Il Vaffanculo Day e’ stato un successo clamoroso… di piu’: EPOCALE.
Mi e’ venuta la pelle d’oca a Roma a vedere migliaia di persone in coda, fin dalle 9 di mattina. Decine di code.
Una volonta’ politica enorme, il segno che esiste un’Italia che non e’ piu’ disposta a sopportare di essere depredata di un fiume di denaro, risorse e ottenere in cambio il trionfo dei banditi e dei furbi sulla societa’ degli onesti.
Sono stato felice come a Natale recitando di fronte a quella platea di persone che sentivo sulla mia stessa lunghezza d’onda. Non avevo mai recitato di fronte a 10mila persone.
E ho goduto in modo sadico (ed eticamente riprovevole) leggendo i giornali e guardando i telegiornali.
Ho goduto perche’ ho letto tra le righe il terrore di un mondo vecchio, di una corporazione di giornalisti che sentono la poltrona traballare sotto le loro natiche, minacciati dalla comunicazione in rete che li rende antiquati come piccioni viaggiatori.
I servizi sul V-Day di Grillo sono stati infarciti di deliziose leccornie di imprecisione, gocce di falsita’ pralinata, giuggiole di falsi farciti del miele della pavidita’: estasi per il mio palato di vecchio ribelle fazioso e vendicativo.Il mio cuore si apre a un orgiastico nirvana di fronte al nulla pressofuso al limone che ci propongono gli esperti intervistati dalle larve della disinformazione.
E la sensazione e’ che abbiano sofferto e che per un attimo si siano chiesti, sgomenti: “Ma cosa sta succedendo?”Innanzi tutto il Vaffanculo Day non si e’ svolto in 150 citta’ e paesi ma in 225 (piu’ 30 all’estero). Tutti i giornali parlano poi dei 300mila di Beppe Grillo ma e’ assurdo perche’ i partecipanti alla manifestazione sono stati ovviamente molti di piu’ di quelli che hanno firmato, non tutti hanno avuto la pazienza di aspettare un’ora e piu’ per apporre la loro firma e d’altra parte non era possibile raccogliere piu’ firme di quelle raccolte (con registrazione dei documenti e burocrazia varia). I giornali ammettono a Bologna 50mila persone in piazza (ma erano di piu’) ma le firme raccolte sono meno di 15 mila.
Insomma il numero dei partecipanti al V-Day e’ stato, a voler essere prudenti, di almeno 2 volte il numero delle firme: 600 mila persone. Parlare solo dei 300 mila che hanno firmato, tacendo su chi non e’ riuscito a farlo ma era presente, e’ una bassa carognata che denuncia una PAURA isterica. Continua »
Ho letto il volantino che preannunciava il V-Day di Grillo e ho visto in TV qualche spezzone del raduno di Bologna.Credo che non vi sia niente di nuovo nel messaggio lanciato dal V-Day, essendosi sostanzialmente riproposta l’istanza moralizzatrice della politica che, periodicamente, viene sollevata dai cd. critici del sistema.
Di diverso spessore sarebbe stata la manifestazione, tenuto conto anche del seguito di pubblico che ha ottenuto, se, viceversa, ci si fosse interrogati sulle ragioni di come siamo arrivati a ciò; invero, vista la data scelta per l’evento, mi aspettavo (anche se come larvato richiamo, viste le tendenze del comico) di sentire spiegazioni sulla decadenza del nostro sistema pseudo-democratico più ancorate ai fatti storici che hanno reso l’Italia lo zimbello d’Europa.
Il cosidetto “armistizio”, necessario agli occhi del re per permettergli di salvare la corona, come inevitabile coronamento del 25 luglio, ma, come lo si voglia vedere, condotto in modo criminale ed il conseguente sfacelo delle FF.AA., lasciate senza ordini chiari e senza un Capo.
Il governo “fantoccio” di Brindisi, con a capo Badoglio, assolutamente subordinato agli angloamericani e la successiva sottoscrizione del cd. “armistizio lungo”, sostanzialmente una resa incondizionata.
L’ira dell’alleato tedesco, tradito per la seconda volta (nella I G.M. l’Italia, come noto, inizialmente alleata con Austria-Ungheria e Germania, nel 1915 passa dall’altro lato sperando di ricavare concessioni territoriali, in buona parte non concesse a Versaglia).
La perdita di credibilità, a livello internazionale, dell’Italia (con questi precedenti doppiogiochistici, chi si può fidare di simili alleati) e la conseguente scomparsa di una autonoma politica estera.
