Siamo alla metà di agosto, ma il premio per la barzelletta dell’anno può
essere già assegnato. Dopo quello che ha detto Giuliano Amato non ce n’è per
nessuno: «Ci proponiamo di adottare la dottrina Giuliani. Combattere la
piccola illegalità è propedeutico alla lotta a quella grande».
“Tolleranza zero” (la dottrina in questione si chiama così) è stata adottata
a New York da Rudolph Giuliani quando era sindaco, e ha prodotto un crollo
verticale della criminalità in quella che era una delle città più violente
del mondo. Il programma si basa su una filosofia semplice, che due studiosi
americani misero nero bianco nel 1982, in un articolo intitolato “Broken
windows”: se in un quartiere si tollera la presenza di una vetrina rotta da
un vandalo, se non la si ripara subito e non si arresta chi l’ha sfasciata,
entro poco tempo l’intera zona sarà in mano ai teppisti. Lotta durissima
alla microcriminalità, quindi, senza indulgere in quelle scuse sociologiche
- «il difficile contesto familiare», «il retroterra sociale», «problemi
d’integrazione» - con cui la sinistra ama riempirsi la bocca: un delinquente
è un delinquente e come tale va trattato. Cosa abbia a che vedere questo
modo di affrontare la criminalità con le scelte lassiste del governo Prodi,
è il mistero gaudioso che Amato ha voluto regalarci per Ferragosto.
Il topolino che da grande vuole essere Rudolph Giuliani sembra aver scordato
il suo curriculum personale in materia di lotta alla criminalità, quello del
governo di cui fa parte e della maggioranza che lo sostiene. L’atto più
importante varato dal centrosinistra è stato l’indulto. Iniziativa del
parlamento, condivisa da una parte consistente della Cdl, ma che mai sarebbe
passata se Romano Prodi non l’avesse spinta con tutte le forze, definendola
addirittura «un obbligo» del governo. Uso a obbedir tacendo (è così dai
tempi di Bettino Craxi), il ministro dell’Interno non alzò un sopracciglio,
salvo far sapere, a disastro avvenuto, che lui, poverino, la cosa l’aveva
subita «con sofferenza». Avesse espresso prima la sua contrarietà, magari il
provvedimento sarebbe stato fatto in modo diverso. I numeri del Viminale,
comunque, parlano chiaro: dagli inizi dell’agosto 2006, con l’indulto appena
entrato in vigore, sino all’ottobre seguente (sono gli ultimi dati
disponibili), «si è registrato rispetto all’anno precedente un incremento di
1. 952 rapine e di 28. 830 furti». E dire che il 2006 era iniziato nel
migliore dei modi: «Tra gennaio e luglio c’era stata una diminuzione di 1.
048 rapine e di 23. 323 furti rispetto allo stesso periodo dell’anno
precedente».
Esiste un problema immigrazione. Al Nord il 60% dei furti e delle rapine è
commesso da clandestini, come ha ricordato il nuovo capo della polizia,
Antonio Manganelli. Ma Amato non sta mica con le mani in mano. Tra gli
applausi dell’estrema sinistra, assieme al collega di Rifondazione Paolo
Ferrero, ha scritto un disegno di legge che smantella la Bossi-Fini. Viene
cancellata la norma per cui potevano entrare solo gli immigrati che avevano
in Italia un datore di lavoro pronto ad assumerli: il governo allargherà
ulteriormente il rubinetto e aprirà le porte a tutti gli immigrati che
troveranno uno “sponsor” in grado di garantire in qualche modo per loro. Non
è difficile immaginare quale criteri di sponsorizzazione adotteranno enti
come la Caritas e sindacati come la Cgil, che hanno nel Dna l’apertura delle
frontiere a ogni immigrato che bussa, indipendentemente dalle qualifiche
professionali. Notare che l’iniziativa in materia di revisione dei flussi
spetterà a Ferrero, ministro della Solidarietà intesa come sanatorie facili
ai clandestini. Con la nuova legge il governo intende poi estendere agli
immigrati e alle loro famiglie alcuni programmi di welfare, come l’indennità
di accompagnamento, rendendo l’Italia una meta sempre più appetibile. Dulcis
in fundo, sono abbattute le sanzioni nei confronti dei clandestini.
