Beppe Grillo è andato al Senato pedalando un risciò per consegnare a Marini “un libretto nero con tutte le domande avanzate” e ha depositato a Palazzo Madama 18 casse contenenti 350 mila firme per il ddl di iniziativa popolare sulla non candidabilità degli inquisiti. Beppe Grillo ha dichiarato ai giornalisti “Tentiamo di mandare democraticamente a casa tutti quei funzionari-salma. Vogliamo un popolo libero senza pregiudicati per reati, anche gravissimi, in Parlamento. La politica è cambiata dall’8 settembre. Tutti vogliono cambiare il nome dei partiti. Perché non cambiano loro?”. E sul Presidente della Repubblica Napolitano aggiunge “Ha detto che non è l’Italia di Grillo. Meno male, perché questa è l’ Italia di Napolitano”. Sull’informazione commenta “E’ il cancro della società. Aboliamo l’Ordine dei giornalisti, è fascista”.
Secondo quanto scrive il quotidiano “La Repubblica” Silvio Berlusconi è indagato dalla Procura di Napoli per corruzione e istigazione alla corruzione. Berlusconi, secondo quanto dichiara il giornale, avrebbe segnalato ad Agostino Saccà, presidente Raifiction, i nomi di 4 candidate attrici. Il giornale parla anche di un incontro del leader di Forza Italia con il senatore Nino Randazzo per prospettargli un posto nel prossimo esecutivo se avesse “cambiato cavallo”. Nel lungo articolo, che apre la prima pagina, “Repubblica” riferisce di “un telefono intercettato dell’alto dirigente del servizio pubblico”.
Silvio Berlusconi risponde in modo freddo e deciso sulla presunta indagine su di lui: “Non ho avuto nessuna notizia, i fatti riportati da La Repubblica hanno solo l’intento di distorcere la realtà, non c’è alcun rilievo penale. Questo presunto scoop di Repubblica è una montatura assoluta. C’è odore di elezioni,campagna elettorale e subito l’armata rossa della magistratura si rimette in moto. Siamo di fronte ad un regime di non piena libertà. Grave che ci sia un’incursione della magistratura con intercettazioni e telecamere nei confronti di un leader”.Alla presenza di “un governo disastroso ho solo fatto la corte ai senatori ma tutto questo è avvenuto alla luce del sole.
“Il quotidiano ‘La Repubblica’ è diventato la Gazzetta Ufficiale specializzata nella pubblicazione” con “obiettivi prescelti politicamente” di intercettazioni. Sono “veleni”. Così Bondi (FI) replica a quanto riportato su Berlusconi che sarebbe indagato per corruzione. Cicchitto (FI): attacco per ripristinare un “clima di rissa”. La Russa (An): “Il solito deja’ vu.Tutte le volte che c’è una situazione politica particolare interviene un provvedimento giudiziario”. Landolfi, presidente Vigilanza Rai (An): una vicenda “assurda”,”sa di montatura”. Buttiglione: per i giudici è sempre “colpevole”. Rotondi (DcA): è “commedia” napoletana.
Dopo la dichiarazione di Putin dove egli dice che l’Italia è la ‘culla della mafia’, abbiamo intervistato il prof. Giovanni Bartolone, storico siciliano, autore del libro ‘Le altre stragi, le stragi alleate e tedesche nella Sicilia del 1943-1944′ è stato pubblicato presso la tipografia Aiello & Provenzano di Bagheria nel 2005, e del saggio che ha per titolo “Luci ed ombre nella Napoli 1943-1946″, che sta in Atti del Convegno di studi tenutosi a Napoli il 5 marzo 2006, AA.VV., “Napoli nella seconda guerra mondiale”, I.S.S.E.S. ( Istituto di Studi Storici Economici e Sociali, Napoli, 2006. DOMANDA. La mafia come vediamo dai processi e dai film è qualcosa che c’è. Ma non solo la Sicilia e l’Italia sono ‘famosi’ per questi motivi, ma anche la Cina, e la stessa Russia e l’America non ne sono assenti. RISPOSTA. Purtroppo, oltre la Sicilia, anche Cina, la Russia e l’America sono afflitti da fenomeni mafiosi. Basti pensare alle famose Triadi cinesi, la cui ferocia è tale che i pur terribili crimini commessi da Cosa Nostra si ridimensionano fino quasi a sembrare peccati di timide educande. Anche in America non si scherza: la formidabile rinascita di Cosa Nostra, seguita alla sconfitta del Fascismo nella Seconda guerra mondiale, origina dai “consigli”, dall’appoggio dato ai mafiosi, reduci dal confino, da parte di noti gangster italoamericani, penso a Lucky Luciano o Vito Genovese, giunti in Italia nel 1943 per favorire l’occupazione Alleata della Penisola e piazzati in posti strategici nel Governo Militare d’Occupazione Alleato. Il fenomeno del banditismo mafioso in America è annoso e coinvolge diverse etnie. Già Solgenizin nel suo Arcipelago Gulag denunziava la presenza di fenomeni paramafiosi in Russia. Le mafie negli stati ex sovietici sono numerose e molto potenti. I loro rapporti con la classe politica sono accertati e documentati. Molte pagine di giornale o libri sono stati dedicati alla presenza di