Giu 27
Ci risiamo. Il Ministro degli Esteri D’Alema ha un chiodo fisso e appena gli capita l’occasione torna a martellarlo. L’attentato, misteriossimo, a spagnoli e … colombiani di Uribe … a Khyam gli ha fornito un altro pretesto per esternare che il lavoretto fatto a Unifil è “ da attribuire a un internazionale della jihad e che resta importante per la sicurezza dell’area il controllo della frontiera tra Libano e Siria “. Per renderlo praticabile ed efficace – ha spiegato - occorrerebbero almeno 30.000 scarponi. La precisazione sul numero dei militari da impegnare sul terreno non è stata accompagnata da alcuna indicazione nè sulla natura del contingente che dovrebbe integrare la forza ONU né sui mezzi “ tecnici “ che dovrebbero essere usati anche se il Vice Presidente del Consiglio ribadisce che l’ Italia è pronta a fare la sua parte.
Elettronica e satellitare ? D’ Alema del resto ha molti precedenti in materia. Vede con favore lo schieramento di un contingente“ arabo “ a Gaza e si è battuto, con l’appoggio dell’ Alto Rappresentante della Commissione Europea Solana per la conferma del Generale Pistolesi del Comando Generale dell’ Arma e di una torma di “ doganieri “ dei Reparti Operativi Speciali a Rafah. Continua »
Giu 22
Nulla da dire in riferimento alle doglianze degli “intoccabili” olocaustici. Fanno il loro dovere di arroganti con licenza come lo hanno fatto recentemente a Teramo e a inizio agosto del 1996 quando imposero che Erich Priebke venisse “riarrestato”. E nulla da aggiungere a quanto notoriamente riguarda la vicenda giudiziaria che ha interessato l’ex capitano delle SS. Cosa volete che sia un sequestro-estradizione dall’Argentina di un “rapendo” (per dirla con Kossiga) o l’incriminazione per reati non commessi stando al Codice Militare di Guerra ed alle tante Convenzioni Internazionali che regolano il diritto alla rappresaglia? Legge vuole che i vinti debbano essere incriminati, processati e condannati. Possibilmente giustiziati. Come è avvenuto a Norimberga e a Bagdad.
Naturalmente gli esportatori americani, inglesi ed israeliani di libertà sono quelli che si arrogano il diritto di trasformarsi in giustizieri. E lo fanno contro i “popoli canaglia” in Irak, in Afghanistan, in Palestina, in Libano. Come ieri lo fecero in Kossovo, nella Terra dei Merli sacra al popolo serbo. E come vorrebbero fare in Iran…Uranio impoverito e bombe a deframmentazione, fosforo bianco ed eliminazioni mirate. Ed interminabili scie di “danni collaterali” con centinaia di migliaia di vittime civili sacrificate sull’altare della Democrazia. Continua »
Giu 21
Abbiamo appreso che è bastata una protesta della Comunità ebraica e una manifestazione di scalmanati, probabilmente gli stessi che, recentemente, a Teramo hanno aggredito il prof. Moffa, per far sì che un Ministro della Repubblica, costringesse il Magistrato militare di sorveglianza di turno a revocare con decreto la decisione del Tribunale Militare che accordava a un vecchio ultranovantenne, Erich Priebke, il permesso di lavorare fuori dalla prigione in cui è rinchiuso a seguito del processo che lo ha condannato all’ergastolo.Quante volte abbiamo manifestato, ripetutamente in centinaia di migliaia per la liberazione di condannati senza prove o con false prove, come nel caso Valpreda?
Quante volte abbiamo protestato contro gli arresti domiciliari accordati con mano larga a tangentisti, politici corrotti, ladri di regime, colti con le mani nel sacco e rei confessi, ancora in età di sostenere la carcerazione, e godenti di ottima salute fisica?
Nessun ministro si è precipitato a convocare il Giudice di sorveglianza per revocare alcunché. Continua »
Giu 21
La magistratura è forte con i deboli ( cioè gli sconfitti) e debole con I forti ( cioè i vincitori). Anche se la magistratura appurasse che gli angloamericani abbiano commesso delle stragi in Italia man mano che salivano per la penisola, nessun novantenne ufficiale americano, autore di quegli episodi , andrebbe mai in galera. Gli americani , in quanto vincitori, non hanno mai consegnato a nessun Paese i loro militari.
