Apr 12

Berlusconi è a un tempo soggetto e contenuto della campagna elettorale del ‘94. Ne è soggetto perché vi impone se stesso come problema e obbliga la sinistra a definirsi circa lui. Un caso unico nella storia italiana che un uomo politico sia soggetto e oggetto della campagna elettorale. E non solo è accaduto questo: in modo sistematico il centrosinistra lo ha imitato riproducendolo sino ad annullare la figura partito, che era la sua caratteristica politica fondamentale, il suo termine ideale.Nel 2006 Berlusconi si pone come difensore della libertà compressa nella sua stessa persona; la sinistra va all’attacco, sostenuta dalla campagna di delegittimazione della stampa internazionale, del cinema e della cultura che demonizza Berlusconi. Anche questo è un problema singolare: perché egli susciti una tale potenza di rimozione e di contrasto, senza che si possa accettare la credibilità di un pericolo, da lui costituito, per la democrazia o della conquista di voto mediante il possesso delle televisioni. Tutte queste motivazioni non le crede veramente nessuno, meno che mai quelli che le dicono. Ma l’acrimonia della condanna ha reso impossibile l’interpretazione di Berlusconi da parte della cultura italiana tutta inclinata a sinistra, che ha rinunciato a domandarsi perché accadeva ora in Italia un fenomeno unico nella storia delle democrazie. L’unica categoria politica tentata è quella del populismo, ma essa è rimasta il vizio solitario di Ferdinando Casini.

Ora il Pd ha scelto di mettere in campo Veltroni per non parlare più un linguaggio di sinistra bensì quello di Berlusconi fondato non sui blocchi sociali, ma sulla persona libera e la sua iniziativa. Berlusconi ha parlato un linguaggio così formalmente liberale, il che vale molto di più delle liberalizzazioni proposte dai liberali della cattedra, che però hanno ben compreso di non poterle compiere mediante la sinistra. Veltroni è un’imitazione che risponde al disegno di modellarsi sul primato della società civile, ma essa non ha ancora trovato radici in un popolo che applaude il segretario perché alternativo a Berlusconi, accettando la somiglianza con l’avversario come buon criterio di lotta.

Berlusconi combatte la campagna del 2008 come il vincitore già in atto, i cui problemi sono come governare un Paese e non come vincere le elezioni. Egli conta sul fatto che gli italiani vogliono uscire dalla grande crisi aperta dagli eventi degli anni duemila: dall’introduzione dell’euro a uno scambio improprio con la lira all’emersione delle potenze asiatiche, all’innalzamento dei prezzi del petrolio dei generi alimentari a causa dei nuovi consumatori, alla crisi finanziaria che ne è nata. Infine è il trauma dell’Europa di fronte a un inatteso assetto dell’economia globale che rischia di emarginarla. Accettare di governare un Paese già in crisi sul piano della legalità, delle immigrazioni, delle istituzioni, su cui giunge la delusione del governo della sinistra come panacea attesa da anni, è un atto di grande coraggio, che si può proporre soltanto ad un uomo che ha assunto la rappresentanza del Paese sulla propria persona come un destino. Nessuno ha mai combattuto le elezioni dicendo di avere già vinto, tutti hanno voluto attendere dagli elettori la causa del successo.

Berlusconi parte ora invece dalla convinzione che il corpo elettorale comprenda che egli solo può guidarla e che Veltroni è una fata morgana. Perciò rinuncia anche all’argomento con cui il centro ha sempre vinto le elezioni politiche, cioè la volontà di occupazione del potere della sinistra e il suo controllo della società. Veltroni in questo caso è un «doppio», non un’alternativa, una riproduzione, non una differenza. Per circostanze singolari il suo filoamericanismo cinematografico, lo fa credere diverso dai postcomunisti che l’hanno espresso e lo sostengono ora perché «americano» e più in grado di loro di dissimulare quella storia gloriosa su cui si fonda l’identità postcomunista.

È una rivoluzione questa? La parola è troppo grossa ma è certo un fatto unico, un evento inatteso che giunge a presentarsi come già scritto prima del voto. E la fine della sinistra italiana come fatto politico e come progetto di governo è un evento che compie il lungo percorso dell’Italia repubblicana e inaugura veramente un nuovo tempo che il Popolo della libertà si candida a scrivere, colmando il vuoto di futuro della sinistra italiana.