Per quali è un momento d’oro. Sotto lo sguardo indifferente di Amato la
sinistra si prepara a chiudere i Cpt, i centri di permanenza temporanea
voluti e difesi da Giorgio Napolitano, all’epoca ministro dell’Interno, che
già oggi lavorano a ritmo più che dimezzato rispetto al passato. Così sono
sempre di più i clandestini che, ricevuto il decreto di espulsione, se ne
fregano e restano in Italia. Uno di questi, solo per restare alla cronaca di
ieri, è il serbo che ha investito una Fiat Tempra a Palermo, uccidendone il
guidatore e ferendo il resto della sua famiglia. Intanto il commissario
europeo Franco Frattini, forzista, ha svelato che nemmeno una nave militare
italiana è impiegata nel pattugliamento delle coste per impedire gli
sbarchi.
Quanto alla minaccia del terrorismo, Amato sinora si è fatto notare solo per
la rapidità con cui è riuscito a chiudere occhi, orecchie e bocca davanti ai
predicatori islamici più intolleranti. Come quelli ripresi dalle telecamere
di Annozero, la trasmissione di Michele Santoro che aveva filmato di
nascosto alcuni imam impegnati a invocare la distruzione di ebrei e
cattolici per mano di Allah, a predicare la sottomissione della donna e
l’obbligo di non integrarsi con noialtri miscredenti, mentre nelle loro
moschee si vendevano i giornali di Al Qaeda, con frasi tipo «non c’è dialogo
con gli infedeli, con gli atei nessun compromesso, si uccidono e basta». E
dire che la solita legge Turco-Napolitano gli dava i poteri, «per motivi di
ordine pubblico o di sicurezza dello Stato», di «disporre l’espulsione dello
straniero». Ma una parte della maggioranza, quella rappresentata dai
Comunisti italiani, ha stretto da tempo un accordo con gli imam
fondamentalisti. Amato - tanto per cambiare - s’adegua.
In attesa dell’amnistia per i pochi terroristi rossi ancora in carcere, e
magari anche per i no global ex colleghi di Francesco Caruso (il deputato
eletto nelle liste di Rifondazione che ha definito «assassini» Marco Biagi e
Tiziano Treu), il centrosinistra si è dato da fare per trovare un lavoro a
ogni ex brigatista a piede libero. Ce n’è uno persino nel ministero di
Amato: si chiama Roberto Del Bello, ed è il braccio destro del
sottosegretario agli Interni (di Rifondazione) Francesco Bonato. Amato non
ne sapeva nulla, l’ha appreso da questo giornale. Ma ha preferito ingoiare
il rospo sorridendo. Così i partiti della sinistra estrema si fanno sempre
più sfrontati, al punto che alcuni loro esponenti si sono presentati ai
prefetti per chiedere di non indagare con tanta insistenza sui centri
sociali e chi li frequenta.
Non a tutti va così bene. I poliziotti, ad esempio, debbono ad Amato
l’aumento più ridicolo della loro storia: appena 5 euro. Mai, come con lui
al Viminale, si sono trovati a corto di mezzi. Ieri, nel torinese, alcuni
poliziotti sono stati picchiati dai rom di un accampamento abusivo. Il Sap,
uno dei sindacati di categoria, riassume bene l’umore degli agenti: «Il
problema dei campi nomadi non si affronta con le chiacchiere estive dei
ministri Amato e Ferrero, né con le buone intenzioni non seguite da fatti
del premier Prodi. La verità vera è che le forze dell’ordine sono lasciate a
se stesse e che non ci sono fondi».
Ovunque si guardi, insomma, si vede solo l’esatto contrario di quella
“tolleranza zero” cui il ministro giura di ispirarsi. E la “ricetta
Giuliani”, per tanti suoi compagni di governo e di coalizione, porta il nome
di Carlo, non di Rudolph. Ma, anche in questo caso, Amato è pronto a farsene
una ragione.