Lug 30

Una prostituta si sente male dopo aver passato una notte di sesso a Roma in compagnia delll’onorevole Cosimo Mele 50 anni, parlamentare dell’Udc, di Carovigno che si “autodenuncia” e annuncia le dimissioni.

Una prostituta “d’alto bordo”, una “squillo” di 30 anni, è stata soccorsa all’hotel Flora di Roma un albergo di lusso all’ingresso di via Veneto reduce da un “festino” notturno.

Al pronto soccorso dell’ospedale “San Giacomo” è stata curata e dimessa. Alla base del suo malore potrebbe esserci stato un mix di alcol, cocaina e tranquillanti.

Alla Polizia ha dichiarato di aver trascorso la notte nella camera pagata da un parlamentare, con un’altra “collega”.

 «Quel parlamentare sono io, ma droga non ne ho vista e la signora mi era stata presentata quella sera a cena da amici».

Cosimo Mele, 50 anni, nato a Carovigno (in provincia di Brindisi) ed in quel collegio elettorale eletto nelle liste dell’Udc, esce allo scoperto «per evitare speculazioni politiche a danno del partito».

Il parlamentare si dichiara quindi come colui che ha trascorso la notte tra venerdì e sabato scorsi in una suite dell’hotel Flora con una signora, o forse due, la quale ha avuto un malore ed è stata portata in ospedale. Sembra che il malore fosse da attribuire all’uso di cocaina ed alcol. A conclusione della vicenda la Polizia non ha riscontrato alcun reato, né denunciato, quindi, alcuno.

«Ho parlato con il mio segretario, gli ho offerto le mie dimissioni se sono necessarie a salvaguardare il partito» ha aggiunto l’on. Cosimo Mele.

Il parlamentare ha sottolineato ripetutamente che l’episodio accaduto è «assolutamente privato» e che la «cosa più difficile» è stato parlarne con sua moglie.

Al suo primo mandato, negli archivi dell’informazione politica è ricordato per dichiarazioni sulla necessità di difendere «la nostra identità cristiana». È anche cofirmatario della proposta di legge per la pubblicità sull’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari.

«La signora l’ho conosciuta a cena, al ristorante Camponeschi, presentata da amici», dice Mele nella sua ricostruzione della serata allegra che rischia di cambiargli la vita. «No, non sapevo fosse una prostituta», ribadisce più volte, poi ammette di averlo capito «ad un certo punto» e di averle fatto «un regalino» (sulla cifra preferisce sorvolare). L’ha portata in una suite all’hotel Flora, «anche se ho casa a Roma, ho preferito». Hanno passato la serata, sempre secondo il racconto del parlamentare, poi ognuno a nanna in una stanza diversa della suite.

Di cocaina l’onorevole dice non solo di non aver fatto uso, ma nemmeno di averla vista. «Forse ha preso pasticche. Che ne so, io dormivo!». L’on. Mele insiste anche sul fatto che lui era in compagnia di una sola ragazza, la seconda, dice, l’ha chiamata l’altra «a un certo punto», «poi se n’è andata». Non è chiaro a che punto è arrivata e a che punto se n’è andata. Nemmeno se c’era ancora o no quando la prima, chiamiamola Francesca (anche se, galantemente, Mele non vuole farne neppure il nome di battesimo) si è sentita male. Continua »

Lug 30

Avevamo lasciato Berlusconi indeciso se buttare il “bambino Fini” oppure “l’acqua sporca” e Fini che avvertiva: “rischiamo di avventurarci nel deserto”.I due si sono incontrati; ma purtroppo, malgrado due ore di colloquio fitto, non si sono capiti. Berlusconi vorrebbe vincere e tornare a governare. Per farlo ha bisogno di tenere unite le forze, tutte le forze. E, possibilmente, di aggregarne di altre. E, quanto al progetto del “partito unico”, ne conferma l’ipotesi operativa. Ma chiarisce che “il partito unico deve nascere dal basso, dalla società civile”.

Formalmente, i discorsi di Berlusconi non fanno una grinza. Solo che il “vissuto” di Fini gli fa sentire puzza di bruciato. E, allora, Fini riunisce lo stato maggiore di AN e delinea la sua strategia. Io non c’ero. Ma ho letto alcuni resoconti che ne danno un’idea. “Critiche a Berlusconi, AN si smarca” . “Partito unico. Fini attacca Berlusconi” . “Fini lancia la sfida a Berlusconi” . Continua »

Lug 30

Il perentorio invito (ordine) a Forza Italia di votare “NO” all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche ha spiazzato tutto il centro-destra, con annessa destra radicale vecchia e nuova.I commenti si sprecano e vertono tutti sulle doti di garantismo o ipergarantismo del padrone della CdL.

Sommessamente ci permettiamo di dire la nostra, individuando almeno due ragioni per l’inaspettata (non per noi) scelta di Berlusconi.

