Ott 18

Per partecipare ad una campagna elettorale è necessario presentare una lista di candidati con un simbolo ,dopo aver raccolto un certo numero di firme secondo quanto la legge in materia prevede,lmeno per i gruppi politici minori.Accettata la lista, i  candidati che ne fanno parte iniziano a girare per il proprio collegio elettorale , nell’ambito del proprio Comune o provincia o regione,organizzando riunioni o comiziando.I comizi, in verità, ormai inflazionati, non sono quasi più di moda ed anche perchè per comiziare bisogna avere quantomeno un po’ d’arte oratoria.E, questa, scarseggia in rapporto al sempre più crescente abbassamento del livello qualitativo dei candidati.

In ogni caso un candidato promette agli elettori un sacco di cose che, se eletto, non potrà mantenere facendo parte dell’opposizione o mantenere difficilmente  facendo parte della maggioranza.

Dopo sessant’anni di elezioni di ogni ordine e grado abbiamo imparato.Di quello che promettono i candidati solo il 10%, in generale, viene mantenuto.Ovviamente gli inadempienti  trovano poi giustificazioni varie a loro discolpa.E la stessa cosa dicasi dei programmi elettorali sottoscritti dalle grosse coalizioni.

Infatti,se gli elettori si prendessoro a briga di andare a controllare il contenuto del programma elettorale di una coalizione e lo confrontassero con quanto veramente attuato  a fine legislatura , si accorgerebbero delle tante cose promesse e non fatte.

Ma non conosco un elettore che sia andato a fare questo controllo, cosa che sta a dimostrare quanto poco interesse o quanta poca maturità politica abbiano gli elettori in generale.

I candidati, nel loro tentativo di essere eletti ,promettono, promettono, promettono.Infatti il sistema elettorale democratico è la “terra della promessa”.

Un’altra caratteristica della vita della rappresentanza consiste nel fatto che chi sbaglia non paga contrariamente a quanto, invece ,accade nella vita normale.

Per cui, a prescindere da quel rappresentante che commette reati previsti dal codice penale per i quali potrebbe scattare un’azione giudiziaria, per gli errori derivanti da scelte politiche non esiste alcuna forma di punizione. Oggi nella scuola hanno proposto di rimettere cose che una volta esistevano. Allora il legislatore che le tolse sbagliò?

E’ chiaro che con questa forma di immunità implicità, ognuno vuole andare a fare il rappresentante del popolo, perchè lo stipendio è buono e, sbagliando, non si paga. Continua »

Ott 18

Mentre Grillo impazza sulle piazze e sfonda nella RAITV, al Senato della Repubblica va in scena uno spettacolo che più squallido non si può. I fatti sono noti. Conviene guardare oltre.C’era il “centrosinistra” che, nel 2006, ha vinto le elezioni. Ma che, subito dopo, comincia a dividersi e a spappolarsi. Tanto per dire, DS e Margherita progettano di dar vita ad un soggetto unico: il Partito Democratico. Anche la “sinistra radicale” sogna un unico contenitore: la “cosa rossa”. E da questo polemiche a non finire. Come se non bastasse, Di Pietro sogna di cavalcare la protesta di Grillo. E va forte nei sondaggi. Dini si crea un suo mini partitino dei “liberaldemocratici” e dichiara che “si riserva di votare (o di non votare) i provvedimenti che il Governo proporrà”. Mastella, sentendosi tradito e scavalcato da Dini, minaccia sfracelli. Il buon Mastella minacciava la crisi per via della legge elettorale che tarda a venire. Se, a questo si aggiunge, che Dini potrebbe diventare il “pupillo di Berlusconi”, Mastella ha buoni motivi per sentirsi allarmato. Ma come lui, Clemente di Ceppaloni, principe dei voltagabbana, bruciato sui tempi da quel mollusco di Dini? Ed avverte minaccioso: “o Prodi chiarisce oppure si va ad elezioni anticipate”. Il tutto fa dire a Bertinotti: “Siamo tutti un po’ precari”. Mentre D’Alema osserva: “la giornata di ieri e altri episodi creano una grande preoccupazione”.

In poche parole: Prodi è ormai “cotto”, la maggioranza spappolata. E i singoli politici di quello che fu “l’Ulivo”, fanno di tutto per acquisire visibilità. Anche a danno dell’Unione. Continua »

Ott 18

Molti lettori hanno scritto per commentare il mio primo pezzo sul V-day: chi d’accordo (i più) e chi no, come prevedibile (lettere che pubblicheremo nell’apposito spazio).