queste “famiglie” in Italia e ai loro rapporti con Cosa Nostra. DOMANDA. In America, dove tu sei andato anche per studio, e. il tuo libro ‘Le altre stragi’, ci fa capire che l’America la conosci bene, . in che misura, se c’è lo puoi spiegare, la mafia non è solo siciliana ma c’è anche quella cinese e quella ebraica?. RISPOSTA. In America in seno a molte etnie sono sorte organizzazione mafiose. Ad esempio “l’avvocato” di Lucky Luciano era l’ebreo Meyer Lansky. Cosa Nostra americana negli ultimi anni ha avuto diversi problemi per reggere la “concorrenza” delle altre mafie. In alcuni casi è stata costretta a ricorrere all’aiuto della “consorella” mafia siciliana. “Picciotti” siciliani sono stati inviati in America per fare qualche “favore” agli “amici” negli States. Qualche mafioso italoamericano sarebbe stato inviato negli ultimi anni in Sicilia a seguire un “corso d’aggiornamento”, ad esempio su come si deve chiedere il “pizzo”, fare un estorsione. DOMANDA. Tu come intellettuale e storico siciliano, che siciliano sei da sempre, come vivi nella tua città Bagheria il rapporto tra persone ‘perbene’ e ‘mafiosi’ se ci sono se li conosci. RISPOSTA. La presenza di fenomeni mafiosi data a Bagheria fin dalla prima metà del 1800. La Piovra ha vaste radici in città. Negli ultimi anni, grazie ad una maggiore sensibilità antimafia non è stato così conducente ostentare amicizie mafiose, ad esempio durante una campagna elettorale, come accadeva fino agli anni ‘60. I rapporti tra mafia e persone “per bene” sono antichi. A volte mafiosi e persone “per bene” sono stati la stessa cosa. Il mafioso fa una “normale” vita di società. Cosa che non fa il “normale” delinquente. A volte, però, si scopre che una persona è mafiosa solo dopo che è stata arrestata per collusione o appartenenza a Cosa Nostra. Due scioglimenti per mafia, ed un terzo evitato per poco, hanno indotto una parte della classe politica bagherese ad una maggiore prudenza nei rapporti con personaggi “chiacchierati”. Molti politici locali non sono stati mai collusi. Son finiti i tempi, anni ‘70, quando qualche politico locale dichiarava: “La mafia non esiste”. Altri hanno combattuto la mafia e i suoi rapporti con la politica. Purtroppo a volte si sono conosciuti, quelli che poi sarebbero diventati mafiosi, alla scuola elementare, alle medie o al liceo. E’ la vita. Poi ognuno per la sua strada. Ma è difficile in un paese non salutare quello che è stato il tuo compagno di classe a 14 anni, o che abitava nella casa vicina alla tua e con la quale ci hai giocato per le vie, o tirato quattro calci ad un pallone in piazza a 10 anni. Io sono stato fortunato in tal senso: nessuna conoscenza con persone poi diventate “chiacchierate” o, peggio, in “odore” di mafia. DOMANDA.Cosa ti ha spinto a scrivere un libro come il tuo ultimo ‘Le altre stragi’ e cercare tanti fatti storici che ormai nessuno più cercava e dava per scontato la storia già scritta? RISPOSTA. Il desiderio di contribuire affinché i morti dimenticati abbiano giustizia dopo 62 anni di vergognoso silenzio è ora di recuperare completamente la nostra memoria storica. Per questo ho dedicato sei anni della mia vita per scrivere il libro. Ho condotto numerose ricerche negli archivi italiani e stranieri e nei luoghi dove si sono svolti i fatti. Non amo il modo come la storiografia dominante racconta i fatti accaduti nel passato. Sono anticonformista e revisionista per naturaBIOGRAFIA Giovanni Bartolone, nasce a Palermo nel 1953, ove insegna Diritto al 2° I.P.S.S.A.R. Vive a Bagheria (PA). Laureato in Scienze Politiche, indirizzo Politico Internazionale, con una tesi sul Referendum istituzionale del 1946. E’ da molti anni impegnato in ricerche sulla II guerra mondiale, il Fascismo, il fenomeno della mafia, la Sicilia dallo sbarco Alleato alla morte di Salvatore Giuliano. Può essere contattato al seguente indirizzo di posta elettronica: gbartolone@interfree.it
Dalla scorsa settimana l’Italia è ufficiosamente in campagna elettorale.Silvio Berlusconi ha annunciato la nascita di un nuovo partito: il PARTITO POPOLARE DELLA LIBERTA’. Questo nuovo contenitore non ha nulla di nuovo, nemmeno il nome. Il primo partito popolare in Italia risale al 1919 e poi lo stesso nome è stato ripreso negli anni novanta dagli ex democristiani.
Nasce un nuovo partito ma chi comanda sono sempre le stesse persone sia nel centro destra che nel centro sinistra.
Quando Berlusconi fece il suo primo governo io avevo dieci anni. Qualora si andasse a votare nel 2009, nel 2014 (cioè quando avrò 30 anni), mi ritroverei lo stesso premier di quando di anni ne avevo dieci. Noi umani invecchiamo. La politica no.
“La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.