milioni e 665 mila euro). E via con liste di servizi, lussi e privilegi. Solo per l’acquisto di giornali e altre pubblicazioni quest’anno la Camera prevede di spendere 750 mila euro. E per� poi i deputati leggono per lo più la rassegna stampa.

I 19 gruppi parlamentari - Quattro dell’opposizione, quattordici nella maggioranza, il gruppo misto. Cinque non hanno la consistenza di deputati (20) prevista dal regolamento per essere riconosciuti. E’ questo il punto su cui c’è stata più tensione durante il dibattito in aula. Al di là della loro legittimità, il loro funzionamento - sedi, personale, segreteria e contributi vari - ci costa 34 milioni e 300 mila euro. Nel 2006 erano stati spesi due milioni di euro in meno.

Tre milioni in due anni per verificare il voto - Per controllare l’andamento del voto, nel 2007 spenderemo poco più di un milione di euro. E’ una delle poche voci che diminuisce: nel 2006 - l’annus horribilis dell’urna visto che il riconteggio è finito solo adesso con la conferma della vittoria dell’Unione - avevamo speso due milioni e rotti.

Commissioni parlamentari e bicamerali, giunte e comitati: Ci costeranno nel 2007 un milione e 875 mila euro, di cui 300 mila l’Antimafia, 135 mila la Commissione di vigilanza sulla Rai, 75 mila quella sui rifiuti. E’ un Parlamento, il nostro, che ci tiene molto ai rapporti internazionali: per attività interparlamentari con paesi stranieri andremo a spendere tre milioni e 195 mila euro. Le missioni costano - viaggi, alberghi, interpreti - e le spese di rappresentanza pure.

Investimenti e acquisti immobili: tutto ciò che fa patrimonio. Passi per i quindici milioni e spiccioli che se ne vanno per il mantenimento degli immobili di proprietà della Camera. Sono un pò più ingiustificati i quasi due milioni spesi per “arredi, mezzi di trasporto, attrezzature d’ufficio”. Dieci milioni sono spesi per software e hardware mentre solo 1.775.000 sono destinati al mantenimento del patrimonio artistico e bibliotecario.

I rimborsi ai partiti: E’ una cifra da capogiro quella destinata al rimborso ai partiti per le spese elettorali, il famoso o famigerato “finanziamento pubblico ai partiti”: 150 milioni di euro. Il meccanismo dei rimborsi elettorali prevede, per legge, un euro per ogni iscritto alle liste. Ai singoli partiti poi il rimborso viene retribuito in base ai voti ottenuti. Cinquanta milioni di euro sono stati distribuiti ai partiti per il rinnovo della Camera; altrettanti per il Parlamento Europeo; cifra analoga per i Consigli regionali. Il Senato grava su un altro bilancio, un altro capitolo delle spese della politica a cui va aggiunto quello di Palazzo Chigi. In tutto, euro più euro meno, il funzionamento della politica costa ai cittadini italiani qualcosa come quattro miliardi di euro ogni anno.

Ago 29

Lettera del presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo al Corriere della Sera.

Caro direttore,

l’intervista a Walter Veltroni pubblicata ieri sul vostro giornale è una tappa importante in una fase di grande dibattito politico, che vede protagonisti partiti e coalizioni. In questo dibattito penso meriterebbero maggiore attenzione le grandi questioni da cui può dipendere il futuro economico del Paese. Appare peraltro ormai chiaro che il tema fisco dominerà il confronto sulla finanziaria 2008 e che è finalmente sotto i riflettori il problema della pressione fiscale sulle imprese.

