Alex Jones riporta su infowars che ieri è morta, in circostanze ancora da chiarire, la figlia di Charles Burlingame, il pilota della American Airlines che stava ai comandi di AA77, il volo che secondo la versione ufficiale ha colpito il Pentagono.
In effetti, se c’è ancora una “frontiera” che rimane ampiamente inesplorata, nell’indagine collettiva della rete sull’undici settembre, è la risposta alla domanda che viene a tutti naturale porsi: “se gli aerei non erano dei Boeing, che fine hanno fatto passeggeri ed equipaggio?”
Come al solito, l’ostacolo maggiore da superare non sta “là fuori”, ma nel metodo deduttivo che noi tutti usiamo per ragionare, e che ci permette, partendo da una premessa certa, di raggiungere una conclusione altrettanto certa. In questo caso noi partiamo dal presupposto che, ad esempio, “il volo UA
Ma chi l’ha detto, invece, che quei “passeggeri” siano mai partiti? E chi l’ha detto soprattutto…
… che quegli aerei siano mai partiti? Abbiamo qualche cosa che ce lo provi con certezza? Certo - uno pensa - i familiari delle vittime, no?
Non necessariamente: qualcuno li conosce, i familiari della vittime dei 4 voli? Io ne conosco molto pochi: di certo mi sento di dire che Helen Mariani quel giorno ha perso il marito sul volo UA175, oppure che la mamma di Mark Bingham il figlio lo ha perduto sul volo uA93, caduto in Pennsylvania.
Ma tutto ciò che costoro sanno, in verità, è che il loro caro quel mattino è andato all’aeroporto per imbarcarsi per quei voli. Che sia salito su quell’aereo non possono dirlo di certo. Chi ci dice infatti che al momento di salire sulla navetta che lo portava all’aereo, questa non abbia svoltato dalla parte sbagliata, e sia entrata in un vecchio hangar in disuso, dove lo attendeva qualcosa di molto diverso dalla solita hostess sorridente? Non a caso tornano alla mente notizie di una strano cambiamento all’ultimo momento del gate di partenza di un volo da Boston, che aveva generato fra i passeggeri una improvvisa confusione. (Beato, probabilmente, che nella confusione non ce l’ha fatta a salire sull’aereo).
Sappiamo inoltre che le famose telefonate dal cielo non possomo mai esserci state, poichè tecnicamente impossibili - non a caso i parenti delle vittime hanno raccontato di aver parlato con loro tramite dei centralinisti del numero di emergenza, o della stessa FBI, ma mai direttamente.
D’accordo - dirò allora lo scettico - ma la telefonata della hostess di American 11 c’è stata.
Certo che c’è stata, o almeno, noi la abbiamo sentita, e sembra pure decisamente vera. O almeno, vere sembrano essere le reazioni del personale a terra che la riceve, e che reagisce in maniera davvero difficile da imitare con degli attori. Ma chi chiamava era davvero Amy Sweeney? E se lo era, chiamava davvero dal Boeing della American “dirottato”?
Una volta sequestrata una persona, messala su un altro aereo, e portatala in alto mare - di fronte alla minaccia di essere buttata in pasto agli squali, come hanno fatto per dieci anni coi desaparecidos - è davvero così difficile obbligarla a telefonare e dire “Sono la numero cinque del volo American 11, siamo stati dirottati… in prima classe è stato accoltellato un passeggero, i terroristi erano seduti ai posti numero tale…” e poi, come se fossimo in un filmaccio di serie C, “mio Dio vedo dell’acqua, e vedo dei grattacieli…”?
O avremmo invece finalmente anche una spiegazione decente per un dialogo così altamente improbabile, ma altrettanto reale e - guarda caso, questo si - messo a disposizione di tutti, per intero, e sin dall’inizio? (Chissà perchè per sentire dei pezzettini della presunta colluttazione nella cabina di UA93 abbiamo dovuto aspettare il processo Massaoui, mentre la telefonata della Sweeney ci perseguita fin dal 12 settembre di quell’anno?)
Teoricamente, quindi, le liste passeggeri/equipaggio potevano anche rispecchiare pienamente la verità, senza che nessuno di quegli aerei dovesse per forza essere decollato da uno solo degli aeroporti.
D’altro canto, esiste un ragionamente che impone che i 4 aerei dovessero necessariamente essere telecomandati: mentre è evidente che quei quattro beduini non sarebbero mai stati in grado di guidarli in quel modo, nessun pilota civile porterebbe mai volontariamente un suo aereo a schiantarsi contro una delle Torri Gemelle, o contro un qualunque altro bersaglio civile (persino sotto minaccia di morte, sceglierebbe - lui sì, in quel caso - di abbatterlo piuttosto su una zona disabitata).
E’ altrettanto chiaro che i beduini su quegli aerei non ci sono mai saliti, altrimenti i loro video agli imbarchi li conosceremmo tutti a memoria. (Chi mai rinuncerebbe, dal punto di vista della psy-op, al poderoso effetto che si ottiene nel passare e ripassare all’infinito delle immagini in cui lo spettatore fa automaticamente l’associazione arabo=terrorista? Sai che libidine, per uno come Aschcroft, avere del materiale simile a disposizione? Te lo farebbe proiettare anche quando dormi. Invece, niente). E’ doppiamente chiaro che quei video non sono mai esistiti, e che quindi nessun arabo è mai salito su quegli aerei.
La cosa è anche confermata dal fatto che sulle liste passeggeri, diramate alle agenzie poco dopo gli attentati, non comparisse un solo nome arabo.
Nè compare un solo nome arabo, volendo, fra quelli delle famose analisi del DNA che avrebbero portato all’identificazone dei resti di “tutti” i passeggeri a bordo e di “tutte” le vittime che lavoravano nel Pentagono, “meno cinque”.
Ma come si fa a stabilire che tutti i resti non identificati appartengano a cinque persone, e non a otto, a tre, oppure a trentadue? Se anche ci si trovasse con 5 “firme genetiche” che non corrispondono a nessuno - il che escluderebbe se non altro che i terroristi fossero di meno, ma non che fossero di più - sarebbe prima necessario “fare la spunta” di tutti gli altri resti identificati con il nome sulla lista passeggeri.
Jones… Jones. Anderson… Anderson. Ok, Chi avanza?
Ma
di Massimo Mazzucco - 08/12/2006
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Fonte: luogocomune.net