Dic 15

Beppe Grillo è andato al Senato pedalando un risciò per consegnare a Marini “un libretto nero con tutte le domande avanzate” e ha depositato a Palazzo Madama 18 casse contenenti 350 mila firme per il ddl di iniziativa popolare sulla non candidabilità degli inquisiti. Beppe Grillo ha dichiarato ai giornalisti “Tentiamo di mandare democraticamente a casa tutti quei funzionari-salma. Vogliamo un popolo libero senza pregiudicati per reati, anche gravissimi, in Parlamento. La politica è cambiata dall’8 settembre. Tutti vogliono cambiare il nome dei partiti. Perché non cambiano loro?”. E sul Presidente della Repubblica Napolitano aggiunge “Ha detto che non è l’Italia di Grillo. Meno male, perché questa è l’ Italia di Napolitano”. Sull’informazione commenta “E’ il cancro della società. Aboliamo l’Ordine dei giornalisti, è fascista”.

Dic 12

Secondo quanto scrive il quotidiano “La Repubblica” Silvio Berlusconi è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione e istigazione alla corruzione. Berlusconi, secondo quanto dichiara il giornale, avrebbe segnalato ad Agostino Saccà, presidente Raifiction, i nomi di 4 candidate attrici. Il giornale parla anche di un incontro del leader di Forza Italia con il senatore Nino Randazzo per prospettargli un posto nel prossimo esecutivo se avesse “cambiato cavallo”. Nel lungo articolo, che apre la prima pagina, “Repubblica” riferisce di “un telefono intercettato dell’alto dirigente del servizio pubblico”.

Silvio Berlusconi risponde in modo freddo e deciso sulla presunta indagine su di lui: “Non ho avuto nessuna notizia, i fatti riportati da La Repubblica hanno solo l’intento di distorcere la realtà, non c’è alcun rilievo penale. Questo presunto scoop di Repubblica è una montatura assoluta. C’è odore di elezioni,campagna elettorale e subito l’armata rossa della magistratura si rimette in moto. Siamo di fronte ad un regime di non piena libertà. Grave che ci sia un’incursione della magistratura con intercettazioni e telecamere nei confronti di un leader”.Alla presenza di “un governo disastroso ho solo fatto la corte ai senatori ma tutto questo è avvenuto alla luce del sole.

“Il quotidiano ‘La Repubblica’ è diventato la Gazzetta Ufficiale specializzata nella pubblicazione” con “obiettivi prescelti politicamente” di intercettazioni. Sono “veleni”. Così Bondi (FI) replica a quanto riportato su Berlusconi che sarebbe indagato per corruzione. Cicchitto (FI): attacco per ripristinare un “clima di rissa”. La Russa (An): “Il solito deja’ vu.Tutte le volte che c’è una situazione politica particolare interviene un provvedimento giudiziario”. Landolfi, presidente Vigilanza Rai (An): una vicenda “assurda”,”sa di montatura”. Buttiglione: per i giudici è sempre “colpevole”. Rotondi (DcA): è “commedia” napoletana.