È l’obiettivo che Confindustria si è posta all’assemblea di maggio, quando richiamai l’attenzione sul divario che si sta creando tra il peso delle tasse sulla produzione in Italia e quanto sta avvenendo nella vecchia Europa. Il termine emergenza non è fuori luogo, perché i Paesi che sono i nostri più diretti concorrenti si stanno muovendo con grande rapidità e decisione verso tagli significativi e nei paesi dell’ex Europa dell’Est — così vicina e così competitiva per la localizzazione di attività produttive — si sta consolidando la politica della flat tax. Gli investimenti esteri in Italia sono ormai ridotti al lumicino: attiriamo solo il 2,2% contro l’8% del Regno Unito, il 5,9 della Francia e il 5 della Germania. In questa condizione la logica della «tregua fiscale » è da considerare in generale un impegno minimo e per le imprese si deve accompagnare a una riduzione delle imposte in cambio di meno incentivi. Stare fermi mentre gli altri rendono le loro aziende più competitive e i loro territori più attraenti significa andare indietro, perdere posizioni. E questo l’Italia non può accettarlo. Cresciamo meno degli altri, questo è chiaro. È colpa del destino o di qualche sortilegio? Quest’anno dovremo impegnarci per crescere non più al 2% ma all’1,7%: meno della media europea, quasi due punti in meno di un Paese dinamico come la Spagna. Un punto in meno della Germania, che crescerà al 2,6%, che non discute di come cambiare lo staff leasing o rendere più difficili i contratti a termine come qualcuno vorrebbe ancora fare da noi, e che da gennaio abbasserà le tasse sulle imprese di ben nove punti. Abbiamo dunque pochi mesi di tempo per compiere scelte responsabili. Sono solo le imprese che possono creare maggiore crescita e più benefici per tutti, a cominciare da chi nelle aziende lavora. Per questo non c’è nulla di più demagogico e falso che spacciare la riduzione delle tasse sulle imprese come un regalo ai «ricchi», così come non si è trattato di una concessione ma di un investimento in competitività il taglio del cuneo fiscale. Regole fiscali e contributive che consentano alle aziende di essere più concorrenziali, a cominciare da quella straordinaria realtà che è il nostro sistema di piccole e medie imprese, vuol dire investire nell’interesse del Paese, delle famiglie, dei giovani. Certo, la questione fiscale ha più sfaccettature. Primo: la lotta all’evasione, una pratica ignobile che scarica sulle imprese e sui cittadini onesti l’insopportabile fardello dei furbi. È dal 2004 che ribadisco l’impegno di Confindustria contro evasione e sommerso. E sono convinto che la lotta all’evasione sarebbe certamente favorita se si alleggerisse un peso fiscale eccessivo. Penso a un patto, esplicito e formale: ogni euro recuperato all’evasione sia destinato a una equivalente riduzione della pressione fiscale su imprese e cittadini. Si attuerebbe così la formula forse semplicistica ma vera del «pagare tutti per pagare un po’ meno» e si sottrarrebbe alla politica lo stucchevole esercizio di fantasia a cui assistiamo ogni volta che le notizie sulle entrate lasciano intravedere delle disponibilità aggiuntive, vere o presunte. Continua »

Giu 09

Alla vigilia della visita nella colonia Italia del presidente della madrepatria  statunitense, e dei festeggiamenti preparati dai vicerè italiani di destra e

di sinistra, anche la Torino Nazionalrivoluzionaria ha voluto manifestare il proprio benvenuto, esponendo sul cavalcavia di corso Unità d’Italia, alle porte della città, lo striscione con la scritta “BUSH NEI CPT”, ad indicare che quello è l’extracomunitario che non vorremmo mai più vedere in Italia.

Per l’indipendenza politica, militare ed economica dell’Europa e di tutti i continenti sotto l’assedio affamatore statunitense, contro le basi militari americane sul nostro territorio, contro l’inqualificabile assedio

della Russia e di tutti i restanti stati indipendenti e sovrani.

Fuori la NATO dall’Italia, fuori l’Italia dalla NATO!

Giu 01

L’eufemismo è lo strumento principale dell’economia finanziaria globalizzata.

Il dollaro è «scivolato» rispetto all’euro (ha perso il 50 % in tre anni: piccola scivolata).

Gli eufemisti non ci dicono che il dollaro è scivolato pochissimo rispetto allo yen, e niente rispetto alla yuan, perché Pechino e Tokio fanno «scivolare» le loro valute insieme al dollaro, in modo da mantenere la competitività relativa delle loro merci d’esportazione.

