Mentre Grillo impazza sulle piazze e sfonda nella RAITV, al Senato della Repubblica va in scena uno spettacolo che più squallido non si può. I fatti sono noti. Conviene guardare oltre.C’era il “centrosinistra” che, nel 2006, ha vinto le elezioni. Ma che, subito dopo, comincia a dividersi e a spappolarsi. Tanto per dire, DS e Margherita progettano di dar vita ad un soggetto unico: il Partito Democratico. Anche la “sinistra radicale” sogna un unico contenitore: la “cosa rossa”. E da questo polemiche a non finire. Come se non bastasse, Di Pietro sogna di cavalcare la protesta di Grillo. E va forte nei sondaggi. Dini si crea un suo mini partitino dei “liberaldemocratici” e dichiara che “si riserva di votare (o di non votare) i provvedimenti che il Governo proporrà”. Mastella, sentendosi tradito e scavalcato da Dini, minaccia sfracelli. Il buon Mastella minacciava la crisi per via della legge elettorale che tarda a venire. Se, a questo si aggiunge, che Dini potrebbe diventare il “pupillo di Berlusconi”, Mastella ha buoni motivi per sentirsi allarmato. Ma come lui, Clemente di Ceppaloni, principe dei voltagabbana, bruciato sui tempi da quel mollusco di Dini? Ed avverte minaccioso: “o Prodi chiarisce oppure si va ad elezioni anticipate”. Il tutto fa dire a Bertinotti: “Siamo tutti un po’ precari”. Mentre D’Alema osserva: “la giornata di ieri e altri episodi creano una grande preoccupazione”.
In poche parole: Prodi è ormai “cotto”, la maggioranza spappolata. E i singoli politici di quello che fu “l’Ulivo”, fanno di tutto per acquisire visibilità. Anche a danno dell’Unione. Continua »