Sette mesi dopo l'arrivo al governo del centrodestra, rimpiazzato quello di centrosinistra, immancabile arriva lo sciopero generale della Cgil, di chiaro segno politico. Un tempo lo sciopero politico della Cgil era una volta per la pace, se gli americani, solo quelli s'intende, si erano impegnati in azioni militari; oppure un'altra volta era contro le norme che introducevano flessibilità nei tempi di lavoro e nella durata dei contratti; un'altra volta ancora era contro l'evasione fiscale. Elemento permanente, poi nello sciopero politico della Cgil era la denuncia della finanziaria che si tuonava non copriva i contratti, le fasce deboli ed smantellava il welfare. Il welfare italiano è fatto di sanità e pensioni ed è pagato in parte dai contributi di lavoratori dipendenti ed aziende, in parte dalla fiscalità generale. Le pensioni sono già una parte molto elevata di tutta la spesa sociale, comprese le doppie e triple pensioni; comprese le baby pensioni, comprese le pensioni estremamente elevate. La Cgil, che è ormai per tre quarti un sindacato di pensionati, non ha mai voluto fare differenze per timore di contraccolpi nella sua base. Così dopo che un anno fa anche il governo Prodi ritoccò la precedente riforma del centrodestra Maroni-Sacconi, seguendo quella che a monte era stata già una precedente riforma di centrosinistra, governo Dini, incredibilmente nelle assemblee dei lavoratori chiamati a referendum sulla riforma, Cisl e Uil si trovarono spesso soli contro la sinistra comunista allora al governo,o addirittura si trovarono contro i rappresentanti Cgil. Neanche la pace è più un argomento speso, dopo che neanche una parola è stata spesa per le repressioni cinesi e le guerre caucasiche. Non parliamo poi dell'immigrazione, i cui membri lavoratori appena possono passano a destra per combattere i loro compatrioti impegnati nella criminalità o nella clandestinità permanente. Anche sulle norme sulla flessibilità, si assiste allo stesso spettacolo: la lotta dura contro la legge Biagi sparita all'improvviso dopo che il centrosinistra arrivato al governo non ebbe toccato una legge che in qualche modo cercava di arginare il fenomeno del lavoro nero e dell'economia in nero se non illegale. Per la Cgil però lavoro nero e dell'economia in nero non sono fenomeni italiani; oppure rientrano nei temi dell'illegalità, risultando incorporati dal più generale problema dell'evasione fiscale. Evasione fiscale che ovviamente doveva essere scoperta, non nelle regioni della criminalità strutturale, ma in quelle aree dove veniva e viene prodotta la maggior parte della ricchezza nazionale tassabile, cioè al Nord. La Uil aveva cercato per anni di evidenziare che bisognava tassare meno, i lavoratori, sia come fiscalità che contributi; e per anni era rimasta sola, con l'accusa implicita di non sostenere la lotta all'evasione. Ora, abbandonata la lotta per le pensioni, di fronte ad una società di vecchi ed una vita sempre più lunga, abbandonata la lotta contro la legge Biagi, smessa anche la polemica contro i call center dato che il loro capo e proprietario, Tripi, è un imprenditore di sinistra, un piccolo Colannino, la Cgil si è impossessata della parola d'ordine della detassazione, già di Angeletti, ma anche già di Berlusconi, e già dei radicali liberali e liberisti. Nelle assemblee talvolta considera lavotatori solo i livelli più bassi; altre volte difende principi che lei stessa tollera non vengano applicati, come la turnistica dei livelli direttivi più bassi; nel pubblico impiego poi cavalca le ansie dei secondi lavori e delle carriere direttive, con la brutta abitudine di saltare spesso il fosso. Non esiste sindacato che tanto spesso offra i suoi uomini alle risorse umane di consorzi, progetti, nuove aziende, ecc. Nel passaggio da aziende pubbliche ad aziende private, nella telefonia, e nell'energia,il fenomeno è stato addirittura istituzionalizzato nella lotta all'AD comnsiderato politicamente nemico, come nell'amicizia all'AD considerato politicamente amico. Così le direzioni del personale sono divenute sempre più friendly nei confronti del sindacato maggioritario, assumendo a grandi sorsate tutte le ipocrisie dele grandi battaglie politically correct, che si risolvono concretamente nell'irrigimentare di più i lavoratori. A grandi affermazioni di principio, è seguito il pedissequo appoggio all'evoluzione della grande industria. Tanta bilateralità politica non è stata però seguita sul piano concreto degli istuti bilaterali, fatti nascere già morti, i cui aborti sopravvivono completamente in mano di Confindustria. Per la Cgil la vera bilateralità resta sempre quella istituzionale, nella partecipazione alla governance degli istituti del welfare, dall'Inps all'Inail. Peciò ha fatto di tutto per sabotare ogni forma di compartecipazione o di bilateralità,come nella formazione. Per la Cgil la vera forza resta il monopolio di tutta una serie di servizi per i lavoratori che può fornire, quasi unico attore,nelle regioni rosse e con forte presenza nel resto del paese, grazie ad una struttura burocratica elefantiaca degna del Pci dei grandi tempi.
