Il premier: ne parlerò con i pm che indagano sulla vicenda. E ancora: «Non si sono limitati a fare il tifo, hanno avuto incontri»
Silvio Berlusconi dice di avere le prove di un coinvolgimento diretto dei Ds nell’operazione Unipol-Bnl. Ma quello che sa lo comunicherà direttamente ai pubblici ministeri che indagano sulla vicenda. Le rivelazioni arrivano verso la fine della registrazione della puntata di Porta a Porta in cui ha avuto come controparte il segretario di Rifondazione, Fausto Bertinotti.
«ANDRO’ DAI MAGISTRATI» - «Sto pensando di riportare ai magistrati quanto so su cosa è accaduto in merito all’affare Unipol - ha detto Berlusconi -, circa gli incontri di cui sono a conoscenza per convincere alcuni soci Bnl a cedere le loro quote». Dopo aver ribadito di essere a conoscenza diretta di questi incontri, il suo interlocutore, Fausto Bertinotti lo ha invitato ad andare dal giudice a riferirne. «I ds mentono - ha aggiunto Berlusconi rispondendo alla domanda di un giornalista in studio -. Non si sono fermati al tifo ma hanno avuto incontri affinchè alcuni detentori di azioni Bnl le vendessero a Unipol». Alla domanda del conduttore Bruno Vespa se Berlusconi fosse a conoscenza di informazioni che non sono ancora note al grande pubblico, il premier ha risposto: «Io ne ho una conoscenza ulteriore».
COMUNISMO E ANTICOMUNISMO - Il faccia a faccia tra Berlusconi e Bertinotti era iniziato con un gesto di cortesia del premier - l’orologio del Milan limited edition e la maglietta di Maldini regalati dal Cavaliere al leader di Rifondazione, milanista sfegatato - e con uno scambio di frecciate sul comunismo, i cui mali sono da sempre cavallo di battaglia del presidente del Consiglio. «C’è chi ha letto Marx ed è diventato comunista - ha detto Berlusconi riferendosi a Bertinotti - e chi come me lo ha invece capito ed è diventato liberale». Immediata la replica: «Chi legge Marx diventa liberale solo se è ricco».
EVASIONE FISCALE E ICI -Il dibattito si è poi spostato sui temi del fisco e del lavoro. Bertinotti ha puntato il dito contro l’attuale sistema di tassazione perché «c’è gente che guadagna milioni di euro sui quali il governo impone una aliquota fiscale del 12%, mentre chi guadagna mille euro al mese ha un prelievo alla fonte del 36-37%. Questo dimostra che in Italia abbiamo un sistema fiscale di classe, forte con i deboli e debole con i forti». Per il leader della sinistra radicale bisognerebbe guardare agli Usa e adottare da loro il sistema dei controlli incrociati per combattere l’evasione fiscale.
RENDITE FINANZIARIE - Il segretario di Rifondazione ha anche proposto l’abbattimento dell’Ici sulla prima casa ed un progressivo aumento del prelievo sulle rendite finanziarie. Berlusconi, forse per la prima volta, non ha respinto questa ipotesi: «Credo che si possa anche vedere di aumentare questo 12,5. Personalmente io non ho voluto che si aumentasse». Il premier tuttavia ha ribatito la propria perplessità sottolineando che se vi fosse un aumento della tassazione sulle rendite «il capitale non resterebbe in Italia ma fuggirebbe in altri Paesi».
CONFLITTO DI INTERESSI - Bertinotti ha affrontato anche la questione del conflitto di interessi, un problema che «andrebbe risolto per legge alla radice impedendo ai detentori di grandi imprese di scendere in politica». Berlusconi ha replicato che in questo modo «si riserva la politica ai fannulloni, ai nullafacenti…». Il premier ha anche detto di non avere avuto favori legislativi: «Io non ho mai fatto affari con la politica, semmai ho diminuito quanto ho costruito». Ma al segretario del Prc questa affermazione non è piaciuta: «Non lo dica presidente, offende la mia intelligenza…». E poi ha aggiunto: «Con queste dichiarazioni sul conflitto di interesse il presidente del Consiglio deve rinunciare all’appellativo di liberale perché il liberale si caratterizza per una rigorosa autonomia dei poteri».
LAVORO E PRECARIATO - Bertinotti ha attaccato Berlusconi anche sulle politiche per l’occupazione: «Penso che la politica sul lavoro sia il più grande fallimento di questo governo». E il riferimento è al contratto con gli italiani sottoscritto dal capo della Cdl proprio nello studio di Porta a Porta: «Promise di dimezzare la quota percentuale di disoccupazione che era al 9,2 per cento. Ma questo non è stato fatto». Sì, ha riconsciuto il leader del Prc, «c’è un milione e mezzo in più di posti di lavoro, ma di questi 700 mila derivano dalla regolarizzazione degli immigrati che prima erano sommersi, dal fenomeno dello scoraggiamento dato dalla sfiducia nel trovare un posto di lavoro, e dall’aumento della precarietà».
IL NUOVO «CONTRATTO» - Berlusconi ha in ogni caso anticipato di essere pronto a siglare un nuovo contratto davanti alle telecamere. Anzi, più contratti. «Ho alcune idee per il futuro - ha detto il Cavaliere - penso alla possibilità di proporre contratti singoli con i giovani, gli anziani, le donne. Penso anche a dei disegni di legge messi a punto da ogni singolo ministero e depositati in parlamento in modo da indicare le cose da realizzare dal primo giorno della prossima legislatura».
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