La sostanziale sottomissione, da allora, ai vincitori, che dura da oltre sessant’anni, sia politica che culturale (con la forzata adozione del modello democratico-capitalista-liberista), con più o meno palesi (ma sempre concrete) intromissioni nelle scelte di ogni livello, con i vari Presidenti del Consiglio che, via via eletti, vanno a presentare le loro credenziali a Washington e rassicurano sulla sempre viva amicizia con l’America, a qualsiasi costo (anche l’attuale presidente del consiglio, pur essendo stato eletto con un chiaro programma politico, non ha avuto alcuna remora a consentire al chiesto ampliamento della base americana di Vicenza, tradendo così il suo elettorato e le promesse fatte, ma salvando la faccia coi suoi veri padroni).
La morte della Patria, intesa come comunità di popolo avente medesime radici e scopi, e la divisione, che permane a tutt’oggi, in due o tre blocchi ideologicamente contrapposti e tra loro inconciliabili (divide et impera).
La storia d’Italia è piena di 8 settembre, ogni qualvolta si volta la faccia e, anzichè perseguire il bene comune, si coltivano interessi personali o, peggio, extra nazionali.
Solo se si ha la coscienza di come siamo arrivati a tanto, si potrà forse comprendere e cercare di risalire la china, ma ci vorrà molto tempo probabilmente, dovendo ricostruire una coscienza nazionale negli italiani, chiedergli di abbandonare i falsi miti importati da oltreoceano e ritornare ad una vita etica, che valga la pena di essere vissuta, invece dell’attuale torpore-incoscienza che sembra attanagliare la maggioranza.
Berlusconi e Prodi hanno inviato e mantengono i soldati italiani in “missioni di pace” in Afganistan e in Libano.Missioni di pace? In località che soffrono di guerriglie endemiche? E che possono diventare luoghi di guerre devastanti? Ma, poiché la “casta” che sgoverna la “colonia Italya” è serva di USA/Israel, le chiamano “missioni di pace”.
Berlusconi e Prodi litigano furiosamente in Italia per arraffare il potere. E ci danno ad intendere di essere “alternativi” l’un l’altro. Sono invece le facce della stessa falsa moneta, servi di USA/Israel.
Chiediamo il ritiro dei nostri soldati dall’Afganistan e dal Libano come un momento di “identità”, nazionale ed europea
Secondo un rapporto, gli ordigni si trovano ad Aviano e Ghedi. La loro presenza è vietata dalla legge e da trattati internazionali. Nucleare, rivelazione dagli Usa “In Italia 90 bombe atomiche”!
Lo vieta la legge e in più occasioni in passato lo ha dichiarato anche il governo, ma l’Italia è un paese nucleare.
A rivelarlo è uno studio americano, secondo il quale sul territorio italiano ci sono 90 bombe atomiche statunitensi. Una presenza della quale si parla molto poco, ma che ha un peso strategico importante negli equilibri internazionali. A rigor di legge, la presenza di questi ordigni non sarebbe consentita: la legislazione la vieta espressamente dal 1990. Il nostro Paese ha inoltre sottoscritto i trattati internazionali di non proliferazione nucleare e ha dichiarato di non far parte del club atomico, con tutti gli obblighi internazionali che ne derivano. Secondo il rapporto “Us nuclear weapons in Europe” dell’analista statunitense Hans Kristensen del Natural Resources Defence Council di Washington, invece, l’Italia ospita 90 delle 481 bombe nucleari americane presenti nel Vecchio continente. Cinquanta sono nella base di Aviano, in Friuli, e altre 40 si trovano a Ghedi, nel Bresciano. Tra Italia e Stati Uniti esisterebbe anche un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell’associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: “Stone Ax” (Ascia di Pietra). Le bombe atomiche in Italia sono di tre modelli: B 61-3, B 61-4 e B61-10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima; il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton. Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l’opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche ed ha avviato la produzione di bombe atomiche tattiche di potenza limitata, non escludendo di servirsene contro i Paesi considerati terroristi. Almeno due di questi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri di stanza in Italia.