A tutti devo una precisazione o correzione.

Mi sono domandato se Grillo «ha le capacità».

Ciò che volevo dire è, più precisamente, «se saprà assumersi la responsabilità» che la manifestazione gli ha addossato, e delle speranze che sta suscitando.

Certo sembra strano domandarsi se Grillo è responsabile, quando abbiamo sul collo politici la cui irresponsabilità è plateale e spudorata: quando abbiamo un ministro come Mastella, disposto a rovinare l’Italia pur di distribuire favori alla sua famiglia ed alle sue clientele irpine.

Ma quella è, appunto, la Casta dei parassiti.

Che siano irresponsabili, è ovvio.

Invece il problema si pone per chi voglia contrastarli.

Provo a spiegarmi.

Per forma mentis, un attore non esercita alcuna responsabilità.

Il suo scopo comincia e finisce nel trovare una buona battuta, nel suscitare l’applauso.

Anche a costo di esagerare, ovviamente: la funzione del comico - la sua seria funzione sociale - è identica a quella del caricaturista: mettere alla berlina, deformare i tratti degli avversari esagerandone i vizi, per meglio metterli in luce.

Un comico che fosse «responsabile» non farebbe ridere nessuno.

Quando dunque uno come Grillo entra in politica, dovrebbe imparare rapidamente ciò che non è abituato a fare.

Capire al volo che la sua professione è cambiata.

Sarà capace?

Questo mi chiedevo.

Me lo chiedo ancora di più oggi, dopo le interviste che, in seguito al suo successo «politico», Grillo rilascia a destra e a manca, sparando su tutto.

In una se la prende col Papa: secondo lui, deve lasciare che i preti si sposino, altrimenti diventano tutti pedofili.

Domando sommessamente: il matrimonio dei preti fa parte del programma di Grillo?

E’ questo uno dei motivi per cui ha riunito 300 mila persone, chiamandole alla rivolta?

Dal punto di vista ideologico, Beppe Grillo è un radicale pannelliano minore: pro-aborto,

pro-eutanasia, droghe legali, chi più ne ha più ne metta. Continua »

Ott 16

Un vicepremier, Francesco Rutelli, un governatore, Renato Soru, un candidato di Agrigento, Giuseppe Arnone. Contestano i voti, l’organizzazione. Chi dice «brogli», chi «procedure scombinate». Per Soru parlano i fatti. Si è recato nella sede dei Ds per impugnare il voto in Sardegna: il voto delle primarie del Partito democratico che da piazza Santi Apostoli ieri si ostinavano a definire, con orgoglio e monotonia, «trasparente». E intanto da tutta Italia spuntavano casi di voti ripetuti, voci di affluenze che apparivano organizzate. Abbiamo votato domenica con Cristian, romeno, per cinque volte a Roma. Abbiamo votato con Micaela, 17 anni, per altre tre a Milano. Ma forse era solo l’inizio.

«Con questi brogli nasce il Partito democratico dei mascalzoni», scrive dalla Sicilia, e lo griderebbe se potesse, il candidato Giuseppe Arnone. E ha presentato una denuncia alla Digos. Ha chiamato i carabinieri nei seggi. È successo un pandemonio, domenica per le primarie del Pd, ad Agrigento.

Parlano di macchine cariche di extracomunitari accompagnati da «passeur», accompagnatori, di strane promesse: «Non votate per l’altra lista sennò vi cacciano dall’Italia». Ma anche dalla Campania arrivano notizie su operazioni non chiarissime. E addirittura Francesco Rutelli a metà pomeriggio dichiarava: «Sono molto preoccupato, mi hanno riferito di procedure quantomeno scombinate e denunce di poca trasparenza».

Il presidente della Sardegna Soru, sconfitto, annuncia di essere «moralmente e politicamente il vincitore». Era in guerra contro il senatore fassiniano Antonello Cabras, ma rivendica: «La differenza di voti con Cabras è inferiore al numero delle schede annullate, che erano tutte a mio favore». Il segretario regionale dei Ds Giulio Calvisi gli ha risposto: «Questa è una casa di vetro dove gli atti sono a disposizione di tutti».