La prima è nel fatto che nelle intercettazioni delle quali il PM Forleo ha chiesto l’utilizzo compaiono anche tre deputati di F.I., se ne parla poco sui media, ma ci sono e non sono tre eminenze grige, sono solo tre fedeli esecutori di ordini.

La seconda e, forse più importante ragione, è che alla Procura di Palermo è in corso da tempo un duro braccio di ferro sulla distruzione o meno di 148 intercettazioni telefoniche.

Si tratta di intercettazioni tra lo stesso Berlusconi ed altri esponenti di Forza Italia con Totò Cuffaro, Presidente della regione Sicilia, contro il quale sono in corso due procedimenti per “associazione mafiosa” e “concorso esterno in associazione mafiosa”.

Secondo alcuni magistrati le intercettazioni sono da non utilizzare e addirittura da distruggere, perché riguardano persone non indagate (ma dall’altro capo del telefono c’era un indagato e per gravi reati!).

Per altri magistrati, invece, le intercettazioni non vanno distrutte, poiché nelle stesse sembrano evidenziarsi dei “reati” e non si può far finta di non saperlo solo perché chi telefonava allora non era indagato.

Ecco, forse Berlusconi preferisce che le intercettazioni “non vengano utilizzate”, tutte le intercettazioni, quelle su D’Alema e Fassino ma, anche e soprattutto, quelle tra lui ed altri esponenti di F.I. con Totò Cuffaro.

Forse è proprio per questo che Berlusconi, sorprendendo tutti, fa il supergarantista, anche a costo di difendere i capi dei D.S.

Dedichiamo questa breve riflessione ai tanti alleati, vecchi, nuovi e futuri, del padrone di Arcore, che straparlano di ideali e valori e poi si alleano con Berlusconi per avere un po’ di visibilità, qualche euro di rimborso elettorale e qualche consigliere sparso qua e la per la penisola.

La fedeltà a determinati ideali e valori la si testimonia non con le parole ma con i fatti ed i comportamenti, specie in politica.

Lug 30

Su Storace mi ero già espresso: la solita squallida manovra per captare qualche illuso. Capirai: a parlare di “identità”, c’è sempre qualche fessacchiotto che abbocca.

Oggi leggo “La Stampa” e mi spiego la manovra: Storace spera di sopravanzare Fini sulla via dell’abiura. Non mi credete? E allora eccovi la dichiarazione di Salerno che, oggi, lascia AN per la “Destra” di Storace: “Ho parlato a lungo con Storace e ci siamo trovati d’accordo su tutto. Sull’economia sociale, sulla politica estera: vogliamo Israele dentro la UE e la NATO”.

Avete presente? Già oggi USA/Israel detta la linea della politica italiana: 113 basi USA in Italia e più di diecimila soldati italiani all’estero a combattere le guerre di USA/Israel. Figuratevi se Israele farà parte della UE e della NATO. Ci toccherebbe sparare sui Palestinesi per difendere Israele, stato genocida e razzista.

Storace? Ha la “identità” lui. Ne ha tanta, ne ha troppa. E così, come la puttana del mio paese, butta secchiate di “identità” sulla pubblica via.

Lug 30

Quanto sta accadendo in Somalia ripropone all’attenzione del mondo il drammatico problema degli aiuti all’Africa. Che però è d’una qualità e di un senso diversi da quelli di cui comunemente si parla. Non si tratta del fatto che tali aiuti vengono dati spesso a dittatori corrotti e spietati e che le pretese elargizioni “umanitarie” abbiano in realtà lo scopo di favorire questa o quella fazione politica più vicina agli interessi dei paese donatore o che abbiano l’effetto di incoraggiare e i incrudelire, in virtù delle armi tecnologiche di cui consentono l’acquisto, le lotte tribali o che vadano sprecati e perduti o, ancora, che finiscano in buona parte nelle mani dei partiti o di funzionari corrotti. Tutte queste cose esistono e sono gravi. Ma la questione fondamentale e un’altra.Sono stati proprio gli aiuti dei paesi industrializzati anche quando animati da intenzioni meno oblique, ad aver rovinato l’Africa. Scrive Livio Caputo sul Corriere della Sera: “Dobbiamo prendere atto che il tentativo di impiantare la civiltà moderna in Africa non è riuscito e che gli interventi esterni sono stati vani o addirittura controproducenti. Sono lieto che il Corriere (o perlomeno Caputo) se ne sia accorto perché è quanto vado sostenendo da anni anche dalle colonne di questo giornale. Continua »

Lug 28

Gianfranco Fini leader di AN intervenendo all’Assemblea nazionale di Alleanza Nazionale commenta così la situazione attuale del governo italiano: ”Il centro destra ha il vento in poppa, ma difetta di strategia, mentre il centrosinistra una strategia ce l’ha”. Poi affronta gli scenari del futuro e invita tutti a non “liquidare la nascita del Pd solo come tentativo di cambiare direttore d’orchestra”. Attenti, aggiunge, a non lucrare su rendite di “posizione o opposizione. Fini poi ribadisce il “sì” di An alla richiesta del giudice Forleo sulle intercettazioni e definisce un “errore strategico” di Berlusconi il congelamento del partito unitario.

