Mag 29
Quasi ogni giorno controllo il numero dei soldati morti in Iraq:
http://icasualties.org/oif/
senza contare il numero dei soldati Americani feriti che è salito ad oltre 25.000!
Gli Americani dalla seconda guerra mondiale in avanti si sono abituati a vincere le guerre bombardando a tappeto una nazione prima di invaderla con l’esercito. Ma contro un nemico che non ha postazioni fisse, non ha carri armati, caserme e non ha nemmeno una divisa addosso questa tattica non si è potuta usare. Non c’è un fronte definito, una direzione contro cui puntare le armi, il nemico è ovunque e da nessuna parte, ti vede perchè hai una divisa ma gli Americani non sanno se un auto che passa è un semplice taxi o un’autobomba…. contro un nemico cosi è difficile vincere anche perchè moralmente sono piu forti, piu motivati perchè consci di avere ragione, di aver subito un attacco da una nazione estera senza ragioni valide… solo ragioni costruite ad hoc per il loro scopo di controllo dei pozzi petroliferi e fare un favore agli ebrei eliminando Saddam Hussein.
Io seguo anche le notizie in America e un terzo delle forze armate Americane è classificato come “non-schierabile”, hanno problemi a trovare nuove reclute e il 70% degli Americani pensa che è stato un errore invadere l’Iraq. Non credo che in queste condizioni si possono permettere il lusso di un attacco contro l’Iran. Inoltre alla fine di giugno Tony Blair lascia il comando del parlamento Inglese e la prima cosa che ha detto il suo successore è stata: “in Iraq sono stati commessi degli errori”, credo che gli Inglesi si ritireranno presto dall’Iraq e ci sarà un cambiamento nel loro supporto incondizionato all’America.
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Mag 27
Negli ultimi due mesi, la Banca Centrale iberica (Banco de Espana) ha venduto 80 tonnellate d’oro, e inoltre Buoni del Tesoro USA e titoli britannici.
Le riserve del Paese, che ammontavano a 41,5 miliardi di euro nel 2002, sono scese così a 13,2 miliardi: dei due terzi.
Ora la Spagna ha riserve per pagare solo 12 giorni di importazioni.
Nell’ultima settimana la svendita d’oro s’è intensificata.
Cosa sta accadendo?
In apparenza, l’economia spagnola è prospera.
Nel primo trimestre del 2007 la crescita del PIL è stata del 4%.
Il bilancio è in attivo per l’1,8 del PIL.
Le esportazioni tirano.
Vero è che il prezzo degli immobili è triplicato dal 1995, segno di bolla speculativa: la quale si va sgonfiando rapidamente da quando il governo ha varato norme contro la speculazione edilizia.
Perché ha speso i risparmi?
La banca tace… Continua »
Mag 27
Forse non sarà una bomba nucleare l’arma di distruzione di massa che metterà in pericolo gli Stati Uniti. Nonostante l’Amministrazione Bush, dall’11 settembre 2001, stia dando la caccia a vere o presunte armi atomiche, chimiche o biologiche, il vero pericolo, l’arma totale, potrebbe non avere l’aspetto di una bomba.
Secondo alcuni analisti potrebbe ripetersi, sotto nuove forme, uno scenario già visto. Era l’ottobre del 2000 e in America era in dirittura d’arrivo la campagna elettorale; la minaccia terroristica di Al Qaida era ancora remota e la minaccia militare irachena era stata resa inoffensiva da una guerra e da nove anni di embargo.
Eppure qualcosa di estremamente minaccioso per Washington quell’ottobre del 2000 accadde. L’allora presidente iracheno Saddam Hussein dichiarò di voler essere pagato, per il suo petrolio, in euro anziché in dollari.