“Temo che presto torneremo al governo…”. Il leader di Fi, Berlusconi, commenta così l’esito del voto al Senato delle mozioni sulla Rai. Berlusconi intervenendo al congresso dell’Internazionale democristiana dice “Ho in serbo qualche buon pronostico per il futuro. Il governo ha perso la maggioranza su un’importante votazione e temo che presto avremo di nuovo la responsabilità di governare questo nostro grande Paese”. Ormai la maggioranza non c’è più, credo che andare al voto sia inevitabile”. Poi aggiunge: “Io, Mastella e Casini siamo già insieme nel Ppe, coerenza vorrebbe che fossimo insieme anche qui”
“Prodi sta sentitamente ringraziando il senatore Storace perché, grazie alla sua assenza e a quella di altri due senatori fuoriusciti da An, non è passata la mozione firmata dai capigruppo della Casa delle Libertà”. Lo ha affermato Castelli, capogruppo della Lega al Senato. La mozione della CdL è, infatti, stata bocciata per un voto e dai tabultai si è potuta ossevare l’assenza di Storace e dei suoi due senatori.
Beppe Grillo, dopo aver criticato Prodi, prende di mira anche Silvio Berlusconi. “Lo psiconano che è Berlusconi, trufolo (…) è uno spot vivente. Non c’è, non esiste. E’ un ologramma, un venditore di bava”, dice in un’intervista sul sito Euronews. Poi un nuovo attacco al premier: “Prodi, che è il nostro valium, ha cercato di aprire un blog. Lo ha chiuso dopo 15 giorni”. Parla di se stesso: “In 30 anni di lavoro,mi sono conquistato un po’ di reputazione”. E rivendica quell’otto settembre “con un milione e mezzo di giovani senza rompere niente”.
Il finanziamento pubblico dei partiti costa 150 milioni di euro. Ai 19 gruppi parlamentari 34 milioni di euro!
I questori: “Le spese crescono meno rispetto all’anno scorso. Ma dobbiamo fare di più”!
Tagli, sprechi, razionalizzazione, austerity… Si dice, si dice, tutti ci provano e lo raccontano inseguendo il vento popolare della “casta” ma poi la realtà è un’altra: la politica costa sempre di più. Come la Camera dei Deputati, la casa dei 630 deputati e di 1.987 dipendenti che nel 2007 costeranno agli italiani un miliardo, 574 milioni e 269 mila euro, il 2,94 per cento in più rispetto al 2006.
Lo scrivono Gabriele Albonetti, Francesco Colucci e Severino Galante, i deputati questori responsabili - anche - dei conti, nell’introduzione alla legge di bilancio 2007, il preventivo dell’anno in votazione questa mattina nell’aula di Montecitorio. I questori sono comunque soddisfatti perch� “la richiesta di dotazione (la richiesta di soldi allo Stato) � diminuita di 23,9 milioni rispetto a quella originaria del 2007″ e perch� l’aumento delle spese “ha un andamento inferiore di oltre un punto e mezzo percentuale rispetto a quello previsto nel 2006″. Insomma, c’è un “tendenziale” contenimento della spesa. Un po’ troppo poco contenuto, però.
E dire che, scorrendo pagine e tabelle, non è difficile trovare dove tagliare. Ad esempio i tre milioni e 300 mila euro per la ristorazione “gestita da esterni”; oppure i quattro milioni e passa per i noleggi, di cosa e perchè visto che la struttura Camera possiede già moltissimo?; i tre milioni e passa di euro per le assicurazioni: passino quelle dei dipendenti, ma i deputati - 21 mila euro lordi al mese tra indennità e contributi - se le potrebbero anche pagare; gli oltre due milioni per la “locazione dei depositi”, perchè non basta affittare uffici, servono anche i depositi. L’elenco dei possibili risparmi è lunghissimo. E’ un lavoro che ogni capofamiglia deve fare ogni sei mesi. Basta saper frugare nelle voci del bilancio.
Gli aumenti: Le voci che crescono di più - secondo l’analisi contabile fatta dal deputato Sergio D’Elia (Rnp) - sono “le altre indennità dei deputati”, leggi i rimborsi, raddoppiate rispetto al 2006: erano 185 mila nel 2007 ma saranno 300 mila. E il “rimborso spese di viaggio dei deputati” � cresciuto del 25 per cento. Aumenta anche la spesa di locazione degli immobili” che sale del 12 per cento, un trend che continuerà anche nel 2008 e nel 2009. E poi le spese di trasporto (treni, aerei, telepass e viacard) e quelle telefoniche.
Le indennità dei deputati: Tra indennità parlamentari, d’ufficio e i rimborsi (”altre indennità”), il conto sale a 94 milioni e 580 mila euro. Nel 2006 erano circa due milioni di euro in meno. Eppure - dicono i questori - negli ultimi due anni sono state via via ridotte, raffreddate e congelate .