Dic 02

Dopo la dichiarazione di Putin dove egli dice che l’Italia è la ‘culla della mafia’, abbiamo intervistato il prof. Giovanni Bartolone, storico siciliano, autore del libro ‘Le altre stragi, le stragi alleate e tedesche nella Sicilia del 1943-1944′ è stato pubblicato presso la tipografia Aiello & Provenzano di Bagheria nel 2005, e del saggio che ha per titolo “Luci ed ombre nella Napoli 1943-1946″, che sta in Atti del Convegno di studi tenutosi a Napoli il 5 marzo 2006, AA.VV., “Napoli nella seconda guerra mondiale”, I.S.S.E.S. ( Istituto di Studi Storici Economici e Sociali, Napoli, 2006. DOMANDA. La mafia come vediamo dai processi e dai film è qualcosa che c’è. Ma non solo la Sicilia e l’Italia sono ‘famosi’ per questi motivi, ma anche la Cina, e la stessa Russia e l’America non ne sono assenti. RISPOSTA. Purtroppo, oltre la Sicilia, anche Cina, la Russia e l’America sono afflitti da fenomeni mafiosi. Basti pensare alle famose Triadi cinesi, la cui ferocia è tale che i pur terribili crimini commessi da Cosa Nostra si ridimensionano fino quasi a sembrare peccati di timide educande. Anche in America non si scherza: la formidabile rinascita di Cosa Nostra, seguita alla sconfitta del Fascismo nella Seconda guerra mondiale, origina dai “consigli”, dall’appoggio dato ai mafiosi, reduci dal confino, da parte di noti gangster italoamericani, penso a Lucky Luciano o Vito Genovese, giunti in Italia nel 1943 per favorire l’occupazione Alleata della Penisola e piazzati in posti strategici nel Governo Militare d’Occupazione Alleato. Il fenomeno del banditismo mafioso in America è annoso e coinvolge diverse etnie. Già Solgenizin nel suo Arcipelago Gulag denunziava la presenza di fenomeni paramafiosi in Russia. Le mafie negli stati ex sovietici sono numerose e molto potenti. I loro rapporti con la classe politica sono accertati e documentati. Molte pagine di giornale o libri sono stati dedicati alla presenza di queste “famiglie” in Italia e ai loro rapporti con Cosa Nostra. DOMANDA. In America, dove tu sei andato anche per studio, e. il tuo libro ‘Le altre stragi’, ci fa capire che l’America la conosci bene, . in che misura, se c’è lo puoi spiegare, la mafia non è solo siciliana ma c’è anche quella cinese e quella ebraica?. RISPOSTA. In America in seno a molte etnie sono sorte organizzazione mafiose. Ad esempio “l’avvocato” di Lucky Luciano era l’ebreo Meyer Lansky. Cosa Nostra americana negli ultimi anni ha avuto diversi problemi per reggere la “concorrenza” delle altre mafie. In alcuni casi è stata costretta a ricorrere all’aiuto della “consorella” mafia siciliana. “Picciotti” siciliani sono stati inviati in America per fare qualche “favore” agli “amici” negli States. Qualche mafioso italoamericano sarebbe stato inviato negli ultimi anni in Sicilia a seguire un “corso d’aggiornamento”, ad esempio su come si deve chiedere il “pizzo”, fare un estorsione. DOMANDA. Tu come intellettuale e storico siciliano, che siciliano sei da sempre, come vivi nella tua città Bagheria il rapporto tra persone ‘perbene’ e ‘mafiosi’ se ci sono se li conosci. RISPOSTA. La presenza di fenomeni mafiosi data a Bagheria fin dalla prima metà del 1800. La Piovra ha vaste radici in città. Negli ultimi anni, grazie ad una maggiore sensibilità antimafia non è stato così conducente ostentare amicizie mafiose, ad esempio durante una campagna elettorale, come accadeva fino agli anni ‘60. I rapporti tra mafia e persone “per bene” sono antichi. A volte mafiosi e persone “per bene” sono stati la stessa cosa. Il mafioso fa una “normale” vita di società. Cosa che non fa il “normale” delinquente. A volte, però, si scopre che una persona è mafiosa solo dopo che è stata arrestata per collusione o appartenenza a Cosa Nostra. Due scioglimenti per mafia, ed un terzo evitato per poco, hanno indotto una parte della classe politica bagherese ad una maggiore prudenza nei rapporti con personaggi “chiacchierati”. Molti politici locali non sono stati mai collusi. Son finiti i tempi, anni ‘70, quando qualche politico locale dichiarava: “La mafia non esiste”. Altri hanno combattuto la mafia e i suoi rapporti con la politica. Purtroppo a volte si sono conosciuti, quelli che poi sarebbero diventati mafiosi, alla scuola elementare, alle medie o al liceo. E’ la vita. Poi ognuno per la sua strada. Ma è difficile in un paese non salutare quello che è stato il tuo compagno di classe a 14 anni, o che abitava nella casa vicina alla tua e con la quale ci hai giocato per le vie, o tirato quattro calci ad un pallone in piazza a 10 anni. Io sono stato fortunato in tal senso: nessuna conoscenza con persone poi diventate “chiacchierate” o, peggio, in “odore” di mafia. DOMANDA.Cosa ti ha spinto a scrivere un libro come il tuo ultimo ‘Le altre stragi’ e cercare tanti fatti storici che ormai nessuno più cercava e dava per scontato la storia già scritta? RISPOSTA. Il desiderio di contribuire affinché i morti dimenticati abbiano giustizia dopo 62 anni di vergognoso silenzio è ora di recuperare completamente la nostra memoria storica. Per questo ho dedicato sei anni della mia vita per scrivere il libro. Ho condotto numerose ricerche negli archivi italiani e stranieri e nei luoghi dove si sono svolti i fatti. Non amo il modo come la storiografia dominante racconta i fatti accaduti nel passato. Sono anticonformista e revisionista per naturaBIOGRAFIA Giovanni Bartolone, nasce a Palermo nel 1953, ove insegna Diritto al 2° I.P.S.S.A.R. Vive a Bagheria (PA). Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico Internazionale, con una tesi sul Referendum istituzionale del 1946. E’ da molti anni impegnato in ricerche sulla II guerra mondiale, il Fascismo, il fenomeno della mafia, la Sicilia dallo sbarco Alleato alla morte di Salvatore Giuliano. Può essere contattato al seguente indirizzo di posta elettronica: gbartolone@interfree.it