Resterebbe, tutto al più ,qualche riga in qualche marginale libro di storia. il 19 giugno, 2007, si è svolto nei locali della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo un seminario su ” I processi penali militari per crimini di guerra”. Relatore il dr Carlo Lenzi, sostituto procuratore militare della repubblica. Il dr Lenzi ha relazionato principalmente sul processo sulla strage di Marzabotto, che l’ha visto impegnato come giudice a latere. Alla mia domanda se vi fossero novità sulla decina di stragi compiute - impunite - dagli alleate in Sicilia, il dr Lenzi non ha potuto rispondere, in quanto le indagini sono in corso. Al dr Lenzi ho dato copia del mio libro : Le altre stragi. Le stragi alleate e tedesche nella Sicilia 1943- 1944. Il libro era già acquisito agli atti. Quindi si indaga sulle stragi compiute dagli alleati in Sicilia.
Giovanni Bartolone
Giu 21
La giustizia italiana funziona solo per Erich Priebke? La cosìdetta certezza della pena, cruccio di tanti italiani, cittadini e operatori di polizia, frustrati di fronte a rapinatori, assassini e stupratori, presto rimessi in libertà dopo un breve periodo di carcerazione, hanno finalmente il loro precedente cui appellarsi: Erich Priebke!
Famigliari delle vittime del terrorismo, parenti delle vittime di mafia, rapiti dall’anonima sequestri, ora sanno come fare: pochi manifesti e qualche grido sotto la casa del criminale, libero per qualche beneficio di legge, e vedranno il Guardasigilli mobilitarsi immediatamente, e provvedere a rinchiudere di nuovo il malvivente.
Priebke insegna, si dirà. E, giustamente, non si guarderà più all’età, può anche avere più di novant’anni, ma quando c’è da scontare la pena ormai non vi è scampo: se il cittadino protesta, il Ministro risponde e le porte del carcere si riaprono, come per Priebke. D’altronde non abbiamo fatto così per anche per tutti gli altri? Non marciscono in carcere da decenni i responsabili delle Foibe, i partigiani responsabili del Triangolo della Morte, le Brigate Rosse? Continua »
Giu 20
Trecento kamikaze di Al Qaeda sarebbero in partenza dall’Afghanistan verso Europa e Stati Uniti, pronti a colpire. Un video, di cui è entrato in possesso il canale televisivo americano Abc, mostra una cerimonia per la conclusione del periodo di addestramento dei giovani, alcuni appena adolescenti. Nelle immagini, è il mullah Mansoor Dadullah, leader talebano e fratello del mullah Dadullah ucciso dai soldati Usa a maggio, a congratularsi con gli aspiranti suicidi che sono a volto coperto.
Giu 19
Le truppe statunitensi potrebbero restare almeno dieci anni in Iraq per combattere gli insorti. È quanto ha lasciato intendere il comandante in capo delle forze della coalizione a guida Usa, il generale David Petraeus. Intervistato dal canale televisivo ‘Fox News’, il generale ha ammesso che le sfide in Iraq non si risolveranno “nel giro di un anno o anche due”, per poi aggiungere: “Infatti, penso che storicamente le operazioni anti-guerriglia potranno durare almeno nove o dieci anni”. Petraeus stava rispondendo alla domanda se per le truppe Usa si profili un impiego simile a quello in corso in Corea del Sud dalla fine delle ostilità con Pyongyang, nel 1953. L’ipotesi era già stata avanzata dallo stesso presidente George W. Bush ma, secondo l’opposizione democratica, senza fare alcun accenno alle determinanti differenze tra i due teatri bellici: nella penisola coreana Washington mantiene poco meno di quarantamila uomini “pronti” a combattere nel caso di un attacco del Nord. In Iraq i soldati americani combattono e muoiono ogni giorno. Il generale Petraeus ha ricordato che a settembre sarà pronto il suo atteso rapporto sull’impatto che l’aumento del contingente Usa fino a 160.000 uomini, voluto dal presidente Bush, sta avendo sulla situazione a Baghdad. La maggioranza democratica al Congresso lo aspetta al varco per riprendere la campagna, al momento attenuata, per il ritiro dei soldati dall’Iraq.
(Radio Teheran)
Giu 19
L´Europa sapeva o almeno «tollerava», anzi di più: in alcuni casi, addirittura «collaborava» con la Cia nel trasferimento attraverso il Vecchio Continente di presunti terroristi internazionali.