Lug 26

Massimo D’ Alema ha strappato ieri alla Festa dell’ Unità di Pistoia  un altro dei suoi  fumogeni rosa. “ Sarebbe sbagliato -  ha detto il Ministro degli Esteri - regalare ad Al Qaeda movimenti come Hamas ed Hezbollah “.

Una dichiarazione a orologeria che ricalca gli allarmi  lanciati  da Olmert  e pappagallati da Abu Mazen,  finalizzata a sollecitare qualche indignata reazione nel  teatrino degli opposti estremisti che si trasformano, come ormai d’abitudine, in convergenze parallele.   

Gli ha risposto Gianfranco Fini, il maiale di Via della Scrofa, che ha bollato l’uscita del Vicepresidente del Consiglio come “ gravissima perché il gruppo ( senza nominarlo ) non ripudia il terrorismo e si rifiuta di riconoscere Israele “.

L’uscita di D’Alema è servita all’ inviato di Repubblica Alberto Stabile per fare, in tempo reale,  a Ismail Haniyeh  a Gaza, nel corso di un intervista  questa domanda :

Il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha messo in guardia l’ Occidente dal “ regalare a Al Qaeda un movimento come Hamas “. Al Qaeda è già quì ?  

Ecco la risposta ( irridente e insieme  accusatoria )  del Primo Ministro Palestinese contro il Titolare della Farnesina e Palazzo Ghigi :

 Prima di tutto mi lasci dire che apprezziamo la posizione del Governo Italiano di aprire un dialogo con Hamas.  Il pericolo di un infiltrazione di Al Qaeda è una manovra che viene da Ramallah allo scopo di provocare la comunità internazionale contro una parte del popolo palestinese .

Insomma D’Alema per Haniyeh è, per bene che gli vada, solo il  canarino di Abu Mazen.

Un giudizio, come si vede, molto, molto, duro che non lascia scampo alle “ aperture “ lanciate dal Baffo di Gallipoli.

Lug 21

“Penso che questa riforma sia un controsenso visto il continuo aumento della capacità di lavoro legato alle condizioni di migliore qualità della vita”. Lo dice il leader di Forza Italia, Berlusconi, sull’intesa sulle pensioni. “Ovviamente, facendo eccezione per i lavori usuranti”, ha aggiunto. “C’è da fare i conti con il rapporto tra il numero delle persone che lavorano e quelle che non lavorano e hanno la pensione”, ha concluso Berlusconi.

Lug 18

Stamani, leggendo il giornale, mi ero messo in allarme. Il solito D’Alema, Ministro degli Esteri, che propone di tener conto che “Hamas ha vinto le elezioni” e “rappresenta una buona fetta della popolazione palestinese”. Come se non bastasse, si è perfino permesso di osservare che gli USA intrattengono “cordiali relazioni con alcuni dittatori”.

E subito si era diffuso il panico tra i molti Italyoti nostrani. “Vuoi vedere”, si dicevano l’un l’altro, “che dopo 60 anni che celebriamo la “liberazione”, dopo 60 che li serviamo come cagnolini fedeli, USA/Israel ci licenzia”? E aggiungevano costernati: “E dire che, dopo tanto fedele servizio, da “ascari” eravamo stati promossi “ascari scelti”. Che guastafeste quel D’Alema. Sogna forse che a Berlino c’è ancora il muro? Non vuole capire che noi tutti abbiamo un solo padrone”? Continua »

Lug 18

In passato abbiamo combattuto il comunismo, quando questo rappresentava un pericolo reale per l’Italia e per l’Europa, e non ci siamo accorti che nel frattempo il capitalismo, un’ideologia subdola, ammantata di democrazia e libertà, inquinava le nostre coscienze e minava la nostra civiltà.

Non abbiamo compreso, ed è questa la nostra colpa più grave, che il pericolo viene da destra, da quell’idea di Stato forte, autoritario, a tratti violento che trova nel capitalismo la sua essenza ideologica e nel modello americano della “tolleranza zero” il suo riferimento ideale.

Il capitalismo che tanto piace alla destra di Berlusconi e Fini e che non dispiace alla sinistra di Veltroni, nasce trecento anni fa dalla mente di Adam Smith, un’economista che, al pari del suo omologo di sinistra Karl Marx, pretendeva di ridurre il genere umano alla sola dimensione economica e materiale (come se cinquemila anni di storia fossero passati invano) con il risultato di stimolare i peggiori istinti dell’uomo come l’arrivismo, l’egoismo e l’individualismo e di creare i presupposti per società aggressive e senza valori. Continua »