Dic 02

Dalla scorsa settimana l’Italia è ufficiosamente in campagna elettorale.Silvio Berlusconi ha annunciato la nascita di un nuovo partito: il PARTITO POPOLARE DELLA LIBERTA’. Questo nuovo contenitore non ha nulla di nuovo, nemmeno il nome. Il primo partito popolare in Italia risale al 1919 e poi lo stesso nome è stato ripreso negli anni novanta dagli ex democristiani.

Nasce un nuovo partito ma chi comanda sono sempre le stesse persone sia nel centro destra che nel centro sinistra.

Quando Berlusconi fece il suo primo governo io avevo dieci anni. Qualora si andasse a votare nel 2009, nel 2014 (cioè quando avrò 30 anni), mi ritroverei lo stesso premier di quando di anni ne avevo dieci. Noi umani invecchiamo. La politica no.

“La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.

Dic 02

Temo che, per la “destra”, siano tempi bui. Troppi partitini a rivendicarne la rappresentanza: AN (di Fini), la “Destra” (di Storace), Azione Sociale (di Alessandra Mussolini), il MSFT (di Romagnoli), il MIS (di Rauti), Forza Nuova (di Fiore), il Fronte Sociale Nazionale (di Tilgher) e…. potrei continuare.Condivido anche il rimpianto verso il Movimento Sociale Italiano. Purché si abbia il coraggio intellettuale di ammettere che, dentro il MSI, nacquero e crebbero quei virus che ne determinarono la morte. Mi spiego. Il MSI nasceva dopo una sconfitta militare. E, al suo nascere, si diede per missione di guardare al “FASCISMO”, come ad un momento della storia patria: “senza restaurare e senza rinnegare”. Sarebbe stato necessario, dunque, dar vita ad una qualche “scuola di partito” che studiasse il fascismo e ne sceverasse i lati positivi, i problematici e, perfino, i negativi.

Niente di tutto questo. Si fece, invece, la politica del “giorno per giorno”, immersi nella cronaca, che altri determinava e che noi potevamo solo contrastare. Finì, dunque, che si perse il senso della missione: studiare il fascismo non per restaurarlo ma per rivendicarne la parte positiva. E ci si avviò verso una notte buia nella quale “tutti i gatti erano bigi”. Ad un punto tale che, morti Almirante e Romualdi, la maggioranza dei missini preferì eleggere alla Segreteria Fini (un giovanotto che aveva l’unico merito di essere telegenico) a Rauti (un vecchio intellettuale che sul fascismo aveva scritto molto e qualcosa se ne intendeva).

C’è da meravigliarsi se poi Fini, telegenico ma ignorante, ripudiò il Fascismo? E dichiarò che il “Fascismo era il male assoluto”?

La volpe della vecchia favola, nel vedere una maschera teatrale, ebbe a dire: “che bella faccia, peccato che non ha un cervello”. I missini degli anni ’90, invece, invitati a scegliere tra la “faccia” e il “cervello”, scelsero la faccia. Cominciò allora la “confusione delle lingue”. Ed una serie ininterrotta di scissioni.

Dic 02

Ormai è chiaro: Romano Prodi, con la sua aria bonacciona ma non troppo di “parroco di campagna”, li ha fatto fessi. E, in occasione della campagna elettorale per le Nazionali 2006, ha steso un lungo e dettagliato programma per “intercettare i voti della sinistra” ma, vinte le elezioni, ha invocato il “realismo politico” per rimangiarsi il programma solennemente scritto. Gli tiene bordone Eugenio Scalfari, il santone della sinistra chic, che chiarisce che “Prodi e i suoi” sono, nel centrosinistra, i “pochi intelligenti”. Circondati, però, da “molti stupidi”, tanto stupidi da credere al programma stilato da Romano Prodi per vincere le elezioni.

