Raccogliere cinque milioni di firme per “mandare a casa il governo”.Berlusconi spiega ai vertici di Forza Italia l’obiettivo della mobilitazione prevista per metà novembre. Secondo quanto riferito dai partecipanti alla riunione, l’ex premier avrebbe ribadito la sua contrarietà all’ipotesi di un governo istituzionale. Riterrebbe che a scatenare la crisi sarà un “voto decisivo” su una questione “politicamente rilevante”. E confiderebbe, infine, nella compattezza della CdL: anche l’Udc è sulle posizioni degli alleati.
Giornata nera per l’Unione in Senato, giovedì 25 ottobre. Il centrosinistra è stato battuto sette volte in Aula durante l’esame del decreto collegato alla Finanziaria: l’ultima, a tarda notte, su un emendamento dell�ex Pdci Fernando Rossi che raddoppia il bonus per gli incapienti, portandolo da 150 a 300 euro, con un costo di 5 miliardi di euro. Poi il dl sulla Finanziaria è stato approvato. Il premier striglia gli alleati governo Prodi è passato al Senato il decreto collegato alla finanziaria con 158 si e 155 no. Ma ieri è stata una giornata nera per il centrosinistra che è stato battuto sette volte in aula: l’ultima sconfitta, a tarda notte, su un emendamento dell’ex Pdci Fernando Rossi che raddoppia il bonus per gli incapienti, portandolo da 150 a 300 euro, con un costo di 5 miliardi di euro. L’emendamento è stato votato, oltre che dai senatori del centrodestra, anche dall’altro dissidente della sinistra radicale Franco Turigliatto. Determinanti i due senatori della sinistra, che hanno portato i si a quota 157; i no si sono fermati a 155.
Il presidente del Consiglio Romano Prodi, di fronte all’ennesima dimostrazione di divisione e frammentazione della coalizione al Senato sulla finanziaria, decide di alzare i toni chiedendo con fermezza agli alleati di rispettare gli impegni presi davanti ai cittadini “è giunto il momento che tutte le forze politiche della maggioranza dicano chiaramente se intendono continuare a sostenere il governo o se vogliono invece far prevalere gli interessi di parte su quelli del Paese”.
Nonostante la maggioranza sia in crescente difficoltà e il centrodestra chieda con sempre più forza che si vada al voto prima possibile, Napolitano insiste sulle riforme, a cominciare da quella elettorale, da fare prima delle elezioni. Ma la sua voce cade nel vuoto. Quanto è successo l’altro ieri in Aula alla Camera con la riforma costituzionale che si è impantanata, la dice lunga sul clima politico. La Cdl sente di avere il vento in poppa con i sondaggi che la danno superfavorita e non ha quindi nessun interesse a affrontare una logorante stagione di riforme istituzionali che allontanerebbero la data delle elezioni. Così Berlusconi ha risposto al presidente della Repubblica con un secco no. «Non c’è modo - ha detto - e spazio per collaborare con questa sinistra sulle riforme». Napolitano ha rilanciato l’invito al dialogo davanti ai Cavalieri del Lavoro. È tornato a chiedere «una maggiore concentrazione» e più determinazione a trovare una soluzione «attraverso le indispensabili intese». A chi preme per andare subito al votro, Napolitano manda a dire che anche con un nuovo Parlamento, ci sarebbero gli stessi problemi di «governabilità» senza «equilibrati punti di riferimento» alle prese con «l’effetto negativo di esasperate forme di spettacolarizzazione e di contrapposizione politica». Napolitano fa anche capire che con le sue affermazioni non intende aiutare uno schieramento, o come il centrodestra gli rimprovera, di allungare la vita di una legislatura ormai morta. Napolitano sottolinea che è mosso solo «dall’impegno di favorire l’affermazione di un clima più propizio per la soluzione dei problemi». Napolitano una puntura l’ha riservata anche a quei ministri che hanno polemizzato con l’Fmi e il Governatore Mario Draghi sul ridimensionamento delle previsioni di crescita economica. «Le diversità di giudizio che si esprimono in sedi internazionali devono essere considerate legittime e fisiologiche perchè lo scenario mondiale ha notevoli incertezze». Continua »