Come ai tempi del patto per l'Italia, e come ai tempi del decreto di S. Valentino,o come ai tempi di Cofferati che aveva eletto tra i diritti dell'uomo l'art. 18 anche per i lavoratori atipici e di nuova assunzione (diritto che comunque non è stato loro garantito), la Cisl e la Uil rimangono in mezzo al guado. Non riuscendo a risolvere nemmeno il problema di una divisione da guerra fredda, spesso sopravissute seguendo quella che era la cinghia di trasmissione del Pci, non riescono a porsi come un moderno sindacato, che difende i meno importanti, i meno abili, i meno carrieristi, e che non ha obblighi riformatori dello stato o della morale; non riescono a porre il tema, che pur vorrebbero, della compartecipazione. Alla loro destra cresce l'Ugl che alterna sostegn politico al governo, con la via della denuncia legale, senza accordi sindacali, simile in questo ai sindacati antisistema della sinistra comunista.
Ora che la Cgil non è più cinghia di un partito, ma l'ultimo luogo di un blocco, centrosinistra e comunisti, che è sparito dal quadro politico, assume pirandellianamente ogni faccia possibile. Uno , nessuno e centomila; attacca il mobbing e lo copre; difende i poverissimi e le pensioni più sfacciate; fa la corsa ai finanziamenti pubblici ed alla partecipazione alla casta politica pubblica; e non si tira indietro ai posti da casta privata fuori dal'attenzione dell'opinione pubblica Pur di vincere, organizza elezioni da sola, si allea con gli autonomi, con l'Ugl. Difende i quadri e li considera non parte dei lavoratori.
E' un cinghiale impazzito, che corre a dfesa di qualcosa che gli appartiene, a prescindere dal perchè, dal come; ed è ormai quasi un pericolo per Cisl e Uil chiamati a comportamenti ortodossi, dalla difesa della legge 300, alla difesa del centrosinistra, dell'antifascismo, di ogni tipo di lavoratore dipendente, dal part time a cottimo fino al grande manager; e poi lasciati soli se politicamente, non sindacalmente la situazione lo rende necessario per l'immagine della Cgl.
L'immagine come quella della signora Freola, resta l'unica costante del sindacalista Cgil: anni '70, più proletaria di quanto i suoi redditi convengano, faccia vissuta da miniera, anche se da sempre ha scrivania e luogo di vita e d ilavoro migliori di quelli di un manager. E ' sempre festa andare a fare un incontro ad una sede Cgil, centrale, grande, stuccata. L'ultimo grande patrimonio immbiliare della sinistra. Sinistra? Una, nessuna e centomila, a ripetere parole sconfessate praticamente nei documenti e dirne dui nuove, senza averle nemmeno volute ascoltare. Lo sciopero politico ci vuole, però; bisogna sostenere gli imprenditori di sinistra perchè abbiano la loro parte, magari ritornino al governo e rimandino il problema di uno stato burocratico insostenibile che molti italiani si rifiutano di pagare.
Come già il Pci distrusse ogni possibilità di socialdemocrazia, la Cgil è impegnata ad impedire un sindacato moderno. Per l'Italia è meglio che resti uno nessuno e centomila