Parrebbe, dunque, che io me la goda ad illustrare la perfidia di Prodi e di Scalfari e la dabbenaggine della sinistra estrema. Ma non è così. Riconosco che, da quelle parti, ci sono intelligenze e passioni. Solo che…. Solo che sono prigionieri del passato e dei suoi miti. Tanto per dire: “a sinistra” si riconoscono ancora nella “resistenza”. E, malgrado siano passati molti anni dal 1945, e malgrado il liberalcapitalismo abbia dimostrato che, dopo avere abbattuto il “nazifascismo”, ha puntato le sue armi contro il “marxleninismo”; loro, “a sinistra”, restano abbarbicati ad un “mito” che più ingannevole non si può. Ecco: “la resistenza in Europa contro il nazifascismo” fu un momento della lotta scatenata dal liberalcapitalismo contro tutte le ideologie nate per contestare le ingiustizie del liberalcapitalismo. Così facendo, restano prigionieri in quello che i Francesi definirebbero “un cul de sac”, facendosi “retroguardia” senza prospettive ideali.

Prigionieri del passato e dei suoi falsi miti, la sinistra annaspa per uscire dalla situazione nella quale è stata cacciata dalla “perfidia” di Romano Prodi. E ci si chiede: “conviene stare ancora al governo”? E si risponde: “si può anche morire per Danzica, ma non si può certo morire per Prodi”. Questo, almeno, “a parole”. Solo che, allorquando 14 deputati del PDCI alla camera escono dall’Aula per “non votare la fiducia a Prodi”, tutti a gridare al “tradimento del PDCI”. Intendiamoci: la fiducia a Prodi è passata lo stesso perché quei 14 voti in meno erano ininfluenti. E, cionondimeno, a sinistra si grida contro il “tradimento del PDCI”. Segno evidente che, a sinistra, si conta di “abbaiare contro Prodi”. Ma quanto a “mordere” non ne hanno proprio l’intenzione. Abbarbicati come sono alle loro poltrone.

Dic 02

Già in altre occasioni ho avuto modo di chiarire che il Fascismo non ha nulla a che vedere  con la Destra storica risorgimentale .

Se qualcuno vuole approfondire l’argomento può andare a trovare sul motore di ricerca di Google la voce “destra risorgimentale” e troverà vari nomi di presidenti del Consiglio dei Ministri dell’epoca.Da Bettino Ricasoli, detto il barone di ferro, a Luigi Carlo Farini, Marco Minghetti, il marchese De Rudinì, Pelloux, Quintino sella, Saracco, Giolitti, Salandra.Così come potrà chiarirsi le idee cercando la voce “sinistra risorgimentale” trovando nomi come Cairoli, Zanardelli, Agostino de Pretis, Rattazzi, Cairoli ecc.

Questo non esclude che  uomini della Destra storica come Salandra si avvicinarono poi al Fascismo vincente.

Ma il Fascismo non fu mai un fenomeno di destra poichè nella sua opera di trasformazione della società attraverso le sue leggi intraprese una strada politica nuova sia pure con tutti i difetti derivanti dalla diarchia.

Nel secondo dopoguerra, poi, la destra parlamentare italiana era rappresentata dal Partito Liberale Italiano di Malagodi che si riteneva erede della destra risorgimentale e dai due partiti monarchici (Partito Nazionale Monarchico di Achille Lauro e Partito Monarchico Popolare di Covelli).

I parlamentari del MSI ,che raccoglieva i voti dei fascisti, erano collocati alla estrema destra dell’emiciclo parlamentare.Era una collocazione di fatto   proprio perchè quel partito, in quanto in qualche modo collegato al Fascismo, non avrebbe mai potuto avere un suo luogo naturale nel Parlamento.

Che poi alcuni decenni dopo accanto alla sigla del MSI comparve anche quella di Destra Nazionale   ciò è dovuto al fatto che quel partito tentò un allargamento a destra per motivi elettorali anche sotto la spinta di ambienti Nato.Non a caso aderirono a quella operazione uomini come l’ammiraglio Birindelli, che era stato comandante del settore sud della Nato, ed intellettuali quali Armando Plebe che scrisse un libro intitolato appunto :”La Destra”.

Ma questo fa parte del trasformismo strisciante che avveniva nel MSI e che portò quel partito alla sua morte a Fiuggi nel gennaio del 1995.