Rimborsi spese per 74 milioni: Viaggi, le spese di soggiorno a Roma o altrove e quelle di segreteria più altre voci legate al mandato dei 630 deputati costeranno nel 2007 ben 74 milioni e 600 mila euro, una cifra uguale a quella del 2006.
Assegni vitalizi e rimborso spese per gli ex deputati: Si tratta delle voci di spesa legate ad ex deputati che hanno cessato il mandato. I vitalizi, tra diretti e riversibili, ammontano a 131 milioni e 200 mila euro. Lascia veramente perplessi il milione e 250 mila euro dati agli ex deputati come rimborso viaggi: gratis e biglietti dei treni e dei traghetti, parecchio scontati quelli degli aerei.
Commessi e altri dipendenti: I 1.897 dipendenti della Camera - parliamo di commessi, segretari, archivisti e bibliotecari e altre funzioni - costeranno nel 2007 266 milioni e 915 mila euro a cui vanno sommati i 167 milioni e 500 mila euro per quelli in pensione. Insomma, solo di personale dipendente, la Camera costerà quest’anno ai cittadini 434 milioni e 410 mila euro.
181 milioni per affitti, telefono, luce, acqua, gas, cibo, cancelleria, carta igienica, stampa atti parlamentari …: La voce “acquisto di beni e servizi” � quella su cui le forze politiche promettono di intervenire di più. Con la scure, non con il coltellino. Per gli affitti se ne vanno poco meno di 35 milioni di euro: la maggior parte degli uffici dei deputati, infatti, e dei gruppi parlamentari non sono a Montecitorio ma sparsi nel centro di Roma. Tra Camera, Senato e palazzo Chigi sono state contati 46 edifici. Tutti in affitto. Altri quattordici milioni se ne vanno in spese di “manutenzione ordinaria”: il funzionamento di impianti antincendio, elettrici, audio-video, ascensori, e l’elenco � lungo una pagina. Pulizie, lavanderia e smaltimento rifiuti costano circa otto milioni di euro. Tre milioni se ne vanno per le spese telefoniche (di cui “solo” 680 mila per i cellulari) e uno per le spese postali, un fondo riservato ai deputati al netto della trasmissione degli atti parlamentari. “Beni e materiali di consumo”, tra cui cibo, cancelleria e prodotti igienici “pesano” per 5 milioni e 725 mila euro. Ma la cifra che pi� di tutte sembra sprecata riguarda gli otto milioni e 870 mila euro per “la stampa degli atti parlamentari”, tonnellate di carta che per il 90 per cento vengono gettate al macero.
Altre curiosità tra “beni e servizi”: La verità � che il preventivo del bilancio della Camera 2007 - 75 pagine di tabelle - assomiglia a un libro delle meraviglie che ogni cittadino dovrebbe poter gustare voce per voce. C’è l’aggiornamento e la formazione professionale del personale (1.780.000 euro); i corsi di lingue, internet, le consulenze professionali e le traduzioni (180 mila euro); le spese per “la comunicazione e l’informazione esterna”, come l’affitto di Rai Way per accedere ai canali satellitari (4.150.000); banche dati, rilegature, ristorazione gestita da terzi, la gestione del patrimonio della biblioteca e le consulenze tecnico-professionali (54 milioni e 665 mila euro). E via con liste di servizi, lussi e privilegi. Solo per l’acquisto di giornali e altre pubblicazioni quest’anno la Camera prevede di spendere 750 mila euro. E per� poi i deputati leggono per lo più la rassegna stampa.
I 19 gruppi parlamentari - Quattro dell’opposizione, quattordici nella maggioranza, il gruppo misto. Cinque non hanno la consistenza di deputati (20) prevista dal regolamento per essere riconosciuti. E’ questo il punto su cui c’è stata più tensione durante il dibattito in aula. Al di là della loro legittimità, il loro funzionamento - sedi, personale, segreteria e contributi vari - ci costa 34 milioni e 300 mila euro. Nel 2006 erano stati spesi due milioni di euro in meno.
Tre milioni in due anni per verificare il voto - Per controllare l’andamento del voto, nel 2007 spenderemo poco più di un milione di euro. E’ una delle poche voci che diminuisce: nel 2006 - l’annus horribilis dell’urna visto che il riconteggio è finito solo adesso con la conferma della vittoria dell’Unione - avevamo speso due milioni e rotti.