All’inizio, la sua richiesta fu sottovalutata, e accolta con sufficienza. Solo quando apparve chiaro che Saddam stava facendo sul serio l’Amministrazione Usa cominciò a prendere in considerazione la possibilità di un’azione punitiva. Venne cosí decisa dalla Casa Bianca la strategia della «Shock-and-Awe», ovvero la strategia militare «colpisci e terrorizza». Come hanno dimostrato gli avvenimenti degli ultimi tre anni, la decisione di attaccare l’Iraq aveva poco a che vedere con gli armamenti nucleari di Saddam, o con la difesa dei diritti umani, o col desiderio di diffondere la democrazia. Al di là anche dell’ovvio obbiettivo Usa del controllo sulle fonti del petrolio, è emersa un’altra non secondaria motivazione della guerra: si trattava di salvaguardare il dollaro e, con esso, il sogno americano. Si trattava - secondo questa tesi - di dare una lezione a chiunque nelle zone cruciali del mondo pretendesse il pagamento in valute diverse dal dollaro statunitense.
L’apocalisse
Immaginiamo l’America tra due anni, dopo cioè che l’Iran avrà aperto una propria Borsa del petrolio, come annunciato piú volte da Teheran… Continua »
Mag 25
Silvio Berlusconi in un intervista al quotidiano Libero, risponde alle proposte del presidente di Confindustria : “Nella relazione di Luca Cordero di Montezemolo mi è sembrato di sentire il nostro programma elettorale: riduzione della spesa pubblica, taglio degli sprechi, riduzione delle tasse. Cose ovvie, obiettivi giusti”. Su cui “ovviamente” non si può che essere d’accordo. “Sono io - dice infatti il cavaliere - che ho portato queste idee nella politica. Solo che per attuarle bisogna avere il 51 percento”, o, almeno “degli alleati che collaborano”, perchè c’è sempre “qualcuno che per interessi di parte si oppone”.
“Se c’è qualcuno che riuscirà ad avere il 51 per cento su un programma che è il nostro programma - continua poi Berlusconi - quello avrà il mio voto”. Ma “è difficile”, perchè se c’è qualcuno che ha qualche possibilità e che è capace di mandare avanti tante cose contemporaneamente sono io. Sono io il più concreto e pragmatico”. Del resto, per l’ex premier “si cerca il Sarkozy italiano ma non hanno capito - dice il Cavaliere - che Sarkozy è il Berlusconi francese. Tra l’altro, è stato anche il mio avvocato. E poi questi cosiddetti uomini nuovi hanno la memoria corta”.
Riferimento diretto a Montezemolo: “quando abbiamo fatto le riforme costituzionali che contenevano le cose che chiede ora, la Confindustria non ha speso una parola per sostenerle. Anzi, ha tenuto la difesa a spada tratta della Costituzione del ‘48. Anche la sinistra, nel dibattito sulla legge elettorale, chiede un premier con maggiori poteri. Solo che, mentre per loro è comprensibile, perchè la verità è sempre quella che conviene a loro in quel momento, da parte della Confindustria non c’è stata solo disattenzione, ma anche colpevolezza”. Continua »
Mag 25
“Basta coi processi alle imprese! La crescita dell’Italia è merito delle imprese. Questo risultato ci va riconosciuto. Serve più tifo per il mondo delle aziende!“
Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, all’assemblea generale degli industriali italiani al Parco della Musica di Roma ha dichiarato «E’ a noi impreditori che si deve riconoscere il merito di aver fatto uscire il Paese dalla secca della crescita zero. E’ un risultato di cui dobbiamo essere fieri. La ripresa non è ancora consolidata, è fragile, e si spegnerà rapidamente se saremo lasciati soli. Bisogna rimuovere le tante, tantissime anomalie che ci costringono a competere con un braccio legato dietro la schiena».
L’ATTACCO A BERTINOTTI - Montezemolo ha attaccato quei «rappresentanti di primissimo piano delle istituzioni che hanno definito impresentabile il capitalismo italiano». Vale a dire il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, presente in sala, che quei concetti aveva espresso nelle settimane scorse. E lo aveva fatto, ha evidenziato il leader degli industriali, senza che si sia alzata «una sola voce dal mondo della politica a smentire questa autentica falsità».