Le 72 pagine del rapporto del parlamentare svizzero del Consiglio d’ Europa Dick Marty, diffuso mercoledì 6 giugno durante una conferenza stampa a Parigi, puntano pesantemente il dito contro i governi europei (Italia compresa) nell´affare delle cosiddette “extraordinary renditions” della Cia. Ossia le “consegne speciali”, veri e propri sequestri di persona che prevedono prima il trasferimento forzato in aereo e poi la detenzione in carceri segrete di individui semplicemente sospettati di terrorismo.
Secondo Marty sono 14 i paesi che hanno più strettamente collaborato nella costruzione di quella che Mary definisce la “tela di ragno” della Cia. Un sistema assolutamente illegale di voli tra Europa e resto del mondo per il trasferimento di presunti terroristi da un paese all’altro. Una ragnatela composta da punti di appoggio e luoghi di detenzioni come nel caso si Polonia e Romania che hanno addirittura ospitato carceri segrete. «Adesso è chiaro, anche se siamo ancora molto lontani dall´aver stabilito l´intera verità, che le autorità di numerosi paesi europei hanno attivamente partecipato con la Cia in queste attività illegali - scrive Marty nel rapporto redatto per il Consiglio d’Europa che ha aperto un´indagine dopo le rivelazioni apparse sul Washington Post e avanzate dall’Organizzazione non governativa Human Rights Watch, nel 2005 – altri erano totalmente all´oscuro o preferivano non sapere». Continua »
Giu 18
Pare di sì, a giudicare dalla reazione scomposta degli italiani a stelle e striscie ai nostri interventi critici nei confronti della politica degli USA.Vediamo di chiarire la nostra posizione.
Noi crediamo nella democrazia, ma in quella vera, pura e disinteressata, non in quella a mano armata dell’America, condizionata dal potere economico e finanziario delle Corporation.
Crediamo nella libertà, ma in quella dei popoli che hanno il diritto di scrivere da sè la propria storia senza ingerenze “umanitarie”.
Crediamo nella pace frutto del dialogo e della saggezza dei politici veri, non in quella di comodo imposta con le armi.
Così come essere a favore della natura non significa essere contro il progresso, così come essere contro la vivisezione non significa essere contro la ricerca scientifica, così come essere contro l’espansione di Malpensa (altra nostra fissazione) non significa tornare al calesse, così, allo stesso modo, denunciare l’ipocrisia dell’America e la sua pretesa di imporre a tutto il mondo il suo modello di società, non significa necessariamente essere antidemocratici come fanno chiaramente intendere i benpensanti di destra e di sinistra. Significa solo togliersi il paraocchi ideologico e incominciare a ragionare con la propria testa.
16 Giugno 2007
Ufficio stampa Excalibur
Giu 18
Signor Magdi Allam,nelll’ultimo capitolo del suo “Viva Israele” (Mondadori 2007), intitolato con molta fantasia “Grazie Israele” (pp. 175-195), Lei racconta di essere stato “segnato per la vita” dalla visita al museo Yad Vashem di Gerusalemme. Dice di essersi sentito “coinvolto, partecipe e comunque corresponsabile del più atroce genocidio della Storia, (…), quale esponente del genere umano che, circa settant’anni dopo, mostra di non aver ancora imparato il tragico insegnamento impartito da chi disconosce e oltraggia la sacralità della vita. Arrivando a negare la realtà oggettiva del massacro di 6 milioni di ebrei e a prospettare un nuovo Olocausto con l’annientamento dello Stato di Israele, tra l’esplicita condivisione degli arabi e dei musulmani e la sostanziale indifferenza e inerzia dell’Occidente”. Più sotto aggiunge che “qualora gli israeliani dovessero riuscire a catturare il presidente iraniano Ahmadinejad, il nuovo Hitler nazi-islamico, la punizione più severa che potrebbero infliggergli sarebbe costringerlo agli arresti nel museo dell’Olocausto”.
Mi permetta solo alcune osservazioni:
1) Come mai non si sente “coinvolto, partecipe e comunque corresponsabile” di un genocidio che avviene sotto i suoi occhi, sig. Allam, nel Suo amato Occidente e in virtù di una legge da Lei approvata? Continua »