Commissioni parlamentari e bicamerali, giunte e comitati: Ci costeranno nel 2007 un milione e 875 mila euro, di cui 300 mila l’Antimafia, 135 mila la Commissione di vigilanza sulla Rai, 75 mila quella sui rifiuti. E’ un Parlamento, il nostro, che ci tiene molto ai rapporti internazionali: per attività interparlamentari con paesi stranieri andremo a spendere tre milioni e 195 mila euro. Le missioni costano - viaggi, alberghi, interpreti - e le spese di rappresentanza pure.
Investimenti e acquisti immobili: tutto ciò che fa patrimonio. Passi per i quindici milioni e spiccioli che se ne vanno per il mantenimento degli immobili di proprietà della Camera. Sono un pò più ingiustificati i quasi due milioni spesi per “arredi, mezzi di trasporto, attrezzature d’ufficio”. Dieci milioni sono spesi per software e hardware mentre solo 1.775.000 sono destinati al mantenimento del patrimonio artistico e bibliotecario.
I rimborsi ai partiti: E’ una cifra da capogiro quella destinata al rimborso ai partiti per le spese elettorali, il famoso o famigerato “finanziamento pubblico ai partiti”: 150 milioni di euro. Il meccanismo dei rimborsi elettorali prevede, per legge, un euro per ogni iscritto alle liste. Ai singoli partiti poi il rimborso viene retribuito in base ai voti ottenuti. Cinquanta milioni di euro sono stati distribuiti ai partiti per il rinnovo della Camera; altrettanti per il Parlamento Europeo; cifra analoga per i Consigli regionali. Il Senato grava su un altro bilancio, un altro capitolo delle spese della politica a cui va aggiunto quello di Palazzo Chigi. In tutto, euro più euro meno, il funzionamento della politica costa ai cittadini italiani qualcosa come quattro miliardi di euro ogni anno.
“Quelle frasi sono state dette ad uso e consumo della stampa, pertanto non vanno prese sul serio”. Così il presidente iraniano Ahmadinejad commenta le dichiarazioni con cui, due giorni fa, il ministro degli Esteri francese Kouchner non escludeva l’uso della forza contro Teheran. E da Pechino la portavoce del ministro degli Esteri afferma che la Cina è contraria a minacciare l’Iran di guerra e ritiene che la crisi sul programma nucleare di Teheran debba essere risolta con mezzi pacifici. Washington persegue la strada della “soluzione diplomatica”, sottolinea la portavoce, Dana Perino.
Il ministro degli Esteri francese, Kouchner, ha auspicato un rafforzamento delle sanzioni Onu contro Teheran per il suo programma nucleare. “Ritengo - ha detto Kouchner - che si debba continuare a fare pressioni sull’Iran per garantire la nostra sicurezza collettiva” e “per spingere gli iraniani a maggiore chiarezza”. Kouchner, che è in visita a Mosca, ha invitato la Russia a fare il possibile per “evitare la guerra” contro l’Iran e continuare a “negoziare senza tregua”. Mosca aveva espresso preoccupazione per il “moltiplicarsi di informazioni su possibili sanzioni militari all’Iran”.
Giornata di vertici in Medio Oriente, dov’è atteso il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice. Il capo della diplomazia Usa sarà impegnata in due incontri diversi: a Gerusalemme con il premier israeliano Olmert e a Ramallah con il presidente palestinese, Abu Mazen. Scopo dei colloqui, preparare la Conferenza internazionale sul Medioriente di novembre. I palestinesi hanno condizionato la loro partecipazione alla richiesta che la Conferenza si chiuda con impegni precisi, e non con generiche dichiarazioni di intenti.Rice ha detto:”Non parleremo a vuoto,affronteremo problemi concreti”
La polizia cambogiana ha arrestato Nuon Chea, ex braccio destro di Pol Pot, noto anche come il “fratello numero 2″ dei Khmer rossi. Si tratta del più importante esponente del sanguinoso regime mai finito in manette. Dopo aver aiutato Pol Pot nella sua scalata ai vertici del partito comunista, divenne l’ideologo del movimento, che tra il 1975 e il 1978 uccise un quarto della popolazione del Paese. Nuon Chea, che oggi ha 82 anni, è accusato di crimini contro l’umanità. Sarà trasferito al Tribunale speciale Onu, istituito 2 anni fa dopo una lunghissima gestazione.