MENO TASSE PER TUTTI - Tornando sul tema della crescita, Montezemolo ha sottolineato che «non è accettabile una pressione fiscale così concentrata sulla produzione, rispetto alle rendite e ai consumi». Insomma: una richiesta esplicita di interventi per la riduzione del carico tributario per le imprese. «Paghiamo troppe tasse per alimentare la spesa corrente e gli interessi sul debito - ha evidenziato Montezemolo - mentre i servizi sono spesso insoddisfacenti e gli investimenti pubblici no arrivano ad un modesto 4% del Pil». Per ridurre «stabilmente la pressione fiscale - ha continuato - la strada è abbattere il debito pubblico, tagliare la spesa improduttiva, su cui si è fatto ancora pochissimo per non dire nulla, spingere la crescita dell’economia. E poi - ha concluso - come ripetiamo da anni, far pagare le tasse a tutti». Con un obiettivo: «Allinearci all’aliquota media europea che è più bassa di ben 8 punti. Siamo disponibili a scambiare qualunque incentivo in cambio di minore pressione fiscale sulle imprese e su questo vogliamo confrontarci con il governo prima della finanziaria». Continua »
Mag 25
“I guerriglieri iracheni distruggono il mito dell’invincibilità militare dell’America” di Mike Whitney
Mentre i critici della guerra in Iraq sono rapidi a far notare che l’occupazione USA non ha successo, esitano a trarre l’ovvia conclusione che la resistenza irachena sta vincendo. Osservazioni come questa sono equivalenti a tradimento e quindi proibite nei media dell’establishment.
L’idea dell’invincibilità americana è un mito alimentato così attentamente che viene difesa in tutte le fonti d’informazione ed in tutti i momenti. Persino se le truppe USA venissero prese sul fatto a gettare i loro elicotteri nell’Eufrate mentre fuggono frettolosamente da Baghdad, i media “incorporati” ne traviserebbero il significato per farlo sembrare un “ridispiegamento strategico”.
Non vi è nulla di nuovo riguardo ai pregiudizi dei media, ma il loro effetto sulla guerra in corso è stato insignificante. Il rivolgimento della verità da parte dei media non può alterare la realtà sul terreno ed il fatto è che i militari USA vengono battuti piuttosto seriamente. Hanno scontri violenti con un nemico scaltro che ha neutralizzato i loro vantaggi in termini di potenza di fuoco e la tecnologia e limitato il loro campo di movimento. E’ traumatizzante pensare che, dopo quasi quattro anni di sanguinoso conflitto, le forze di occupazione non controllano ancora “nessun terreno” oltre i minacciosi muri protettivi della Zona Verde. Questa è una sbalorditiva ammissione di sconfitta.
Secondo ogni standard oggettivo, gli USA stanno perdendo la guerra in Iraq. Tuttavia, le disgrazie dell’America non sono semplicemente il risultato di sbagli amministrativi o di una strategia pasticciata, ma l’effetto inevitabile di un avversario scaltro e feroce che colpisce inaspettatamente e quindi si nasconde tra la popolazione. Come disse Mao Tse-tung, “Il guerrigliero deve muoversi tra il popolo come un pesce nuota nel mare”. La resistenza irachena ha gestito questa impresa con maggiore abilità di quanto ci si aspettasse. Continua »
Mag 25
Nel sommario dell’ Ansa c’era un titoletto che attirava di colpo l’attenzione. D’ALEMA FINANZIA STRADA IN AFGHANISTAN. Proprio così. Tutto in maiuscolo come lo abbiamo scritto. Lì per lì siamo rimasti interdetti.
Frazioni di secondo. Sapevamo che Gino Strada era in Sudan nel suo nuovo centro di cardiochirurgia infantile e il personale di Emergency rientrato in Italia o trasferito in altre strutture sanitarie dell’ ONG, che Hanefy era sparito nelle carceri di Karzai e tutto il resto.
Abbiamo cliccato sul titolone e risolto alla svelta il mistero. Un redattore birichino dell’agenzia aveva giocato con molta arguzia sull’accostamento tra l’ex del movimento studentesco alla statale di Milano e un’altra delle iniziative, costosissime, prese dal baffo di Gallipoli quando è in trasferta estera.