Non sono certo di vetro le urne con gli incassi delle primarie. Al momento ci sono proiezioni e non cifre certe: «Abbiamo detto che hanno votato 3 milioni e 400mila elettori giusto? - calcolava il coordinatore per la Margherita Mario Barbi, a piazza Santi Apostoli, con alcuni giornalisti - dunque abbiamo guadagnato almeno 3 milioni e 400mila euro. Ne abbiamo spesi 2 milioni. Siamo ampiamente sopra».

Ma quali sono i numeri reali? Striscia la notizia ieri ha mandato in onda un servizio simile a quello del Giornale, mostrando come fosse facile votare più volte domenica, fino a sei a Roma e quattro a Milano. Ma ieri il neosegretario Veltroni ripeteva: «Anche questo è uno degli eventi patologici. Non si può fare neanche un’elezione di condominio senza che qualcuno gridi ai brogli». E Piero Fassino, come un giradischi: «Quelli di Forza Italia hanno il chiodo fisso dei brogli e non se lo tolgono dalla testa». Ci sono le foto, le ricevute, le testimonianze dirette. Non importa: da Piazza Santi Apostoli sono stati lanciati fulmini: «Un solo quotidiano ha tentato di appannare una grande festa della democrazia», ha borbottato il coordinatore Antonello Soro. E in serata l’ufficio stampa dei Ds ha accusato Striscia di «solerzia nell’emulare il Giornale».

La festa al Pd non l’ha fatta però solo Il Giornale, ma anche gli addetti ai lavori: «La macchina organizzativa della Campania non ha brillato - conferma al Giornale Donato Mosella, capo della segreteria politica di Rutelli e candidato a Napoli - né prima, né dopo il voto. Fortunatamente da Roma sono arrivati dei funzionari per fare in modo che nessuno abbia la tentazione di alterare un voto limpido, con volontari bravissimi». Campania commissariata per le primarie? «Ci sono dei rallentamenti, delle sciatterie, al centro Utar di Napoli dove sono i verbali…».

Il candidato agrigentino Arnone, vicino alla Margherita, in corsa contro il viceministro delle Infrastrutture Angelo Capodicasa, racconta al Giornale: «Ho chiamato i carabinieri perché vedevo arrivare al seggio battaglioni di extracomunitari, erano accompagnati dai caporali, sempre le stesse persone. Ne conoscevo uno. Lo fermo e gli dico: Mohamed, ma come mai siete tutti qui a votare? E lui: “Siamo qui perché votiamo per la lista che vuole l’immigrazione contro la lista che ci vuole mandare a casa”. Tutti avevano in tasca il facsimile di Capodicasa».

Ott 16

Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia, nel corso di una videochat con i lettori di Gazzetta.it alla domanda su un eventuale collaborazione e dialogo col nascente Partito Democratico da parte del centro destra dice: “Noi siamo sempre aperti al dialogo, ma ricordo che nel 2006 la notte stessa dello spoglio, e aggiungo dei brogli elettorali, noi abbiamo offerto subito alla sinistra di sederci attorno a un tavolo per trovare soluzioni condivise. La sinistra ci chiuse arrogantemente la porta in faccia! Dopo un anno di malgoverno sarebbe assurdo che noi ci assumessimo mezza responsabilità del disastro che ha fatto questo esecutivo. Solo due italiani su dieci hanno fiducia in questo governo, deve andare a casa. Non si può governare contro l’80% degli italiani!

Il Partito Democratico ha prodotto 5 partiti, perchè si sono staccate frange importanti. Credo che avranno in casa una situazione molto più difficile di prima, i rapporti con la sinistra antagonista saranno gli stessi. Un altro presidente del Consiglio dell’Unione al posto di Prodi avrebbe gli stessi problemi, o accettare i diktat della sinistra marxista o andare a casa. Non credo che dopo lo show mediatico del Pd, che presto svanirà, ci saranno cambiamenti per la sinistra”.

Stupisce l’indisponibilità al confronto sulle regole di convivenza democratica. Dario Franceschini, numero due del Pd e capogruppo dell’Ulivo alla Camera, ribatte così a Silvio Berlusconi che oggi ha escluso ogni dialogo con la maggioranza sulle riforme: “La legge elettorale va fatta con una maggioranza più larga di quella di governo e la settimana prossima ci saranno le riforme costituzionali in Aula. Sarebbe bene che anche il centrodestra chiudesse la fase di contrapposizione cieca che per noi è ormai conclusa. Perchè alcune cose, come la scrittura delle regole, prescindono dall’essere maggioranza o opposizione.