Che proprio i trasformisti di Fiuggi hanno fatto proprio, ufficializzandolo, il termine Destra ,lo si deve anche al fatto che qualche anno prima era stato travolto dagli effetti di “Tangentopoli” il Partito Liberale, allora guidato da Altissimo ,mentre i due partiti monarchici  erano quasi estinti edalcuni loro esponenti  erano passati in Alleanza Nazionale.

Uno fra i più noti di costoro era Domenico Fisichella ,eletto con Alleanza Nazionale e che è stato anche vicepresidente del Senato.

Non potendoci chiamare pubblicamente fascisti a causa della persistente Legge Scelba, molti usano a sproposito il termine Destra al quale aggiungono aggettivazioni varie quali Nazionale, Sociale ,che dal punto di vista contenutistico non vogliono dire nulla.Questi termini servono soltanto ad aumentare la confusione nel nostro mondo umano che poi è quello che vogliono in fin dei conti i nostri avversari.

Nov 02

Parlamentare,  quanto ci costi! Oltre 500 euro al giorno per ogni senatore, 492 per ogni deputato. Un bel patrimonio, considerando che ogni parlamentare rispetto al lavoro effettivamente svolto in questi diciotto mesi ha avuto in busta paga tra i 147mila e 198mila euro in più.L’aula del Senato Numeri che in tempi di antipolitica fanno effetto. Se si pensa anche che una segretaria part time guadagna al mese quello che percepisce al giorno un senatore, si comprendono le polemiche di queste settimane. Ecco allora che da questa estate i costi e le spese della politica rappresentano l’argomento che fa più presa sul pubblico. I talk show fanno il pieno quando si passa ai raggi x il portafoglio dei politici. Opinionisti, uomini di spettacolo, come lo stesso Beppe Grillo, adunano folle quando prendono come bersaglio i costi del Palazzo. Basta un accenno, una semplice accusa per alzare un polverone di polemiche e critiche. Basta dare un’occhiata a stipendi, retribuzioni, tempi di lavoro e di non attività. Tutto conferma che per i nostri parlamentari la vita è da nababbi. E fino ad ora tutti i tentativi per ridurre le spese si sono dimostrati davvero blandi.

L’ultimo in ordine di tempo prima dell’estate scorsa quando Camera e Senato hanno cercato di darsi una regolata. Tutto bene: riduzione dei vitalizi, allungamento dei termini per godere della pensione. Ma con un solo problema: tutto avrà effetto solo dalla prossima legislatura. Quindi almeno per adesso le cifre rimangono alte. Inoltre a contribuire a questa difficile situazione anche un governo che con il suo esercito di ministri, sottosegretari, consulenti e assistenti ha battuto ogni record. Però a cadere nell’occhio del ciclone sono sempre i parlamentari. Loro che, come prevede la legge, sono “costretti” a percepire stipendi di tutto rispetto. Ogni deputato nella sua personale busta paga si trova al mese 14.779,60 euro tra indennità, contributi per la segreteria e rimborsi vari. Un po’ meglio stanno i senatori che arrivano a totalizzare 15.628,05 euro. Cifre che più d’una volta sono state motivo di critiche e di lunghe discussioni. Volendo fare un bilancio di questi primi 18 mesi di legislatura, ogni singolo deputato è costato al contribuente italiano 266mila 032,8 euro. Mentre per quanto riguarda i senatori, gli euro sono 274mila 824,9. Numeri interessanti che però stonano con la scarsa attività del Parlamento di questa Legislatura. Basta dare un’occhiata ai giorni di lavoro effettivo. Ogni deputato fino ad adesso ha lavorato solo 241 giorni, e di conseguenza avrebbe dovuto percepire solo 118mila 728,65. Ben 147mila 304,15 euro in meno rispetto a quanto guadagnato finora. Più della metà dello stipendio. Ancora più evidente la sproporzione tra guadagni e tempo effettivo di lavoro per i senatori. Questi per i 151 giorni di lavoro avrebbero dovuto intascare “solo” 75mila 831,315 euro. Ed invece si ritrovano con 198mila 993,585 euro in più.

Nov 02

Dodici giorni, un solo voto. E appena quattro sedute. Attraversare i corridoi di Montecitorio in questi giorni mette una bella desolazione!