Il Vicepresidente del Consiglio ha fatto un altro costosissimo regalo al Sindaco di Kabul.
Dopo aver promesso qualche giorno prima a Gheddafy una rotabile litoranea da 600 milioni di euro ha fatto dono al Presidente dell’ Afghanistan di una superstrada nuova di zecca tra la capitale e il centro regionale di Bamyan. Costo stimato 60 milioni di euro.
Per quanto ci sforziamo, via, via, di mettere nero su bianco quanto costano alla collettività le “ iniziative “ del Vice-Presidente del Consiglio ammettiamo di avere qualche difficoltà ad aggiornare, di volta in volta, l’elenco spese della Farnesina.
Al colonnello della rivoluzione ( verde) , ultraschifato dal colonialismo italiano costruiremo e consegneremo, chiavi in mano, una nuova Balbia per la tacitare la zolfa che va avanti dal ’79 : la riparazione dei ( presunti ) danni di guerra che l’ Italia ha inflitto alla Libia. Continua »
Mag 25
Parla il figlio del pentito che accusó Mambro e Fioravanti: “Mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito”. A dirlo è il figlio di Massimo Sparti, Stefano, intervistato dai microfoni del Gr1. Massimo Sparti è uno dei testimoni chiave del processo per la strage di Bologna, che solo poche settimane fa ha portato alla condanna definitiva del terzo Nar accusato, Luigi Ciavardini. Il pentito Sparti era un falsario di documenti, per conto anche della Banda della Magliana, che otto mesi dopo la strage del 2 agosto 1980, testimonió di aver ricevuto da Fioravanti la richiesta di una carta d’identità per la Mambro. Il documento, sempre secondo la testimonianza di Sparti, era necessario perché Fioravanti e la Mambro erano stati notati vicino la stazione vestiti in abiti tirolesi e rischiavano di essere riconosciuti. Continua »
Mag 25
Pochi hanno notato quest’importante passo verso la globalizzazione, mentre le masse inferocite sono distratte dal dibattito sui cambiamenti climatici
Questa settimana gli Stati Uniti e l’Unione Europea, con una mossa radicale che ha attirato pochissima attenzione, hanno siglato un accordo economico transatlantico che prevede”l’armonizzazione” degli standard regolatori e che getta le basi per una fusione degli USA e della UE in un unico mercato, un gigantesco passo avanti verso un nuovo ordine mondiale.
Lunedì, la BBC ha riportato, dal Summit a Washington: Le due parti hanno concordato l’istituzione di un “consiglio economico” per perseguire la convergenza dei regolamenti in quasi 40 settori, compresa la proprietà intellettuale, i servizi finanziari, i rilevamenti aziendali, e l’industria dei motori. Saltando a piè pari ogni considerazione sulle possibili conseguenze di un unico mercato occidentale, la BBC ha semplicemente annunciato che “L’intenzione è quella di incrementare gli scambi e diminuire i costi”, prima di proseguire frettolosamente in un’analisi di cosa questo comporterà dal punto di vista del riscaldamento globale. Mentre ogni occasione è buona per aizzare le masse in una frenesia collettiva riguardo ai cambiamenti climatici, si glissa su importanti azioni politiche che avranno un effetto immediato sulla vita di tutti gli abitanti del pianeta, attribuendogli scarsa importanza. Continua »
Mag 25
Ahmadinejad: se attacca il Libano, Israele affronterà la rabbia delle nazioni
IRIB - Il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha messo in guardia il regime sionista da una nuova invasione contro il Libano. “Se il regime sionista in estate attaccherà il Libano sarà sradicato dalla faccia della terra”, ha dichiarato il presidente iraniano durante un comizio a Isfahan. “Se pensate che bombardando e assassinando i leader palestinesi state spianando la strada per nuovi attacchi al Libano in estate, ha proseguito, vi dico che state davvero sbagliando. Se quest’anno ripeterete lo stesso errore di quello precedente, l’oceano delle nazioni della regione diventerà rabbioso e sradicherà il regime sionista”.
(Radio Teheran)