Ott 15

Walter Veltroni in testa con il 75,6% dei voti alle elezioni per le primarie del PD. E’ quanto risulta dallo scrutinio del 54,23% delle schede. Al secondo posto Rosy Bindi al 14%, terzo Enrico Letta con il 10,1%. A Mario Adinolfi e a Piergiorgio Gawronski è attribuita la percentuale dello 0,1%.

“Stasera confermiano il pieno sostegno al governo che sta guidando il Paese e che questo Paese sta trasformando”.Veltroni ribadisce pieno sostegno del Partito Democratico al governo Prodi,riconoscendo che “il bilancio di questo governo è molto migliore dell’immagine che da a causa della frammentazione”. “Per Prodi e per me - aggiunge - la giornata di oggi è la realizzazione di un sogno sempre sperato”. “3,3 milioni di italiani hanno detto che c’è un’Italia nuova, serena, che lavora, che studia ma è anche un’Italia che vuole cambiare la politica e il Paese”, ha detto Veltroni aprendo la manifestazione a Roma.

“I leader che vengono eletti in questo modo sono diversi da quelli eletti in un ambito ristretto”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Romano Prodi, in una breve conferenza stampa a commento delle prime proiezioni ufficiali sulle primarie. “Siamo nati assieme, siamo cresciuti assieme”. Così Prodi risponde a chi gli ricorda che tra le prime dichiarazioni di Veltroni c’è stata quella di ribadire assoluta fedeltà al governo.

“Per molti di noi si realizza il sogno di una vita, Pd nasce nel modo migliore con la spinta di milioni di italiani”. Lo ha detto Francesco Rutelli, rispondendo ai giornalisti dopo essere giunto nella sede del Comitato elettorale di Veltroni. “Faremo tesoro di questa spinta - ha aggiunto Rutelli - che viene da milioni di italiani. E’ anche la dimostrazione che la politica può essere una cosa nobile, non fatta solo di insulti.I nostri elettori ci hanno reso felici, mostrandosi esigenti”.

Ott 08

Come previsto, Grillo non fondera’ un partito. Del resto , sarebbe stato uno stupido a farlo. Del resto, per la nostra classe politica e’ meglio che la gente arrabbiata corra dietro a Grillo: panem et circenses, e Grillo di circenses ne ha da vandere.Credo che il comico genovese abbia trovato una “menticciola” politica, la quale lo sta consigliando bene.

Innanzitutto, il numero di grillini non e’ sufficente ad influenzare le politiche, almeno finche’ c’e’ il sistema proporzionale.

Puo’, invece, minacciare seriamente i governi locali: i 50.000 di Bologna possono tranquillamente capovolgere il risultato elettorale di Cofferati, se vogliono.

Ma i comuni sono particolarmente vulnerabili per una ragione: ogni anno la giunta deve far approvare un bilancio. Se perde la fiducia in quel momento, la giunta e’ decaduta per legge e si torna a votare.

Immaginate cosa significa: nessuno dei due schieramenti vorra’ fare a meno dei voti di Grillo mentre elegge il sindaco. Ma cosi’ entreranno in comune i grillini.

I quali possono far perdere la maggioranza al sindaco al momento dell’approvazione annuale del bilancio.

Direte voi: va bene, ma le amministrazioni locali sono poca cosa.

Falso.

Ott 08

Non mi piace creare polemiche, ma la notizia riportata del “burlone” Burlando che se ne va contromano ha colpito anche me quando la udii attraverso un TG. Ciò, non tanto per la persona che ci comunicano essere artefice del reato per violazione del Nuovo C. S, ma per la palesata incapacità alla regolarità di conduzione di un mezzo a motore che è dimostrata da troppa gente nel non sapere ottemperare i dispositivi di legge, in questo caso imposti per la tutela della salute pubblica specialmente altrui.

Il brevetto di guida conseguito attraverso la testimonianza certificata dello Stato, al bisogno rappresentato da ufficiali medici o sanitari civili abilitati, in altre parole la cosiddetta patente di guida per la conduzione di veicoli a motore di diversa natura e potenza, in sé dichiara che il detentore è abile al superamento delle necessità, anche improvvise e prevedibili, collegate con l’esercizio svolto.

Perciò proprio non comprendo come sia possibile per un soggetto dichiarato sano di mente, e con S.N.C. senza lesioni, di non rendersi conto d’essere in controsenso, o, in ogni modo, di voler continuare la propria riconosciuta errata manovra.