Apr 12

Scatta la sindrome “voto nullo”. Anche gli elettori più esperti, visto il pasticcio made in Viminale sulle schede elettorali, rischiano di non riuscire a manifestare correttamente la propria preferenza politica dentro la cabina elettorale. Per le due principali coalizioni (Pd-Idv, Pdl-Lega al Nord e Pdl-Mpa al Sud) c’è il pericolo concreto di essere privati di voti validi. Il perché è presto detto: i simboli di tutti i partiti sulla scheda sono molto ravvicinati.Quelli delle coalizioni (Pdl e Lega-Mpa, ma anche quelli di Veltroni e Di Pietro) sono praticamente attaccati. Per cui l’elettore dovrà apporre una croce sul «suo» partito senza sfiorare il simbolo che gli è vicino. Fosse pure quello di un movimento politico alleato (vedi esempio 1). Se così non fosse (vedi esempio 2) il voto potrebbe essere considerato nullo. Secondo alcune indiscrezioni, in queste ore ci sarebbe un accordo bipartisan tra forze politiche e ministero dell’Interno per riuscire a proteggere comunque la volontà dell’elettore, come prevede la legge. Meglio però non correre rischi.

Affinché il voto sia perfettamente valido, giova ricordarlo, non bisogna scrivere nient’altro che la croce sul simbolo. Qualsiasi altro segno messo per sbaglio (vedi esempio 6) rende automaticamente nulla la scheda. I più esposti a questo rischio sono gli elettori che avranno in mano più schede, come i cittadini di Roma che voteranno per Municipio (scheda grigia), Comune (azzurra), Provincia (verde), Camera (rosa) e Senato (gialla). Meglio aprirle una alla volta (mai sovrapporle) e perdere qualche secondo anziché qualche voto.

Sulle schede di Camera e Senato la croce dev’essere una sola e deve essere scritta solo ed esclusivamente dentro il quadrato che contiene il simbolo prescelto, pena nullità (vedi esempi 3 e 4). Qualsiasi scritta sulla scheda (fosse anche il nome di uno dei candidati premier, vedi esempio 5) compromette la validità del voto.

Chi non volesse esprimere preferenze per nessuno dei partiti ha, come sempre, due possibilità: scheda nulla o scheda bianca. Come abbiamo visto, chi vuole annullare la scheda (vedi esempio 10) ha mille e una opzioni. Lasciare la scheda bianca (esempio 7), invece, significa correre il rischio che qualche «manina» in fase di spoglio la trasformi in voto a proprio uso e consumo.

Non è consentito assolutamente manifestare le proprie idee politiche al seggio, pena la nullità del voto (esempio 9), né tantomeno portare dentro la cabina telefonini o macchine fotografiche (esempio 8). In questo caso l’elettore rischia una denuncia penale, non l’annullamento del voto.

Apr 12

“C’è qualcosa di inquietante” Commenta così Walter Veltroni gli insulti rivolti da Berlusconi agli elettori di centro sinistra e a Totti per il suo sostegno a Rutelli. “Come si permette di dare dei grulli a elettori che la pensano diversamente da lui?” si è chiesto il leader del Pd, intervistato a “Rai News 24″ e a “Radio anch’io”. “Non ho mai usato parole non rispettose verso il mio avversario” ricorda Veltroni. Per Berlusconi l’Italia ha bisogno di uno statista? “Bene,ma lo statista non c’è”. L’Italia “non ha bisogno di barzellette”, è Paese serio “che merita d’essere rappresentato seriamente”

Apr 12

“Noi ci abbiamo provato e scegliamo limpidamente l’opposizione non per una cultura minoritaria ma perché non ci sono le condizioni politiche per fare un compromesso con le altre forze”. Lo ha detto il candidato premier della Sa, Bertinotti durante il discorso di chiusura della campagna elettorale a Roma. “Vogliono cancellare la sinistra il voto alla Sinistra Arcobaleno è importante anche come cuneo contro la grande coalizione”. Critiche al Pd e alla candidatura Calearo:”Ha messo insieme lupo e agnello. E il debole perde sempre”.

Apr 12

“Chi vota Berlusconi consegna alla Lega il futuro del Paese”. Lo ha detto Casini, candidato premier dell’Udc, secondo il quale “l’Italia è unita” e non si “può fare una Lega al nord e una Lega al sud” e “non è possibile prendere voti al sud parlando male del nord” e viceversa. Sui brogli il leader Udc, invita a “vigilare”,ma esprime “fiducia nelle istituzioni”. Chi “vota Udc -ha detto Casini- segue la propria coscienza, la propria fede, i propri princìpi. E’ la nostra identità”. Casini smentisce che ci sia stato un tentativo da parte di Boselli di allearsi con l’Udc: “Questa è una notizia che non risponde al vero”.