E va bene che è lunedì e i deputati devono curare il rapporto con il loro collegio elettorale, anche se non esistono più. E passi per il fatto che il primo giorno della settimana di solito è deputato ad accogliere gli elettori, ascoltare le loro richieste. E va bene anche questo. E vada pure per le fatiche, per lo stress della Finanziaria che sta per arrivare, bisogna pure allenarsi e prepararsi. E va bene, va bene tutto. Ma anche stavolta, come l’anno scorso, per un giorno di festività, il primo novembre, Montecitorio chiude per una settimana. Domani sera scatta lo «sciogliete le righe» e vai con la libera uscita, si ritorna martedì 6 novembre. Non è ancora ufficiale ma potrebbe essere deciso così già oggi dalla conferenza dei capigruppo. Certo, si tratta di un giorno in meno rispetto allo stesso periodo di un anno fa, ma è pur sempre una settimana piena di vacanza. Se il calendario non sarà variato, dunque, a Montecitorio verrà stabilito probabilmente un nuovo record: dodici giorni, un solo voto. Infatti la Camera si è espressa l’ultima volta giovedì 25 ottobre. E che voto: ha dato il via libera a una serie di ratifiche internazionali. Niente votazioni dal 26. Probabilmente lo farà stamattina sull’assestamento di Bilancio e poi niente fino appunto al 6 novembre. E quello dovrebbe essere l’unico voto in dodici giorni. Uno solo.

E tra una settimana dovrebbero essere calendarizzate di nuovo le riforme costituzionali sulle quali sta spingendo il più possibile il presidente della prima commissione, Luciano Violante. Il progetto è arrivato in aula lunedì 22 e in tre giorni l’aula non è riuscita ancora a esprimersi una sola volta. Un po’ per il quasi ostruzionismo di Forza Italia e un po’ (forse soprattutto) perché le questioni più spinose non sono state affrontate dalla commissione e sono state rinviate all’assemblea dove un’intesa sembra più difficile. Insomma, non è detto che alla ripresa si ricominci a votare. Montecitorio s’è impantanato. O forse lo è stato sempre. Almeno dall’inizio della legislatura. Le leggi promulgate sono state appena 101 in un anno e mezzo. Tanto per avere un termine di paragone, negli stessi primi diciotto mesi della legislatura precedente, quella del governo Berlusconi, le leggi varate furono 231, più del doppio. E questo nonostante il fatto che il presidente Fausto Bertinotti abbia imposto un’accelerazione. Al compimento del primo anno di attività, nel maggio scorso, i media sono stati invasi di articoli che mettevano in risalto come Montecitorio nella nuova legislatura avesse combinato poco o nulla. Da quel momento in poi Bertinotti ha provato a cambiare marcia. Da una media di 12,7 sedute al mese si è arrivati a 14. Più riunioni ma le decisioni sono rimaste le stesse. Anzi, dalla fine dell’estate i deputati hanno combinato ben poco: appena sette le leggi approvate.

Ott 28

“Questo governo non è in grado neanche di tagliare le cravatte di due centimetri. Non è in grado di tagliare nulla. Non c’è coesione. Ma abbiamo bisogno che il governo governi, che prenda delle decisioni, qualsiasi esse siano”. Così Montezemolo, presidente di Confindustria, che aggiunge: abbiamo un Paese che “non è governato da 12 anni, non è possibile prendere decisioni di fondo”. Poi: “Non sono contento di un Paese che vede il proprio futuro politico con la Brambilla e con Grillo. Non mi sta bene, non ci sta bene”. E: “Prima di andare al voto bisogna procedere con una riforma della legge elettorale”.

Con il governatore di Bankitalia Draghi “c’è una grande sintonia di cultura di fondo”. Così il presidente di Confindustria, Montezemolo, commenta le dichiarazioni di Draghi in merito ai salari troppo bassi. E: per “aumentare i salari, tra i più bassi in Europa, serve più produttività”. Si tratta, prosegue Montezemolo, di “un fatto molto importante: la cultura del cambiamento, del merito, della flessibilità e della modernizzazione”. Poi afferma: “Vi ricordate che ho detto di restituire le tasse a chi le paga e che chi lavora nelle fabbriche ha lo stesso merito” degli imprenditori.

Le parole del presidente di Confindustria, Montezemolo, sul governo che non sarebbe capace né di ‘tagliare di due centimetri la lunghezza delle cravatte né di governare’ sono “frasi che non hanno senso”. E’ la replica del premier Prodi che aggiunge: “Quindi non avrebbe senso nemmeno dare una risposta”.