Ritiriamo i soldati italiani dall’Afganistan e dal Libano Chi ha paura del Grillo Parlante?
Set 28

Ho letto il volantino che preannunciava il V-Day di Grillo e ho visto in TV qualche spezzone del raduno di Bologna.Credo che non vi sia niente di nuovo nel messaggio lanciato dal V-Day, essendosi sostanzialmente riproposta l’istanza moralizzatrice della politica che, periodicamente, viene sollevata dai cd. critici del sistema.

Di diverso spessore sarebbe stata la manifestazione, tenuto conto anche del seguito di pubblico che ha ottenuto, se, viceversa, ci si fosse interrogati sulle ragioni di come siamo arrivati a ciò; invero, vista la data scelta per l’evento, mi aspettavo (anche se come larvato richiamo, viste le tendenze del comico) di sentire spiegazioni sulla decadenza del nostro sistema pseudo-democratico più ancorate ai fatti storici che hanno reso l’Italia lo zimbello d’Europa.

Il cosidetto “armistizio”, necessario agli occhi del re per permettergli di salvare la corona, come inevitabile coronamento del 25 luglio, ma, come lo si voglia vedere, condotto in modo criminale ed il conseguente sfacelo delle FF.AA., lasciate senza ordini chiari e senza un Capo.

Il governo “fantoccio” di Brindisi, con a capo Badoglio, assolutamente subordinato agli angloamericani e la successiva sottoscrizione del cd. “armistizio lungo”, sostanzialmente una resa incondizionata.

L’ira dell’alleato tedesco, tradito per la seconda volta (nella I G.M. l’Italia, come noto, inizialmente alleata con Austria-Ungheria e Germania, nel 1915 passa dall’altro lato sperando di ricavare concessioni territoriali, in buona parte non concesse a Versaglia).

La perdita di credibilità, a livello internazionale, dell’Italia (con questi precedenti doppiogiochistici, chi si può fidare di simili alleati) e la conseguente scomparsa di una autonoma politica estera.

La sostanziale sottomissione, da allora, ai vincitori, che dura da oltre sessant’anni, sia politica che culturale (con la forzata adozione del modello democratico-capitalista-liberista), con più o meno palesi (ma sempre concrete) intromissioni nelle scelte di ogni livello, con i vari Presidenti del Consiglio che, via via eletti, vanno a presentare le loro credenziali a Washington e rassicurano sulla sempre viva amicizia con l’America, a qualsiasi costo (anche l’attuale presidente del consiglio, pur essendo stato eletto con un chiaro programma politico, non ha avuto alcuna remora a consentire al chiesto ampliamento della base americana di Vicenza, tradendo così il suo elettorato e le promesse fatte, ma salvando la faccia coi suoi veri padroni).

La morte della Patria, intesa come comunità di popolo avente medesime radici e scopi, e la divisione, che permane a tutt’oggi, in due o tre blocchi ideologicamente contrapposti e tra loro inconciliabili (divide et impera).

La storia d’Italia è piena di 8 settembre, ogni qualvolta si volta la faccia e, anzichè perseguire il bene comune, si coltivano interessi personali o, peggio, extra nazionali.

Solo se si ha la coscienza di come siamo arrivati a tanto, si potrà forse comprendere e cercare di risalire la china, ma ci vorrà molto tempo probabilmente, dovendo ricostruire una coscienza nazionale negli italiani, chiedergli di abbandonare i falsi miti importati da oltreoceano e ritornare ad una vita etica, che valga la pena di essere vissuta, invece dell’attuale torpore-incoscienza che sembra attanagliare la maggioranza.

TRADUCI: bandiera americana

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