Solo la fiera Europa dei burocrati lascia apprezzare la nostra moneta: ciò costerà agli europei centinaia di migliaia di posti di lavoro perduti, ma aiuterà gli USA.

E l’eurocrazia non è lì per fare gli interessi dei suoi sudditi (pardon, «cittadini»), ma per fare quelli dell’America.

Del resto, ci dicono gli eufemisti, il calo del dollaro sarà «morbido», «soffice»: metafore piumose.

Il dollaro insomma non cadrà con un crack, ma con un sospiro, volteggiando graziosamente come una penna d’oca.

Quanto vale il dollaro fuori dagli eufemismi?

Siccome l’oro costa oggi circa 600 dollari l’oncia (28,35 grammi), diciamo che un dollaro vale un seicentesimo di un’oncia d’oro.

Il prezzo dell’oro è ferreamente controllato e manipolato dal potere eufemistico.

Ma durerà?

Un sito americano fa due conti ipotetici.

La Federal Reserve, negli ultimi tre anni, ha aumentato la massa monetaria (M3), si stima, di tre trilioni, tremila miliardi di dollari.

Nel frattempo, lo stock mondiale di oro cresce dell’1,7 % annuo.

Poiché l’oro estratto e a disposizione nel mondo si valuta a 155 mila tonnellate, oltre 5 miliardi di once, ciò significa che abbiamo in giro 25 milioni di once «nuove» negli ultimi tre anni.

Ebbene: per ogni nuova oncia d’oro, la Banca Centrale USA ha emesso 120 mila dollari… Continua »

Giu 01

Molte persone credono che le banche siano istituzioni che investono i risparmi dei clienti per produrre profitti. Non immaginano neppure lontanamente la vera natura dell’istituzione bancaria. Non associano affatto le crisi economiche, la disoccupazione o le guerre, al sistema finanziario, e quindi non comprendono la vera natura del potere che oggi vessa il mondo intero.

Per giungere alla verità basterebbe sapere che il denaro prestato dalle banche non esiste, è “moneta virtuale”, che pur non esistendo viene caricata di interessi. La banca crea denaro semplicemente scrivendo la cifra sullo schermo del computer, ma i pagamenti del debito devono essere puntuali, altrimenti si impadronisce dell’automobile o della casa, che sono beni reali.

Le banche hanno il potere di stampare denaro. Tale potere viene esercitato in segretezza. I mass media utilizzano parole e concetti per nascondere tale realtà. Ad esempio, parlano della Banca Europea come fosse legata all’Europa, e non dicono che essa è un’istituzione controllata da pochi privati. Lo stesso avviene per la Federal Reserve , il cui presidente viene nominato dal presidente americano, per dare ad intendere che si tratta di un’istituzione governativa. E invece essa è nelle mani di un gruppo di banchieri privati.

Oggi le banche hanno lo scopo principale di saccheggiare i paesi, fornendo banconote con su scritto “Pagabile a vista al portatore”, che in realtà non hanno alcun valore, ma producono debito… Continua »

Giu 01

Le banche centrali, come la Banca d’Italia e la Banca Europea sono istituti che hanno la funzione dell’emissione del denaro, ovverosia hanno la delega dello Stato a stampare biglietti di banca ed a coniare monete metalliche.Tali banche, contrariamente a quello che tutti credono, non sono un organo dello Stato, controllato dal popolo attraverso i parlamenti, ma sono società private, indipendenti, strettamente collegate fra di loro.