Apr 12

Boselli, candidato premier del Partito socialista, non ha dubbi. “Con i voti radicali supereremo abbondantemente il 4 per cento”, dice a Radio Radicale. “Il voto dei compagni e degli amici radicali - prosegue - è molto importante, e per questo mi rivolgo a loro”. Poi nota: “Che i radicali potessero fare un accordo politico programmatico con Veltroni e contemporaneamente uno identico con Boselli mi sembrava difficile”. E giudica “sbagliate” le scelte del gruppo dirigente radicale. A Veltroni dice: “Un Berlusconi era già sufficiente, non avevamo bisogno del Berlusconi della sinistra”. E a Bertinotti risponde: “I patti si fanno prima del voto,non dopo”

Apr 12

Silvio Berlusconi promette che svolgerà “al meglio delle sue possibilità” i doveri di governo, anche se vede davanti a sé “un lavoro difficile che dovrà essere affrontato con preoccupazione”. Il leader del PdL torna sull’appello per il “voto utile” agli elettori del centrodestra. “Chi vota per un partito minore -spiega a ‘Mattino Cinque’- disperde il suo voto ed ottiene un risultato addirittura opposto a quello che avrebbe desiderato, visto che penalizza il PdL e fa il gioco della sinistra”. A chi gli ricorda che Totti,bandiera della Roma,sosterrà Rutelli,candidato sindaco di Roma,Berlusconi nota:”Quando uno non ci sta con la testa,non ci sta”.

Apr 12

L’onorevoe Santanchè risponde agli attacchi e alle critiche fatte da Berlusconi e dice: “Le offese di Berlusconi mi inorgogliscono perchè vengono da chi,seduto sui suoi miliardi, non conosce vergogna:ha paura della Destra e ha perso la testa” Risponde così Santanchè -candidata premier della Destra-alle dichiarazioni di Berlusconi. Noi- aggiunge- potremmo essere determinanti per la cultura politica della nostra nazione”. Punta il dito contro i “due contenitori di plastica identici” PdL e Pd che sanno di “inciucio”.Santanchè esorta gli italiani ad un “sussulto nel segreto dell’urna” e le donne “a cucinare Berlusconi”.

Apr 12

Più che il comizio per Slivio Berlusconi conta il luogo… e il luogo parla chiaro: Roma, Colosseo, Arco di Costantino, l’arco trionfale che il Senato romano eresse nel 315 per celebrare la vittoria dell’imperatore Costantino contro Massenzio. Silvio Berlusconi sceglie questo luogo per il comizio finale della campagna elettorale: non importa quanta gente arriva, cosa dirà “Lui” e cosa vorranno sentirsi dire queste persone assiepate lungo la passeggiata archeologica, ai piedi del colle Palatino e poi anche oltre la strada. Importa che Berlusconi sale su questo palco che lo scenografia ha voluto proprio ai piedi dell’arco; importa che il logo tondo bianco-azzurro “Popolo della libertà-Berlusconi presidente” ha lo stesso diametro dell’arco e che in prospettiva l’Arco diventa la cornice naturale del palco e del simbolo. Importa che Berlusconi stasera a Roma celebre il suo trionfo. Almeno tre giorni prima del responso delle urne.“Trentamila persone” dicono gli organizzatori. La questura non si pronuncia. Chi se ne intende dice che alla fine saranno al massimo diecimila. Ma il cuore della manifestazione è quando tutto finisce, quando “Meno male che Silvio c’è” smette di suonare e il Cavaliere, novello imperatore, fa a piedi 7-800 metri a fianco del Colosseo, stringendo mani, parlando con le persone, abbracciando bambini, ricevendo nelle mani bigliettini con - si presume - richieste scritte, desideri, speranze. Come gli ex voto a un santo o i desideri infilati nelle fessure del Muro del pianto a Gerusalemme. Ecco sì, c’è qualcosa di messianico in questa passeggiata: nei gesti, nei tempi, negli atteggiamenti. Ed è questo quello che conta. Mica il comizio. Conta che c’è una fetta di questo paese che ha bisogno di avere santi ed eroi. E di coltivare personalità.

Il comizio in realtà è un flop. Convocato per le diciassette, inzia con le note un po’ tristi dell’orchestrina del maestro Morselli, repertorio da Santana a “10 ragazze per me” di Mogol, ragazze sul palco vestite di lurex che ballano a tempo ma senza cuore. Il popolo della libertà arriva piano piano. Difficile decifrarlo: sarà per l’ora - mezzo pomeriggio di un giorno feriale - sarà per il tempo - nuvole in cielo che minacciano pioggia - e sarà anche perché di questa campagna elettorale siamo un po’ tutti stanchi, non c’è una grande ressa. Età media, più donne che uomini, e quegli uomini per lo più in età da baby pensionati, parecchi ragazzini, molte borse Vuitton e Prada imitate, giacche a vento, scarpe da ginnastica e golfini, zaini e jeans. Insomma, platea popolare e per lo più femminile. Quattro pullman arrivano da Gaeta e srotolano uno striscione che è un programma: “Silvio, le donne di Gaeta con te. Assolutamente in piedi”.