Anche se persino qualche suo collaboratore si prepara a fare gli scatoloni. Da oggi al premier non resta che abbracciare il rosario, sperare e aspettare. Inizia una serie a dir poco di fuoco. Nel pomeriggio si votano le pregiudiziali al decreto legge fiscale collegato alla Finanziaria. Se solo una passa, il decreto è finito e la Manovra crolla. Domani invece si passa agli emendamenti: non sono molti, ma alcuni sono davvero insidiosi. Come quello che hanno presentato i due dissidenti ulivisti, Bordon e Manzione, sulla riduzione dei ministeri e che potrebbe essere sostenuto anche dal centrodestra. Se sarà superato anche il fuoco di fila degli emendamenti, si arriverà a giovedì quando sarà votato tutto il provvedimento. Chiuso il capitolo decreto fiscale, Prodi avrà un po’ di respiro. Ma solo un po’. Il 5 novembre si riparte, di nuovo a Palazzo Madama, questa volta per discutere della Finanziaria vera e propria. Saranno dieci giorni di passione perché il programma prevede che la sessione di bilancio al Senato termini il 15: non a caso Berlusconi ha convocato le piazze per il 17 per chiedere direttamente il voto, sicuro com’è che quel giorno Prodi sarà solo un ricordo. Finita questa ondata, se il Professore avrà retto anche a questa prova, tutto il blocco Finanziaria andrà alla Camera dove, se ci sarà solo una modifica, anche solo una virgola, tornerà al Senato. E una modifica potrebbe esserci perché l’idea prevalente negli ambienti del ministero dell’Economia è quello di accorpare il protocollo del welfare alla Finanziaria quando questa arriverà a Montecitorio. Tutto in un maximendamento con fiducia da rispedire poi a Palazzo Madama. Nel frattempo proprio il protocollo, sarà esaminato dalla Camera e la sinistra radicale potrebbe affondare i suoi colpi visto che chiede di cambiarlo seppur parzialmente. Tutto finito? Macché. Prodi a quel punto avrà superato forse gli ostacoli più grandi. Ma il suo cammino è disseminato di trappole che la Cdl, ma anche l’Unione, gli stanno preparando. Una per esempio è la mozione che chiede il ripristino del nucleare. È un’iniziativa annunciata da tempo che il leader dell’Udc, un vecchio marpione dei lavori parlamentari, non ha ancora
tradotto in pratica. Nel senso che non ha ancora presentato la mozione né alla Camera né al Senato. «Aspettiamo il momento più propizio», fanno sapere da via Due Macelli. Si attende prima di capire insomma come si evolverà la situazione. Anche perché, giurano per esempio a Forza Italia, quel testo potrebbe avere la maggiorana persino alla Camera. Fin qui tutto ciò che è programmato. Poi ci sono le eventuali e varie, le improbabilità, gli imprevisti. Uno dei campi minati è quello delle riforme istituzionali. Poi c’è il fantasma del referendum che aleggia. Se non ci
sarà la riforma elettorale, si andrà alla consultazione popolare, che per i piccoli partiti significa chiudere i battenti, scomparire. E l’Unione si regge proprio sui piccoli come Udeur, Italia dei Valori, socialisti, liberaldemocratici di Dini. Non a caso proprio tra i piccoli sperpeggia l’idea scabrosa di far cadere subito il governo in modo da andare a votare all’inizio dell’anno prossimo e assicurarsi la vita almeno fino al 2013. ipotesi, ipotesi, ipotesi. In queste ore se ne fanno e delle più varie. Di sicuro a gettare altro fuoco sulla benzina c’ha pensato Giorgio Tonini, il
ghostwriter di Veltroni. Proprio nel momento in cui da Fassino a Rutelli, passando per Rutelli e Mastella, con la benedizione di Bertinotti e Marini sembra avvicinarsi un’intesa sul modello elettorale tedesco, il fedelissimo
del nuovo leader del Pd avverte: no, meglio il referendum. Se questa fosse la linea anche di Veltroni (che ieri ha contattato personalmente alcuni senatori perplessi e ha visto Prodi) il governo non ha nessuna chance di rimanere in piedi per un altro minuto.