Gli azionisti di tali enti nazionali di emissione sono infatti i più importanti istituti di credito privati e assicurazioni: nel caso della Banca d’Italia, sono la Banca Intesa S.p.a., Unicredito Italiano S.p.a., San Paolo IMI S.p.a., Banco di Sicilia S.p.a., Assicurazioni Generali ed altri ancora

La situazione non è stata sempre questa poiché le principali banche, dette di Prevalente Interesse Nazionale, sono state le azioniste di maggioranza della Banca d’Italia, fino a qualche decennio fa, ma esse erano “irizzate”, cioè sotto il controllo statale dell’I.R.I., l’Istituto per la Ricostruzione Industriale. Tale istituto era stato creato con successo dal fascismo allo scopo di nazionalizzare molte primarie industrie italiane per evitarne il fallimento per la crisi economica internazionale del 1930 e per attenuare le gravi ripercussioni per la nostra economia soprattutto sul piano occupazionale. La Banca d’Italia era quindi in pratica, sia pure indirettamente, sotto il controllo del governo.

Ma con la privatizzazione delle banche di Preminente Interesse Nazionale, in effetti è stata privatizzata anche la Banca d’Italia. E di conseguenza è venuta meno la funzione di controllo che essa deve esercitare sul comportamento delle banche ormai tutte private del paese, poiché queste sono i suoi proprietari. Ecco spiegati i motivi per cui sono potute avvenire grandi truffe verso i risparmiatori come il fallimento della Cirio e della Parmalat e come l’insolvenza dei bond argentini il cui acquisto veniva consigliato agli sportelli. La Banca d’Italia, che ha la funzione di emissione e controllo, non ha potuto quindi contrastare il volere dei propri padroni ed evitare che i risparmiatori, non avvisati del pericolo, fossero spinti ad acquistare titoli spazzatura. Gli istituti di credito se ne sono quindi liberati all’ultimo momento, dopo aver lucrato per anni i fortissimi interessi… Continua »

Giu 01

Parliamo un po’ della Banca d’Italia…Con l’aiuto di Elio Lannutti, Presidente dell’ADUSBEF (www.adusbef.it) Ecco un elenco di alcune OPERE INTRAPRESE NEGLI ULTIMI ANNI DAL VERTICE della Banca D’Italia NELL’AREA ROMANA (Escluse le Filiali in tutta Italia).

Se qualcuno avesse notizia di ulteriori opere in giro per l’Italia, ce lo faccia sapere!

Il complesso “Donato Menichella “costruito a Vermicino, costato milleduecento miliardi (quanto una manovra economica), per alloggiare 1200 dipendenti, in pratica ogni posto di lavoro costa un miliardo. La struttura, progettata negli anni del terrorismo e dimensionata per elaboratori che ormai appartengono alla preistoria, considerata l’evoluzione soprattutto dimensionale degli stessi. Notevole è lo sperpero di danaro fatto per costruire questo centro con corridoi enormi con conseguenti costi per la climatizzazione degli stessi; statue, anfiteatri, sperpero di tecnologie avanzate e lusso.

Basti pensare che i soli costi di gestione ammontano a 25 miliardi di lire annui. Come se non bastasse, si stanno costruendo altri edifici in aggiunta, mentre in centro storico sono numerosi gli edifici vuoti e si continua ad acquisirne altri, come ad esempio il complesso di edifici del Credito Fondiario in Via Piacenza 6 per un importo di 120 miliardi di lire ed è prevista la spesa di 2′5 miliardi di lire per restauri. E’ inoltre prevista una spesa di 12 miliardi di lire per l’edificio di Via nazionale 187 (vigilanza) per restauri… Continua »

Mag 31

Nel mito egizio Osiride, benchè morto, ebbe un’erezione, con cui fecondò Iside.

Prodi è riuscito in un simile miracolo itifallico: ha prodotto un’erezione in un cadavere.

Le azioni Alitalia, azienda decotta, sono alle stelle.

Come ha fatto, è noto:chi comprerà Alitalia, ha sancito, deve prendersi subito il 30 % e poi rastrellare il resto con un’OPA, offerta pubblica di acquisto.

Ora, un’OPA obbligatoria, imposta dallo Stato, ovviamente provoca la speculazione in Borsa: nessun compratore si è fatto avanti per Alitalia (e chi se la piglia?), ma già c’è chi si accaparra le azioni del cadavere in attesa di rivenderle a caro prezzo all’ipotetico acquirente.

E’ovvio. E’ automatico… Continua »