Prima parla Alemanno candidato sindaco ed è un monologo sulla sicurezza, “via gli zingari”, via gli extracomunitari “che si passano la voce sulla coste dell’Africa e si danno tutti appuntamento a Roma”. Boati, applausi e bandiere. Passa il tempo, il Cavaliere non arriva ma sta registrando Porta a Porta. Ci pensa Fini ad intrattenere la folla che via via riempie la passeggiata archeologica. Il presidente di An, lassù, solo, su quel palco che non è riuscito a convocare le migliaia di militanti previsti, sembra uno di quegli sposi che aspettano nervosi in chiesa la sposa ritardataria. “Ci sono momenti in cui prima del partito viene la patria” spiega Fini cercando di giustificare la fusione del partito di via della Scrofa nel Pdl. “Sarei stato solo l’ennesimo candidato premier…”. Alle 19 arriva Berlusconi e la platea un po’ sonnecchiosa si sveglia. Bandiere, cori, grida, basta l’apparizione per soddisfare gli animi. Lo chiamano culto della personalità. Che in genere è una deriva dei regimi.

Il canovaccio dell’intervento è quello di sempre: Ici, sicurezza, riduzione delle tasse, soprattutto la demolizione pezzo per pezzo dell’avversario Walter Veltroni “uno straordinario affabultatore a cui avevamo quasi creduto ma che invece ha raccontato un sacco di bugie”. Poi l’ossessione del voto utile “non datelo ai partiti minori” e dei brogli: “Andate e convincete le genti”; “Andate e sorvegliate”. Poi le donne, quasi il tormentone di questa campagna elettorale. Sale sul palco Alessandra Mussolini, “bella tusa” le dice il Cavaliere. “Ma io le donne-domine-nostre padrone, le amoooo - sorride Berlusconi - siete le più brave, le più essenziali, quelle più abituate alla vita e al dolore. Vi amiamo anche perché siete il 53 per cento dell’elettorato”. E se poi ha chiesto di fare qualche crostata per i responsabili di lista in servizio ai seggi … e via, cosa sarà mai. Il pubblico femminile è d’accordo. E lo dimostra.

Quando Berlusconi lascia il palco sono le 19 e 45. Prima l’Inno di Mameli, cantato da tutti con la mano sul cuore (una risposta a Veltroni?), poi le note di “Azzurra è libertà” e infine “presidente siamo con te, meno male che Silvio c’è” mentre Berlusconi fa il solito giochino delle domande. “Volete voi un paese governato dai comunisti?” noooooo. E via di questo passo.

Qualche goccia d’acqua. Sembra tutto finito ma il meglio deve ancora arrivare. Il corteo delle sei auto con cui di solito va in giro, è pronto, portiere aperte, per ripartire. Ma Berlusconi decide di fare a piedi la passeggiata che parte dall’Arco di Costantino e costeggia il Colosseo. Quella della via Crucis, anche. Lungo le transenne si accalcano fan, adulatori, quasi “credenti” in adorazione. Le signore Rossana, Alma e Silvana gli hanno appena stretto la mano: “Lui è una boccata d’aria, che bel sorriso, un po’ di ottimismo”. Sì signora, ma i conti pubblici, il caro vita….”Eh, piano piano con un po’ di ottimismo si aggiusta tutto”. Ildegarda ha 13 anni e farà di tutto, accudita dalla mamma, per avere il suo autografo: aspetta, spinge, spintona, chiama. Alla fine ce la fa. Perché proprio lui? “Mi piace per il carattere…”. Poi tocca al piccolo Domenico, sei mesi, cuffietta bianca in testa: i genitori vogliono che Berlusconi lo prenda in braccio, lo tolgono dalla culla e glielo consegnano. Il Cavaliere si fa anche fotografare. Quando il padre lo riprende in braccio sussurra felice al piccolo Domenico: “Sarai un bambino ricchissimo”. Ce n’è per tutti, sono le venti e trenta, sembra non finire mai. Un giovane comunica a Berlusconi che Totti ha fatto la campagna per Rutelli. Il presidente del Milan non ha dubbi: “Peggio per lui, si attirerà l’antipatia di tutti. Non ci sta con la testa”. Le celebrazione di un trionfo, appunto. Peccato che si debba ancora votare.

Apr 12

L’affluenza degli italiani all’estero per le elezioni politiche è stata del 41,66% (era al 42,07% nelle elezioni del 2006). La percentuale si riferisce ai plichi restituiti con le schede votate, pari a 1.204.720 (1.135.617 nel 2006). Il numero degli aventi diritto al voto è di 2.924.202 rispetto ai 2.707.988 del 2006. Lo ha reso noto il vice ministro degli Esteri, Danieli, in conferenza stampa. C’è stato qualche “disguido” e qualche “anomalia”, ma “tutto il resto è gossip”, ha detto Danieli ai giornalisti sulla presunta compravendita di schede.