E’ quanto emerge dal decimo rapporto Sos Impresa presentato oggi dalla Confesercenti, alla presenza del viceministro dell’Interno, Marco Minniti. Il rapporto evidenzia “il crescente condizionamento delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nel tessuto economico del Paese”. Dei 90 miliardi che costituiscono il giro d’affari stimato delle organizzazioni mafiose, circa 30 miliardi costituiscono un costo per i commercianti. Il fatturato mafioso trova infatti i suoi principali canali di alimentazione nell’usura e nell’imposizione del pizzo alle attività commerciali. Sono 160 mila i commercianti che pagano il pizzo, di cui ben 132 mila in quattro regioni (Sicilia, Calabria, Campania e Puglia). Le province più a rischio sono Caltanisetta, Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria. I commercianti taglieggiati rappresentano oltre il 205 dei negozi italiani. Percentuale che dale all’80%, in città del Sud come Catania e Palermo. Di poco inferiore il numero delle persone vittima dell’usura, “un fenomeno sociale diffuso” che, ha spiegato il rapporto, “si espande secondo la congiuntura economica”.Nel triennio 2004-2006, 165 mila attività commerciali e 50 mila alberghi e esercizi pubblici sono stati costretti alla chiusura. Il numero di commercianti coinvolti in rapporti usurari, è oggi stimato in oltre 150 mila, e poichè ciascuno si indebita con più strozzini le posizioni debitorie possono essere ragionevolmente stimate - secondo l’indagine - in oltre 450 mila. Ciò che suscita più allarme è che sono almeno 50 mila le associazioni per delinquere di tipo mafioso finalizzate all’usura. Nel complesso, il tributo pagato dai commercianti ogni anno a causa della lievitazione del capitale e degli interessi si aggira attorno ai 12 miliardi di euro. Ma l’assalto della criminalità organizzata, ormai, ha compiuto il salto di specie, e nel mirino non ha più solo il piccolo commerciante o imprenditore. Secondo la Confesercenti la mafia arriva a condizionare anche grandi gruppi industriali nazionali. Continua »
Secondo Bonaiuti di Forza Italia “la manifestazione di sabato a Roma conferma che questo governo è sotto continuo ricatto dell’estrema sinistra. In queste condizioni Prodi può fare una sola cosa: gettare la spugna”. Dello stesso avviso Gasparri di Alleanza Nazionale “La manifestazione della sinistra radicale accelera la fine del Prodi.Le richieste della piazza rossa non sono compatibili con quelle dei centristi. Napolitano prenda atto che il voto è l’unica scelta democratica. Maroni della lega ribadisce “Dopo il corteo la sinistra non farà sconti”. Rotondi (DcA): “Il corteo e la Manovra sono 2 colpi finali a questo governo”.
“Berlusconi non sogna spallate, ma si limita a mettere in evidenza la dura realtà che determinerà la caduta del governo Prodi”.Così Cicchitto (Fi) ha replicato a Chiti, che ha invitato chi nella CdL non “è d’accordo con la spallata” al dialogo sulla legge elettorale Per Gasparri (An), “la questione della legge elettorale non può essere pretesto per non andare alle elezioni”. Per Rotondi (DcA): “E’ tempo scaduto sulle riforme. La maggioranza non può pensare ora di dialogare con l’opposizione alla vigilia della sua caduta rovinosa”.
Ho letto la notizia su “LA SICILIA”, quotidiano edito a Catania. E sono andato a riscontrarla sul “Corriere della Sera”, il più completo e prestigioso quotidiano italiano. Niente da fare: sul “Corriere” c’è di tutto e il contrario di tutto. Ma di questa notizia dirompente neppure l’ombra. Troppo impegnati a decantare le glorie di USA/Israel. E a riempire pagine con autori sionisti al fine di convincerci della santità della causa giudeocristiana. Amen.Torniamo alla notizia, prendendo atto di come la “libera stampa” ci condiziona secondo i voleri degli “usurai della terra”. “LA SICILIA” estrae la notizia da un rapporto della “Natural Resources Defence Council” che illustra la disponibilità delle armi USA dislocate nel mondo intero. E l’Italia vi figura con 90 bombe atomiche dislocate nelle basi USA di Aviano e di Ghedi. Nel corso dell’articolo si chiarisce che “Stone Ax” “è il nome segreto per la difesa nucleare che l’Italia e Stati Uniti hanno in gran segreto rinnovato dopo il 2001″.
Avete capito come funziona la “democrazia” in Italia? Celebriamo un referendum per abolire quel poco di nucleare civile che avevamo. E, giorni fa, qualcuno ha avanzato la proposta che sì, forse con la fame d’energia che ha l’Italia, si potrebbe istallare una qualche centrale nucleare. E molte “anime belle” a protestare: nucleare? Mai e poi mai. Nel frattempo, zitti zitti e chiotti chiotti, gli USA tengono in Italia 90 ordigni nucleari.