Se dovessimo seriamente esaminare tali comportamenti secondo la neurologia e la psichiatria, emettendo un referto medico legale sostenibile in dibattimento, certamente dovremmo affermare che il reo ha menomazioni psichiche e/o fisiche che lo rendono inidoneo alla guida, per esempio, neurologicamente potremmo dimostrare patologie da microsonni, epilessia fotomotoria o d’altra origine, stati crepuscolari della coscienza da natura organica o tossica, anche per uso di sostanze psicotrope non consentite, … Per la psichiatria, invece, le alterazioni del comportamento sono da innesto, o endogene della personalità, con degenerazioni dello stato di critica e giudizio che crea comportamenti anomali. Anche il semplice distrarsi dalla guida, usando il telefono portatile senza vivavoce, è comportamento che ha genesi da disturbi della personalità, fenomeno probabilmente di poca rilevanza in sé, ma di grave mancanza per il prossimo cui è arrecato danno per conscia inadempienza. Continua »

Ott 08

Clemente Mastella non ce l’ha fatta. Dopo essersi lamentato per giorni dell’”agguato” subito a Ballarò (e avere incassato la solidarietà di molti colleghi) ha deciso che doveva dare una dimostrazione di forza.

Ma dal momento che far cacciare un conduttore televisivo è roba per pesci molto grossi (chiedere a Santoro, Biagi e Luttazzi), lui, che risiede a Ceppaloni e non ad Arcore, ha scelto un bersaglio più modesto: un blog, un piccolo diario online reo di non trattarlo con il riguardo dovuto a un ministro.

Mastella ti odio, questo il nome del sito incriminato, si è così ritrovato al centro delle attenzioni della Polizia postale. E che non si tratti di un interesse puramente culturale lo conferma il sito del Corriere della sera.

In attesa di sapere come andrà a finire la vicenda, un suggerimento al Ministro della Giustizia ci sentiamo già di darlo: apra gli occhi, getti lo sguardo oltre i confini nazionali e osservi quello che personaggi politici di spicco (alcuni, sia detto con rispetto, molto più in vista di lui) accettano di subire dall’internet.

Bastano un paio di ricerche su Google e scoprirà, per esempio, quanto sia stoico George W. Bush nel sopportare gli strali che provengono, per esempio, dal blog Love America, Hate Bush, dedicato ai misfatti dell’attuale presidente, oppure dal sito WhyWehateBush.

Scoprirebbe poi che simile dose di pazienza anima Hilary Clinton, che, a quanto ci risulta, non sembra minacciare di far scomparire dalla faccia della rete BlogsAgainstHillary, un diario online dedicato a contrastare il suo percorso alla Casa Bianca a suon di denunce di scandali e diffusione di video, e nemmeno GottaStopHillary e AgainstHillaryClinton.

Si potrà dire che lo stoicismo dei due illustri colleghi di Mastella è decisamente aiutato (per non dire imposto) dalla legislazione e dalla cultura americana, che ritengono libertà di espressione un valore superiore alla reputazione di un uomo, per importante che sia. Vero, ma si potrebbe ricordare al Ministro che, indipendentemente dalle leggi, la reputazione è il bene più prezioso di un uomo politico. E che a metterla a repentaglio.

Ott 07

“Abbiamo la disgrazia di dover fare i conti con questa sinistra”. Così il leader di Fi, Berlusconi, alla prima convention dei ‘Circoli della Libertà’ a Roma. “Il comunismo è ancora ben presente nei partiti che formano la maggioranza. Sono loro che condizionano questo governo, su 159 senatori ben 50 appartengono alla sinistra che è ancora orgogliosa di chiamarsi comunista”. Per questo “dobbiamo essere capaci e protagonisti di una grande rivoluzione liberale”. E: “Questo governo e questa sinistra devono andare a casa”. Poi: “Sono convinto che si voterà in primavera e si voterà con questa legge”.

“Vedremo tra venti giorni cosa accadrà: o qualcuno perde la faccia oppure, siccome sono due posizioni inconciliabili, potrebbe esserci un momento di verità”. Lo ha detto il leader di An Fini, parlando del protocollo sul welfare del governo. “Io propendo per l’ipotesi che qualcuno perda la faccia perchè questa è una maggioranza dove pur di salvare la poltrona si è disposti a qualsiasi compromesso”, ha aggiunto. E: “Se cade il governo si deve andare a votare, non ci sono le condizioni per altri governi”. Poi su ‘Annozero’: “C’è a sinistra una ipocrisia francamente intollerabile”.