Zitti zitti e chiotti chiotti gli USA. Zitti zitti e chiotti chiotti i politici nostrani, gli opinionisti nostrani, i giornalisti nostrani. Tutti presi ad illustrarci quanto sono belli e bravi Berlusconi e Prodi. E l’importanza che si scelga tra “centrodestra” e/o “centrosinistra”. E, mentre il teatrino della democrazia impazza, l’Italia e gli USA “stringono accordi segreti” di cui nessuno parla. E che nessuno denuncia. Continua »
Noi Italiani abbiamo perso la guerra e, nel 1947, siamo stati costretti a firmare un Trattato di Pace. Nel quale, tra le tante richieste strane ed ingiuste, c’è l’imposizione che “l’Italia si impegna a non consentire la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista”. Dopo, siamo diventati “alleati” dei nostri vincitori. E, come alleati, siamo entrati nella NATO, abbiamo concesso 113 basi militari agli USA e partecipiamo alle campagne militari degli USA per “esportare la democrazia” nel mondo intero.I “Padri Costituenti”, a dire il vero, un po’ si vergognarono di quel divieto impostoci nel Trattato di Pace. E, per un residuo di pudore, lo inserirono tra le “norme transitorie”. Solo che la casta di ladroni e traffichini che da allora amministra la “res publica”, troppo presa a saccheggiare le risorse degli Italiani, si è scordata del pudore dei Padri Costituenti. Ed ha rafforzato quel principio transitorio della Costituzione con delle apposite leggine (Legge Scelba, Legge Modigliani/Mancino ecc.). Continua »
Per partecipare ad una campagna elettorale è necessario presentare una lista di candidati con un simbolo ,dopo aver raccolto un certo numero di firme secondo quanto la legge in materia prevede,lmeno per i gruppi politici minori.Accettata la lista, i candidati che ne fanno parte iniziano a girare per il proprio collegio elettorale , nell’ambito del proprio Comune o provincia o regione,organizzando riunioni o comiziando.I comizi, in verità, ormai inflazionati, non sono quasi più di moda ed anche perchè per comiziare bisogna avere quantomeno un po’ d’arte oratoria.E, questa, scarseggia in rapporto al sempre più crescente abbassamento del livello qualitativo dei candidati.
In ogni caso un candidato promette agli elettori un sacco di cose che, se eletto, non potrà mantenere facendo parte dell’opposizione o mantenere difficilmente facendo parte della maggioranza.
Dopo sessant’anni di elezioni di ogni ordine e grado abbiamo imparato.Di quello che promettono i candidati solo il 10%, in generale, viene mantenuto.Ovviamente gli inadempienti trovano poi giustificazioni varie a loro discolpa.E la stessa cosa dicasi dei programmi elettorali sottoscritti dalle grosse coalizioni.
Infatti,se gli elettori si prendessoro a briga di andare a controllare il contenuto del programma elettorale di una coalizione e lo confrontassero con quanto veramente attuato a fine legislatura , si accorgerebbero delle tante cose promesse e non fatte.
Ma non conosco un elettore che sia andato a fare questo controllo, cosa che sta a dimostrare quanto poco interesse o quanta poca maturità politica abbiano gli elettori in generale.
I candidati, nel loro tentativo di essere eletti ,promettono, promettono, promettono.Infatti il sistema elettorale democratico è la “terra della promessa”.
Un’altra caratteristica della vita della rappresentanza consiste nel fatto che chi sbaglia non paga contrariamente a quanto, invece ,accade nella vita normale.
Per cui, a prescindere da quel rappresentante che commette reati previsti dal codice penale per i quali potrebbe scattare un’azione giudiziaria, per gli errori derivanti da scelte politiche non esiste alcuna forma di punizione. Oggi nella scuola hanno proposto di rimettere cose che una volta esistevano. Allora il legislatore che le tolse sbagliò?
E’ chiaro che con questa forma di immunità implicità, ognuno vuole andare a fare il rappresentante del popolo, perchè lo stipendio è buono e, sbagliando, non si paga. Continua »
Mentre Grillo impazza sulle piazze e sfonda nella RAITV, al Senato della Repubblica va in scena uno spettacolo che più squallido non si può. I fatti sono noti. Conviene guardare oltre.C’era il “centrosinistra” che, nel 2006, ha vinto le elezioni. Ma che, subito dopo, comincia a dividersi e a spappolarsi. Tanto per dire, DS e Margherita progettano di dar vita ad un soggetto unico: il Partito Democratico. Anche la “sinistra radicale” sogna un unico contenitore: la “cosa rossa”. E da questo polemiche a non finire. Come se non bastasse, Di Pietro sogna di cavalcare la protesta di Grillo. E va forte nei sondaggi. Dini si crea un suo mini partitino dei “liberaldemocratici” e dichiara che “si riserva di votare (o di non votare) i provvedimenti che il Governo proporrà”. Mastella, sentendosi tradito e scavalcato da Dini, minaccia sfracelli. Il buon Mastella minacciava la crisi per via della legge elettorale che tarda a venire. Se, a questo si aggiunge, che Dini potrebbe diventare il “pupillo di Berlusconi”, Mastella ha buoni motivi per sentirsi allarmato. Ma come lui, Clemente di Ceppaloni, principe dei voltagabbana, bruciato sui tempi da quel mollusco di Dini? Ed avverte minaccioso: “o Prodi chiarisce oppure si va ad elezioni anticipate”. Il tutto fa dire a Bertinotti: “Siamo tutti un po’ precari”. Mentre D’Alema osserva: “la giornata di ieri e altri episodi creano una grande preoccupazione”.
In poche parole: Prodi è ormai “cotto”, la maggioranza spappolata. E i singoli politici di quello che fu “l’Ulivo”, fanno di tutto per acquisire visibilità. Anche a danno dell’Unione. Continua »